giovedì 1 dicembre 2011

Gli Argonauts

I Wild Way, tra una suonata e l'altra sulle scalinate di Piazza di Spagna,  si intrattenevano con i fans. E così David ha conosciuto Roberto, un giovane delle Marche che veniva regolarmente a Roma. Avendo scoperto i Wild Way ogni volta che si trovava nella capitale faceva un salto a Piazza di Spagna. Roberto suonava diversi strumenti perchè da piccolo aveva cominciato a suonare nella banda del paese come quasi tutti i suoi familiari. Ha invitato David nelle Marche dove gli ha presentato Moreno e Massimo, anche loro musicisti. Hanno suonato insieme. Fra di loro c'era un gran feeling e hanno deciso di formare un gruppo: Gli Argonauts. David chitarra e voce, Roberto batteria, Massimo tastiere e Moreno basso.
Contemporaneamente ai Wild Way, a Piazza di Spagna, David suonava con gli Argonauts.
Gran parte delle canzoni eseguite dai Wild Way erano composizioni create dai quattro componenti del gruppo mentre il repertorio degli Argonauts consisteva al 90% di canzoni composte da David.
Anche questi ragazzi erano, a tutti noi in famiglia, molto simpatici.
L'ultimo giorno dell'anno 1989 David ha portato il nastro degli Argonauts a Radio Rock. I commenti del conduttore del programma musicale erano entusiastici. Queste erano le sue parole:  "Ci è arrivato un grandissimo regalo. David D'Amore ci ha portato un nastro con delle canzoni composte da lui ed eseguite col suo gruppo, Gli Argonauts.Ve le facciamo subito sentire." Era un programma in cui si potevano richiedere dei brani. Noi l'ascoltavamo spesso, telefonando per esprimere un nostro desiderio. Sentivamo che anche tante altre persone richiedevano le canzoni di David. Che commozione.
Sabato scorso Roberto, il batterista degli Argonauts, è venuto dalla Marche per stare con noi ed assistere al concerto di David e Leno.
Per il suo quattrordicesimo compleanno David ha ricevuto il nostro regalo: una chitarra. Era il suo grande desiderio. Ha preso lezioni da un giovane chitarrista che dopo poco tempo ha detto che David era già arrivato al suo livello e consigliava di iscriverlo al conservatorio. Ma David non ne ha voluto sapere dicendo che Jimi Hendrix era un autodidatta. Era il suo mito. Praticamente non è passato  giorno che David non suonasse imparando anche da amici più grandi e bravi. E' diventato un chitarrista molto ammirato. La sua prima chitarra elettrica gli è stata portata dall'America da Little Tony.
Adesso sta registrando le ultime composizioni con l'amico Giacomo, produttore discografico.
Tutti questi anni quando sentivo e sento David che suona la chitarra mi si riempie il cuore di un caldo senso di benessere.
Il primo concertino l'ha fatto il giorno di Natale del 1975 nella capella della RAI insieme a Jan e Sigrid. Suonavano una composizione di David. David alla chitarra, Jan e Sigrid al flauto dolce. Carlo Loffredo, famoso jazzista italiano e amico di Pino, li aveva istruiti a dovere. La cappella era pienissima. E' andato a meraviglia. Padre Igino, commosso, ha ringraziato i ragazzi della sorpresa. E ha voluto che suonassero un'altra volta. Pino ed io orgogliosi.


Argonauts nel 1989

I Wild Way

Sabato 26 Novembre 2011
Sabato scorso (l'altro ieri) David ha suonato in un locale a San Lorenzo. E' salito sul palco assieme a Leno Landini, ospiti di una blues band romana. Dopo tanto tempo, sono ormai anni, ha di nuovo suonato con Leno. Negli anni '80 Leno, Frisco, Paolone e David formavano il gruppo dei Wild Way. Dopo mille peripezie hanno ottenuto un permesso per suonare sulle scalinate di Piazza di Spagna. La gente veniva da tutta Roma, e non solo, per ascoltarli; i fans erano innumerevoli. Pino ed io qualche volta siamo andati a vederli suonare, sedendoci sulla scalinata in mezzo al pubblico, osservando con piacere ed anche con orgoglio l'entusiasmo che riscuotevano. Tutti i componenti del gruppo erano bravissimi: Leno con l'armonica a bocca, Frisco alle percussioni, David alla chitarra e voce e Paolone all'ukulele baritono. Tutti e quattro bei personaggi. Capelli lunghi.
Una volta, era forse il 1984, sono andati verso il Nord a bordo di una vecchia macchina e mantenendosi suonando nelle piazze. Dormivano in tende o in case  di gente incontrata durante il viaggio. Una notte l'hanno passata nella Foresta Nera. Buio pesto. Sono arrivati fino alla Scandinavia. Strada facendo hanno fatto amicizia con molti giovani con i quali David per anni ha mantenuto una corrispondenza. Una volta tornato a Roma per anni ha indossato i caldi pullover fatti a mano che le ragazze svedesi gli avevano regalato per ripararsi dal freddo nordico.
Un altro anno sono stati ingaggiati da un politico tedesco, Dieter Rogalla, per una tournee europea.  Lui andava in bicicletta, loro lo seguivano su un furgone con gli strumenti. Nelle piazze dei piccoli centri gli abitanti venivano chiamati all'appello con la musica, dopodichè il politico faceva il suo discorso. Partiti dalla Germania, attraversando Francia e Spagna, sono arrivati in Portogallo. Un vero Tour de Force.
Wild Way era un gruppo molto affiatato. Erano ragazzi simpatici e a modo che piacevano molto a Pino e a me.
Il gruppo si è sciolto nel 1990. Nel 1996 il caro Paolone è morto. Viene ricordato sempre con molto affetto. Gli altri negli anni sono rimasti in contatto. E questa volta due di loro, quasi a sorpresa e dopo tanto tempo, hanno suonato insieme. Io ne ero  molto felice.
David, Leno e la sua compagna Mia stanno creando insieme una pagina Facebook dedicata interamente ai Wild Way.

Piazza di Spagna 1983


Via Govoni, 10 Maggio 1982

lunedì 28 novembre 2011

Colori d'autunno


Un paio di settimane fa ho ricevuto da Jan e Jennifer una mail + foto che ritrae Jenny vicino ad un piccolo lago nel Central Park con alberi ed arbusti esplosi in colori autunnali. Con i primi geli notturni le foglie degli alberi si tramutano dal verde in toni accesi.
Tanta gente in Nord America si prende una piccola vacanza solo per gioire di questo miracolo che lascia a bocca aperta. Ormai esiste un turismo "a tema" che si concentra, a seconda dell'area, tra l'ultima settimana di settembre e l'ultima di ottobre. So che mio fratello Henk, in Canada, anche quest'anno ha preso la macchina e per qualche giorno è andato in giro per godersi lo spettacolo offerto dall'autunno. Un paio di volte mi è capitato di andare in Canada per trovare i miei ed era settembre. Un primo gelo notturno si annunciava.  Nella strada dei miei incontravo un albero con enormi rami rossi fuoco, gialli brillanti e marroni caldi. Migliaia di foglie sparse per terra, incredibilmente belle, ed io a raccoglierle, una era più bella dell'altra. Ho contagiato le miei nipotine che venivano con me per prenderne anche loro. Ci sentivamo nel paese delle meraviglie. Le foglie le abbiamo messe a seccare in mezzo ai libri. Io attraversavo un'era in cui, con passione, facevo composizioni di foglie secche raccolte dappertutto. David poi ne faceva delle foto per farne cartoline da spedire per i compleanni o a Natale.

Composizione


Composizione





Canada
La Sabina
La Sabina, Poggio Mirteto

Anche in Italia ho visto posti che in autunno si accendono di colori solari. Mi viene in mente che da fidanzati Pino, io e una coppia di amici abbiamo passato una giornata di inizio autunno a Poggio Mirteto. Un signore stava dipingendo un quadro che raffigurava gli arbusti e gli alberi che ci circondavano. Abbiamo ammirato il suo lavoro. Ci ha regalato due suoi quadretti dipinti proprio in quei giorni.  Sono ancora in bella vista nella nostra cucina abitabile. Li guardo spesso, il gesto di quel gentile signore novantenne è stato apprezzato  molto. Quel giorno Poggio Mirteto in veste d'autunno era bellissimo. Ma lo è sicuramente tutto l'anno.

sabato 19 novembre 2011

Un altro sabato

Quasi a sorpresa mi sono accorta che è di nuovo sabato e che un'altra settimana è corsa via. Mi sembra solo ieri che era domenica e che sono andata a Porta Portese. Cosa ho fatto in questi sette giorni, fammi ricordare. La mattina le faccende di casa e il mercato. Un giorno ho pranzato da Antonietta (metro e autobus), per poi camminare con Barbara lungo i sentieri della Riserva di Monte Mario con quel bell'odore di terra umida. Poi un altro viaggio nel vecchio quartiere per consegnare la nostra quota all'avvocato che da almeno dieci anni si interessa del caso degli inquilini di Via A.Govoni. Altri pomeriggi ho camminato con una signora del palazzo che mi bussa spesso alla porta: "E' bel tempo, ti va di passeggiare insieme?" Un altro giorno un'amica aveva tanta voglia di leggere con me dei libri inglesi per bambini della scrittrice Alison Littley. Con una tazza di tè ed un vocabolario è stato divertente.Un pomeriggio ho visitato il Mercatino dove ho trovato un libro interessante. Ieri ho portato alla mia amica Eliane oggetti vari, sciarpe e vestitini per il mercatino natalizio che gestisce ogni anno in beneficenza dei bambini africani rimasti orfani per colpa dell'AIDS, che sono sotto la tutela di un gruppo di suore.
Quando posso, dopo pranzo, ho un rendez- vous col sole, sul balconcino. Benedico le montagne in lontananza, le piante ai miei piedi, gli alberi sotto per strada, il mondo intero, e mi immergo nella lettura di un libro.
Mi piace leggere. Da bambina leggevo sempre, in casa tutti leggevano. Mio padre leggeva ad alta voce per mia madre e per la mia bisnonna, mentre facevano lavori manuali, erano tutti e tre appassionati dei libri di Sherlock Holmes. Per mio padre prendevo in biblioteca diversi libri di viaggio che lui leggeva consultando l'atlante.
Per i miei figli piccoli leggevo ad alta voce, e hanno continuato a leggere. Pino leggeva e scriveva libri.
Poco tempo fa sul balconcino ho fatto anche la maglia: un pulloverino di cotone per contribuire come ogni anno al bazar di Eliane. Ho fatto anche dei segnalibri che devo ancora portare a plastificare.
Con Eliane ci conosciamo da tanti anni. Sua figlia Gisella e mia figlia Sigrid frequentavano la stessa classe della scuola elementare Ermenegildo Pistelli.
Una volta alla settimana ci sono delle signore che si riuniscono a casa di Eliane e insieme creano tante cose bellissime. I vestitini fatti  all'unicinetto e con la stoffa sono deliziosi. Quelli che rimangono invenduti vengono spediti in Africa insieme a tante altre cose necessarie. Pacchi pieni. Eliane si impegna al massimo e il suo entusiasmo è contagioso.
E siamo arrivati ad oggi e, come quasi tutti i sabato, è venuta la mia amica Junko a pranzo. Nel pomeriggio avevo da fare al centro e ci siamo andate insieme, con la metro, incontrandoci poi con un'altra amica. Un tè preso in un bar di Via di Ripetta era gustosissimo.
Tutti i giorni sono conditi di telefonate e mails arrivate e spedite.
La mia conclusione è che la settimana dovrebbe durare il doppio.

Maglietta per bambino


Maglia di cotone

Segnalibri


Prima del temporale

lunedì 14 novembre 2011

Lettura al sole


Abbiamo alle  spalle le ottobrate e stiamo vivende le novembrate. Questi giorni il sole è così godibile che spesso metto uno sgabello vicino alle piante sul nostro minuscolo balconcino e leggo un libro accarezzata dai raggi caldi. Finchè dura ne voglio approfittare. Noi Romani siamo fortunati ad avere questo clima. Se solo potessi mandarne un pò a Sigrid che soffre delle frequenti piogge in Olanda.
Il libro che ho appena finito di leggere si intitola: "Tales of Mondino". E' scritto da Walter Dorin,  un nostro caro amico di vecchia data, che ce l'ha mandato poco tempo fa dall'Inghilterra. In prima pagina c'è scritto di suo pugno: "To my good friends Aukje e David with all best wishes. Walter Dorin. London 2011". E su un'altra pagina c'è una dedica stampata: "To the memory of my great friends", e seguono quattro nomi il primo dei quali è Pino D'Amore. Mi ha commosso molto. La dedica finisce con le parole: "and countless others to whom I owe more than I can ever repay."
Ho letto il libro con grande piacere, è delizioso. Walter, che è pittore, ha vissuto per 20 anni in Italia: gli ultimi anni '50 e  gli anni '60 a Roma; gli anni '70 li ha trascorsi nel Nord Italia dove in una cittadina sul Lago di Garda ha lavorato per una galleria d'arte. In questa autobiografia racconta come nei suoi anni romani mangiava in una trattoria in Via dell'Oca e, come tanti altri artisti, ci pranzava e cenava a credito o in cambio di un quadro. Questa trattoria, o meglio osteria, si chiamava Mondino ed ora, al suo posto, c'è un piccolo ristorante elegante. Moltissime cose sono cambiate e non sempre in meglio.
 E' divertente leggere come da Mondino Walter abbia conosciuto gente di tutte le specie. Gente stramba, gente simpatica, matta, furba e amica. Delle amicizie nate in quell'osteria Walter parla con affetto. Avrei volentieri letto un seguito di questo libro. Quegli anni a Roma li abbiamo vissuti anche Pino ed io ed erano anni bellissimi. Naturalmente anche perchè eravamo giovani, ma comunque Roma era più romantica con un'aura di semplicità e ingenuità, persino primitività, naività, finezza e rozzezza. Nell'aria aleggiava qualcosa che adesso non avverto più. Solo qualche volta afferro con le  mie antenne un soffio dello spirito di una volta e mi commuovo. Roma è soffocata dal traffico, le strade sono incredibilmente sporche, il turismo è esploso più di prima, ci sono mendicanti in sovrabbondanza, gli autobus continuano per lo più a farsi attendere. Ma ci ho messo radici e l'accetto (con riserva e critica) così com'è. Qui ho messo su famiglia, ci sono cresciuti i miei figli, i ricordi di tanti anni mi circondano. E poi i colori di Roma mi piacciono. I colori densi di storia.      
Con Walter ci frequentavamo, è venuto a cena da noi e noi andavamo a trovarlo nel suo studio per poi mangiare una pizza insieme. Una volta ho messo nel suo studio un rametto di edera in una bottiglia e lui ne ha fatto un quadro. Abbiamo dei quadri suoi che ci piacciono molto. Nel 1981 è stato pubblicato un altro suo libro: "Great Lovers", tratto dalla serie di quadri su questo tema. E' piaciuto molto a tutti noi. Pino ne era entusiasta. Jan da New York gli ha chiesto l'anno scorso un suo quadro della serie Gli Amanti, ma erano stati tutti venduti.
Con i figli piccoli abbiamo pranzato qualche volta da Mondino. Le pareti erano tappezzate di quadri.
Ho mandato una mail a Walter per dirgli che il suo libro mi è piaciuto molto.

lunedì 7 novembre 2011

Un pò monologo, un pò no, con canti

Tecnica mista su carta.

Ci sono giorni, momenti bui. Così è per tutti. Cara Auk ti stai prosciugando, per oggi dovresti smettere, conserva qualche lacrima per un'altra volta, per quando ce ne sarà bisogno. Adesso prova a pensare a qualcosa di bello, di gradevole. Lascia i tuoi pensieri tristi e vai indietro nel tempo. Vedi, ci stai riuscendo.
Mi vedo camminare, bambinuccia, per le strade di Haarlem. Torno a casa dopo scuola canticchiando una melodia inventata lì per lì. Guardo le mie scarpe nuove bianche con i fiorellini. Come mi piacciono, scarpe più belle non ce ne sono e come mi stanno bene con i bianchi calzini e le gambe abbronzate dal giorno prima quando con tutta la famiglia sono andata al mare in bicicletta.
Non c'è da chiedersi dov'è la mamma, il suo canto viene da su, starà facendo i letti perchè al piano di sopra ci sono le stanze da letto. Allora non me resi conto ma adesso so quant'era bello ascoltare la mamma che cantava con la sua dolce voce le bellissime canzoni che parlavano del mare, delle dune, del vento, degli uccelli, dei fiori. Canzoni tramandate nei secoli, molte delle quali anch'io ho imparato a scuola.
Con la mamma guardo giù, nel giardino di fronte ci sono i bambini della scuola materna che giocano. La maestra gli fa cantare una canzone così melodiosa che ancora oggi ogni tanto riaffiora nella mia mente.
Dopo cena mio papà prega me ed i miei fratelli di cantare per lui e noi intoniamo a tre voci delle canzoni. Quando ce n'e una che mia madre conosce canta insieme a noi. Mio papà  dice che per lui musica più bella non esiste.
Questi miei genitori giovanissimi.
Vedi ragazza mia, cominci a sorridere. Traffico con i colori e anche se rimane un fondo di malinconia, il rosso che il mio pennello traccia sulla carta si mescola con armonia al canto che trasmette la radio.

Roma, 9-2-2004


Tecnica mista su carta.

Canti

Ascolto musica su You Tube. Ascolto l'incredibile voce di Eva Cassidy, la canzone che prefisco cantata da lei è Danny Boy. E anche la voce di Sarah Brightman tocca una corda del mio profondo essere. Di lei mi piace molto la canzone Partirò, che canta insieme ad Andrea Boccelli. Con la sua partecipazione diventa un capolavoro. Spesso clicco sul mio computer queste voci pure ed angeliche e le ascolto immobile, in silenzio.
Nelle scuole elementari olandesi, quando io ero bambina, si cantava molto. Quando il programma giornaliero era portato a termine rimaneva quasi sempre del tempo per cantare e si cantava a più voci. Spesso erano canzoni  tramandate dai nostri genitori e dai nostri nonni. Il mio insegnante poi era anche maestro di musica corale ed esigeva da noi bambini la massima perfezione. Cantare così  mi piaceva tantissimo. Di sera, a letto, i miei due fratelli più piccoli mi chiedevano se per caso quel giorno avessi imparato una nuova canzone che loro non conoscevano. E così succedeva che io dalla mia stanza insegnava loro, che dividevano una camera sullo stesso pianerottolo, un canto a una o due voci. Finchè i nostri genitori da sotto ammonivano: "Ragazzi dovete dormire, è tardi."
La televisione non esisteva ancora, alla radio capitavano anche dei bei programmi, ma tante volte dopo cena mia padre ci chiedeva di cantare per lui, quella era la sua musica preferita. Se la canzone la conosceva, nostra madre prendeva parte al coro.
Alle elementari mia madre cantava talmente bene che la maestra è venuta a casa a parlare con i suoi genitori, ma dato che cresceva con i  nonni ha parlato con loro. Voleva far ottenere alla bambina una borsa di studio per sviluppare questo dono di natura. I nonni erano scettici: ma che stupidaggine è mai questo, cantare per vivere? Ma è più utile imparare a cucire. Così si pensava in quei tempi nei piccoli paesi.  Cantare un mestiere? Mai sentito una cosa così stramba. E così non se ne è fatto nulla.
Io ricordo ancora la voce dolce e pura di mia madre mentre faceva i lavori di casa. Ne ho parlato in un mio racconto scritto durante il corso di Scrittura Creativa che ho seguito tempo fa. Lo copio nel prossimo capitolo.     

    
Antje Pijl Fennema (circa 1915)