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Groote Beer |
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Sulla Groote Beer dal Canada all'Olanda |
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Cannes 1957 |
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Cannes |
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Scheveningen |
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Groote Beer |
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Sulla Groote Beer dal Canada all'Olanda |
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Cannes 1957 |
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Cannes |
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Scheveningen |
Cominciava l'inverno e andavo al lavoro che era ancora buio, prendevo il bus. In famiglia abbiamo dovuto acquistare vestiario adatto al grande freddo. Vic ci ha portato up north, verso il nord, dai suoi genitori e sorella. Lì, per la prima volta, in mezzo alle montagne, ho messo gli sci ai piedi. La famiglia che ci ospitava era molto carina e si vedeva che la sorella di Vic, Eileen, e mio fratello Minze si piacevano. La mamma di Vic mi ha raccontato che avevano anche un'altra figlia. Durante un temporale erano tutti seduti intorno alla stufa a legna. Inaspettatamente un fulmine è passato attraverso il tubo di scarico del fumo e ha colpito la bambina, uccidendola sul colpo. Dopo la vacanza Minze e Eileen hanno continuato a scriversi ma l'enorme distanza che li separava ha impedito l'evolversi della storia.
A fianco della casa c'era un rubinetto a cui era attaccato un tubo messo lì per annaffiare le piante ma anche per pulire la macchina. In lontananza si avvicinava veloce un temporale mentre Minze era intento al lavaggio dell'auto All'improvviso un lampo ha saettato colpendo un albero in fondo al giardino. Dall'albero la scarica si è propagata fino al rubinetto e Minze è stato colpito dalla forte corrente elettrica. L'albero si è bruciato mentre mio fratello pur sotto shock e tutto tremante e barcollante è riuscito a entrare in casa e a stendersi sul divano. Vivo per miracolo!
Il mio lavoro andava bene e quando avevo dei dubbi su come rispondere ad un cliente chiedevo consigli al mio capo. Ogni tanto delle mie colleghe tornavano a casa con me per un te. Alla fine dell'inverno, quando è arrivato il primo caldo, a fine turno, scendendo le ampie scalinate del palazzo, poteva succedere che mia madre stesse lì ad aspettarmi: una bella sorpresa. Prendevamo la via principale, Dundas Street, che era piena di negozi. Ci divertivamo a provare cappelli e vestiti e poi facevamo la spesa. Tenevo una sporadica corrispondenza con le mie ex colleghe dell'Argentina, Velia e Carmen: raccontavo loro della mia vita canadese includendo sempre un saluto al mio ex capo e ai colleghi.
Una volta io e miei fratelli siamo andati ad un lago immenso, se ben ricordo il lago Ontario: sembrava di stare al mare, con la spiaggia, le onde e un lungo molo. Nell'acqua sono riuscita a superare le onde iniziali per poter nuotare nell'acqua calma. Ma poi, per tornare a riva, il tratto con le onde era per me impossibile da superare, i flutti mi portavano sott'acqua, contro la sabbia. E' stato Henk a salvarmi, con la sua forza. Si è tuffato tra le onde, mi ha preso e mi ha riportata sulla spiaggia. Tornando a casa Minze mi ha detto: "Aukje, guida tu". Io, dopo aver preso la patente non mi ero più esercitata, ero inesperta e insicura, ma non volevo deludere Minze e così mi son data da fare. Guidavo a velocità sostenuta superando le macchine per poi tornare in carreggiata. Alchè Minze mi ha espresso la sua ammirazione. Insomma, non so come, ma siamo arrivati a casa sani e salvi.
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Il lago Ontario, uno dei cinque laghi più grandi del Canada |
Anche qui in Canada mia madre mi ha cucito dei vestiti con la nostra vecchia e fedele Singer, anche lei emigrata con noi per la seconda volta. In un vecchio album ho trovato questa foto scattata da me ai miei genitori seduti in giardino il primo Ottobre 1955.
Nel 1956 i miei fratelli si son messi a studiare dando poi gli esami finali a Toronto. Minze ha preso il diploma di elettricista professionista e Henk quello di tecnico del riscaldamento e aria condizionata. Minze ha trovato un buon lavoro come elettricista in un modernissimo ospedale alle cui pareti erano esposti non manifesti ma quadri d'autore. Henk ha trovato un posto da responsabile in un grande palazzo comunale.
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Mamma e papà in giardino nel 1955 |
Siamo arrivati a London Ontario a fine estate, faceva ancora molto caldo. Le estati lì erano caldissime e umide, forse per la presenza dei numerosissimi laghi sparsi per tutta la regione. Gli inverni erano gelidi, sempre con neve e ghiaccio (la temperatura può arrivare a freddi polari). Il grande ventilatore fissato sul soffitto del soggiorno dava pochissimo sollievo. Forse perchè eravamo giovani il caldo lo sopportavamo.
London era soprannominata Forest City per i tanti parchi presenti sul territorio. A poca distanza da casa nostra c'era un grande parco posizionato sulle sponde del fiume Thames: c'erano tavoli e panchine di legno per i picnics. Veniva spesso da noi Vic, il vicino di mio zio, che era molto solo e carcava da noi il calore della famiglia. Lui ci ha fatto un pò da guida dentro London portandoci, tra l'altro, alla biblioteca comunale dove abbiamo preso in prestito tanti dischi di musica classica a noi sconosciuta: che godimento ascoltarla! Ascoltando la musica country i tangos argentini sono caduti nel dimenticatoio. Una canzone mi è rimasta nella memoria: I'm in the jailhouse now. Il bel mercato coperto si trovava al di là di un ponte di ferro sul fiume, alla fine della nostra strada. Si passava accanto poi ad un bel museo dove, da sola, ho visto e rivisto le opere di tanti artisti canadesi. Di fronte al mercato c'era un negozio chiamato Holland Store dove vendevano oltre a merce generica vari articoli olandesi: oggetti, cibarie e altro. Sullo stesso marciapiede c'era un supermercato: il primo che ho visto in vita mia. Abbiamo comprato per 100 dollari una vecchia macchina di marca Kaiser e su questa macchina Vic ci ha insegnato a guidare: così, in poco tempo, io e i miei fratelli abbiamo preso la patente. Le distanze in Canada erano enormi e una macchina era necessaria. Intanto mio padre, Minze e Henk hanno trovato lavoro come manovali. Io, tentando di ottenere un lavoro nuovo, ho preso un autobus che mi ha portato all'aeroporto di London dove speravo di poter sfruttare la conoscenza che avevo di varie lingue. Il sovrintendente mi ha ricevuto nel suo ufficio e dopo avermi ascoltata mi ha detto: "Honey, i nostri piccoli aerei coprono percorsi regionali e non si spingono al di fuori del Canada, perciò non abbiamo bisogno di interpreti poliglotti." In Argentina in tanti mi avevano detto che avrei dovuto fare la modella. Ho aperto la guida telefonica e ho trovato un'agenzia di modelle. Ci sono andata. La direttrice mi ha osservato attentamente, mi ha fatto camminare nel suo salone e raccogliere un oggetto che lei aveva poggiato in terra. Si, andavo bene per la sua agenzia: se si fosse presentata l'occasione di sfilare a Toronto per qualche boutique mi avrebbe chiamata. La proposta mi sembrava alquanto vaga e così sono andata alla London Life Insurance Company che occupava un intero isolato. Nell'ufficio del personale mi hanno accettata e ho immediatamente iniziato a lavorare nell'archivio, lavoro estenuante. Tornavo a casa stancchissima e mi sdraiavo sul divano. Nell'archivio si lavorava con tubi dove mettevamo le carte richieste che venivano spedite grazie all'aria compressa. Durante i primi giorni di lavoro ho dovuto sottopormi ad una visita medica generica, era la prassi. Solo allora sono venuta a conoscenza della mia effettiva altezza: 1,71 (five feet six and a quarter). Poco tempo dopo mi hanno sottoposta ad un piccolo test per mettere alla prova la mia conoscenza dell'inglese; mi hanno quindi assgnato una scrivania in un vasto ufficio con tante altre scrivanie. Il mio compito era quello di rispondere alle lettere dei clienti. Le risposte le dettavo ad una dattilografa e lei le batteva a macchina. Una volta sono andata in archivio per cercare alcuni documenti. Tornando al mio ufficio, sulla soglia, un giovane appena davanti a me ha aperto la porta e, invece di tenerla aperta per farmi entrare me l'ha sbattuta in faccia.
C'era un intervallo-pranzo di un'ora e, a mensa, per un prezzo simbolico di 20 centesimi potevi scegliere tra un piatto caldo o dei sandwiches che venivano preparati all'istante col ripieno a scelta. Per dessert una coppa di gelato oppure una fetta di dolce. Sui tavoli bottiglie di Ketchup e un grande contenitore di gambi di sedano. Per me era una novità vedere la gente mangiare sedano col ketchup. Dopo ci si rilassava in un bel salone con poltrone, tavoli con riviste e un pianoforte oppure si poteva fare una breve passeggiata nel Victoria Park che era lì di fronte. Lì c'era un gazebo dove occasionalmente si esibivano delle orchestre. In questo parco, come dappertutto, c'erano numerosissimi scoiattoli.
Nel porto di Buenos Aires siamo saliti su una nave cargo battente bandiera olandese che ci avrebbe portato a New York. A bordo eravamo solo 12 passeggeri e si stava benissimo: si mangiava alla tavola del capitano e degli ufficiali. Le cabine erano bellissime, vecchio stile e con l'oblò. Siamo passati per il Brasile per scaricare delle merci, la prima tappa era il porto della città di Victoria e poi verso Santos dove però c'era uno sciopero del personale del porto. Non si poteva scaricare perchè tutto era fermo e quindi abbiamo avuto una bella vacanza a Santos durata circa 15 giorni. Abbiamo fatto lunghe passeggiate, anche sulle colline dove gli abitanti di una baracca hanno insistito perchè ci sedessimo con loro a bere una bevanda. Ci si capiva a gesti perchè di brasiliano non capivamo nulla. Abbiamo anche camminato per le strade di Sao Paulo, una città caotica dall'atmosfera completamente diversa da quella di Buenos Aires. Quello che mi ha colpito è che moltissime coppie erano miste. Poi si tornava a bordo e si trovava il pasto pronto: meglio di un grande albergo! Al mio fianco, seduto a tavola, c'era il terzo ufficiale, un bel giovane di nome Marten. Abbiamo chiacchierato e ci siamo stati subito simpatici. Mi ha detto che di lì a poco, sulla terraferma, in Olanda, avrebbe intrapreso il corso per diventare secondo ufficiale. Dopo alcuni giorni mi ha chiesto di andare a stare da lui e i genitori per tutto il periodo dei suoi studi: aveva serie intenzioni. Una volta giunti a New York abbiamo atteso un giorno intero la partenza del nostro treno per London Ontario. Nella Grande Mela ancora nuove atmosfere: le ragazze, molto graziose, indossavano vestiti colorati. Mio padre ci ha portato in un grande bar per ascoltare musica jazz suonata dal vivo: una grande novità per noi. L'impressione che ci ha fatto New York è stata molto positiva, tutto ci appariva brillante, chiassoso, allegro. Il treno ci ha messo ben dodici ore per portarci a London. Ci hanno accolto il fratello di mio padre, Wopke, e la sua famiglia: siamo stati loro ospiti per circa un mese. Un giovane vicino di casa di nome Vic veniva spesso a trovarli e poi ci ha aiutato a cercare una casa tutta per noi. Abbiamo trovato in affitto una vecchia casa in legno dove vivere momentaneamente. Dormivamo su materassi gettati su di un pavimento in forte pendenza, avevamo pochissime cose ma una cosa non mancava mai: il nostro giradischi grazie al quale la musica riempiva la casa di suoni melodiosi. Sugli annunci abbiamo trovato una casa in vendita e siamo andati tutti insieme a vederla. Era deliziosa e situata in una bella stradina vicina al centro. Abbiamo deciso all'istante di comprarla. I proprietari, dopo le trattative, si son detti molto contenti di cedere la loro abitazione a noi. Abbiamo dato una caparra e con i soldi messi da parte con il lavoro in Argentina abbiamo aperto un mutuo. Poi abbiamo arredato la casa con mobili di seconda mano assai belli. Al pianterreno c'erano due stanze e la cucina, al piano superiore tre stanze da letto e il bagno e sotto al piano terra c'era il basement dove più in là abbiamo sistemato la lavatrice. Lì sotto, in un angolo, mio padre ha costruito uno spazio doccia. Davanti e dietro alla casa c'erano due balconi e sul retro il giardino. A fianco della casa un sentiero asfaltato portava sul retro. Dalle piccole crepe nell'asfalto spuntavano i deliziosi fiori Cosmos. Anni dopo, alla fine di questo sentierino, mio padre e i miei fratelli hanno costruito un box per due macchine dove mio padre teneva anche i suoi attrezzi. In quel giardino ho visto per la prima volta un colibrì: in continuo movimento, danzava di fiore in fiore. Sugli alberi c'era un viavai di scoiattoli.
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Cosmos flowers |
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La nostra casa: 85 Becher Street |
Con Sigrid, al telefono, abbiamo calcolato che l'anno scorso è venuta a Roma ben cinque volte. Tre volte da sola e due volta accompagnata. In febbraio durante la settimana di vacanza scolastica è venuta solo con Flaminia perchè Livia aveva un impegno di lavoro a Milano e Kevin era ad assistere sua madre perchè il pdre era morto due giorni prima. Per il mio compleanno del 17 maggio c'erano con noi Sigrid e Jan. Abbiamo festeggiato con una torta di Regoli alle fragoline di bosco: squisita. In agosto Jan e Jennifer sono stati prima ad Haarlem e poi hanno usufruito di una casa di amici a Berlino. Hanno continuato per Borislava per poi passare per Vienna e poi Venezia.
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Sulle dune del mare del nord, diretti a Naakstrand, con il laghetto del Cremermeer sullo sfondo. |
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Venezia, Sestiere di Castello. |
Il 18 agosto son venuti a Roma Sigrid, Kevin e Flaminia dopo aver trascorso una vacanza in Sardegna, Isola d'Elba e Toscana dove sono stati raggiunti da Livia. David e la sua ragazza, che erano a Barbarano, hanno raggiunto gli olandesi in alto Lazio, al confine con la Toscana. Hanno esplorato posti molto belli tra cui una grotta e poi hanno pranzato tutti insieme in riva al torrente Fiora. Più tardi David ha offerto un gelato a tutti a Farnese. Come tutti gli anni David ha scattato foto di loro sulla terrazza condominiale. Queste foto sono ora sul frigorifero. In ottobre Jan è venuto a Roma, da solo, per due settimane. Come di consueto la sua è stata una vacanza-lavoro. Prima di Natale Sigrid e riuscita a venire qui per una settimana. Per David e per me è sempre una festa quando siamo tutti insieme. David e i suoi fratelli camminano per chilometri all'interno di Roma variando ogni volta gli itinerari. La città offre sempre tanti posti bellissimi che ci incantano. Io, nonostante il forte dolore ale gambe sono riuscita a preparare delle cene saporite. Sigrid ha cucinato pastina con la zucca e Jan finocchi ripassati in padella. Da cinque anni per via delle patologie iatrogene ho sempre dei malanni. Dopodomani vengono Sigrid, Kevin e Flaminia. Livia non può venire perchè non si può assentare dalla sua facoltà di Filosofia. David è qui in casa che prepara tutto per l'arrivo di sabato: letti, lenzuola, coperte, ecc. Sigrid, quando è qui a Roma, trova sempre il tempo per incontrarsi con le sue vecchie amiche.
Mia madre Antje Pijl è nata il dodici settembre 1908 a De Tike, un villaggio della Frisia dove tutti frequentavano la chiesa riformata. I suoi genitori erano Aukje Klompstra, la madre, e Oene Pijl, il padre. Sua madre è rimasta incinta di lei prima di sposarsi e quando la gravidanza era ormai evidente ha dovuto confessare la propria colpa in chiesa, davanti a tutti. Per quei tempi era un grave peccato, uno scandalo. Il fidanzato non era colpevole di nulla: gli uomini non avevano colpe. Poi mia nonna si è sposata con mio nonno ed è nata mia madre. Quando mia madre aveva pochi mesi di vita sua madre l'ha portata dalla propria madre chiedendo se potesse badare un pò alla bimba dato che lei doveva fare delle commissioni. Ha lasciato tutto il necessario, pannolini, latte, ecc. Ma nè la sera nè i giorni seguenti la madre di mia mamma è tornata a riprenderla. E così Antje è rimasta dai nonni, per sempre. Sua madre la considerava "figlia del peccato". Mia madre mi ha raccontato che quando lei aveva sei anni sua madre è passata davanti alla casa con un pacco sotto al braccio. Quando ha visto la piccola che giocava nel giardino le ha fatto cenno di venire al cancello. Ha aperto il pacco e ha mostrato una bellissima bambola. A mia madre brillavano gli occhi dalla felicità ma sua madre le ha detto "Non è per te, la porto alla figlia del predicatore, per il suo compleanno".
Mia madre andava a scuola e il suo profitto era ottimo. Cantava come un usignolo: aveva una voce pura e squillante tanto che la maestra è andata a trovare i nonni dicendo che era il caso che la bimba chiedesse una borsa di studio per poter studiare canto e lei, come maestra, l'avrebbe aiutata ad ottenerla. I nonni hanno ascoltato la maestra con grande scetticismo: "Come può vivere con il canto, Antje deve imparare a cucire!". Finita la scuola elementare, che era durata sei anni, i suoi genitori, che nel frattempo avevano avuto quattro maschi, l'hanno chiesta indietro per avere un aiuto in casa. I nonni però hanno categoricamente rifiutato. E' andata quindi a vivere da zia Janke che le avrebbe insegnato a cucire in cambio di un aiuto in casa. Janke era una brava sarta e mia madre l'ha ben presto eguagliata. Dopo qualche anno mia madre ha intrapreso il mestiere di sarta a domicilio. Andava cioè in casa altrui a rammendare e cucire abiti nuovi, ecc. Così si sono conosciuti lei e mio padre. Si sono sposati, lei ventunenne e lui ventiduenne: erano una bella coppia.
P.S.
Il fatto di rimanere incinta prima del matrimonio era considerato un atto riprovevole non solo in Olanda ma anche in altri paesi. Non tanto tempo fa ho riletto il libro Com'era verde la mia vallata di Richard Llewellyn, una storia di minatori del Galles. Anche lì una donna doveva confessare in chiesa, davanti a tutti, il grande peccato di essere in attesa di un figlio. Esattamente come era successo a mia nonna. Durante la confessione il ragazzino protagonista del libro era seduto assieme al padre sulle panche della chiesa e guardava meravigliato e perplesso suo padre, uomo pio e saggio, che esclamava: "Si! E' una donnaccia!" Il ragazzino pensava: "Perchè lei deve confessare ed essere umiliata in pubblico e l'uomo con cui ha fatto il figlio no?"
In un libro che ho letto alcuni anni fa e ambientato nell'Italia del sud una ragazza rimasta incinta da nubile viene messa fuori casa dal padre ed è costretta a vivere in una baracca nel giardino, col suo bambino.
In un altro libro che sto rileggendo proprio ora, scritto da Olive Schreiner, a pagina 231 una delle protagoniste dice che per una coppia sposata i figli sono mandati dal signore ma quando non c'è un contratto legale che vincoli i genitori, chi è che manda i bambini? Il diavolo forse?
Mio padre da un pò di anni gestiva una fabbrica di mattoni nelle vicinanze di El Palomar, cittadina vicina a Ramos Mejia; era socio di un olandese e da un pò ci lavorava anche Henk. Le piastrelle da pavimento erano molto belle e la clientela non mancava. Solo che i clienti pagavono con grande ritardo e i soldi erano necessari sia per vivere che per fornirsi di nuovo materiale. Questa situazione andava avanti da troppo tempo e mio padre era molto preoccupato, in casa ne parlavamo e lui aveva in mente di lasciare l'Argentina, paese bellissimo ma dalla cultura e mentalità troppo diverse dalla nostra.
A volte, quando la mattina arrivavo in anticipo al lavoro (cosa molto rara) mi avviavo al porto che era lì nei paraggi della banca. Guardavo le grandi navi che entravano e uscivano e si insinuava in me la voglia di salire a bordo di una nave e partire non so per dove ma comunque lontano dal luogo in cui mi trovavo. Potrebbe sembrare dai posts precedenti che la vita in Argentina fosse tutta spensieratezza e allegria ma ci sono stati momenti bui e di grande abbattimento. Però noi eravamo una famiglia unita, attiva, volenterosa e vitale e abbiamo sempre superato le grandi avversità. Quando si parlava di lasciare l'Argentina, l'idea non mi dispiaceva. C'era la possibilità di andare in Canada dove mio padre aveva un fratello, Wopke, che viveva lì da diversi anni con moglie e figlio nella città di London, Ontario. Gli ha scritto e Wopke era disposto a farci da garante ed ospitarci per i primi tempi. E così fu Canada. Alla fine del 1955 ci siamo imbarcati su un cargo con soli 12 passeggeri ospiti per affrontare intrepidamente un paese con cultura e lingua diverse (il cane Kazan è stato adottato da una coppia austriaca).