giovedì 28 gennaio 2016

Natale 2015 in Olanda, Haarlem

Il Natale del 2015 l'abbiamo passato in Olanda da Sigrid, Kevin, Livia e Flaminia. David ed io siamo arrivati da Roma il 22 dicembre ed il 25 sono venuti anche Jan e Jennifer da New York. Chi l'avrebbe mai pensato di trovarci tutti quanti ad Haarlem la città dove sono cresciuta e di avere due nipotine olandesi che parlano olandese e italiano. Da bambina non mi sarei mai immaginata un futuro come l'ho vissuto io. Mio padre Jan da ragazzo è stato per un breve periodo in America a lavorare in una fattoria, sognava sempre di tornarci e adesso ho un figlio, Jan, che vive ad Harlem, New York e da poco ha comprato una piccola casa ad Haarlem in Olanda. Un ritorno alle sue origini olandesi. Le vie del destino sono piene di sorprese.
Il 22 dicembre è venuto Kevin a prenderci all'aeroporto di Schiphol. Sono sempre molto emozionata di rivedere tutti ma una volta entrata in casa era come se non fossi mai stata via. Le bambine ancora più cresciute e affettuosissime, e belle. Il giorno dopo mentre Kevin e Sigrid erano occupati, David e io siamo andati per la città insieme alle bambine. Flaminia tra David e me, tenendoci per mano, Livia già così grande camminava da sola. Che delizie queste bambine. Quella sera al Patronaat, celebre locale rock, si festeggiava in grande stile il 70mo compleanno del papà di Jorinde, mamma di Riochar, amichetta delle bambine. David e Kevin dopo cena ci sono andati: un sacco di gente, tanti musicisti sul palco, caldo asfissiante, serata divertente. Il 24 abbiamo cenato come tutti gli anni con spaghetti alle vongole scappate e insalata russa. Il dessert era un banketstaaf, tipico dolce natalizio olandese che è un tronchetto riempito con pasta di mandorle. Le bambine erano allegre. Flaminia ha ballato per noi con grazia. Era il compleanno di David e Livia gli ha regalato un disegno bellissimo.




La mattina dopo Sigrid già alle 7 ha sentito sotto casa  il trolley di Jan e Jennifer che prelevavano la chiave della nuova casa, nascosta in un posto prestabilto. Avevano viaggiato di notte e si sono riposati per qualche ora. Da noi le bambine, eccitate, hanno trovato sul tavolo della colazione un piccolo regalo di Natale. E non finiva qui; quando Jan e Jennifer sono venuti da noi, dopo baci e abbracci,  le bambine hanno scartato i tanti carinissimi e graditi pensieri portati da New York; per tutti c'erano cose carine. Abbiamo pranzato intorno ad una tavola ben imbandita con tanti tipi di pane e companatico a non finire come è abitudine in Olanda.





Per cena Kevin ha preparato una zuppa a base di zucca e Jan pasta con fagioli, peperoni e innumerevoli ingredienti: alta cucina. Livia assennata e giudiziosa partecipava alla conversazione, Flaminia, piccola attrice, si esibiva e ci faceva ridere. Jennifer parlava con lei in inglese e con l'aiuto di Kevin rispondeva con frasi in inglese accompagnate dalla sua mimica spiritosa e graziosa. Jennifer rideva di cuore e diceva: questa bambina stando in America imparerebbe l'inglese in poco tempo. 
La sera del giorno dopo Jan ha preparato un risotto magico e quando le bambine dopo cena erano a letto e io ero seduta su una poltroncina con un libro, gli altri chiaccheravano nell'angolo soggiorno. Ho captato qualche frase. Sentivo Sigrid dire che solo adesso è conscia di come sia stato bello avere la mamma a casa, sempre disponibile per i figli che accompagnava (con gli autobus) agli impegni sportivi, aiutava con i compiti, assisteva in tutto. Lei ed i fratelli hanno avuto una bella gioventù. Queste parole le porto con me. E adesso Sigrid fa le stesse cose con le figlie. Sono bambine serene e felici. Magari tutti i bambini avessere una mamma e un papà come Sigrid e Kevin. Jan mi ha detto che secondo lui i genitori olandesi danno troppo ai propri figli. Io penso che i genitori in questo paese nordico siano pronti a dare ai propri figli attenzione, pazienza e considerazione senza viziarli estremamente con mille cose inutili.  Ma è un fatto che la vita da queste parti del mondo negli anni è cambiata parecchio. Quando io ero bambina nessuno possedeva molto, i giocattoli scarseggiavano, ma non ne soffrivamo, forse perchè gli amichetti vivevano nelle nostre stesse condizioni. Alle 16.00, quando la scuola finiva, più di ogni altra cosa ci piaceva giocare all'aperto fino all'ora di cena, che era alle 18.00. Poi cantando aiutavamo la mamma a lavare i piatti e dopo si leggeva, si ascoltava un radiodramma oppure si giocava intorno al tavolo. D'inverno c'era sempre un periodo in cui si pattinava sui canali e i fiumi ghiacciati. Eravamo contenti e felici.

giovedì 21 gennaio 2016

Collages e asino

Ieri, 19 gennaio, ho finito un collage che avevo cominciato il giorno prima. Dopo ore di prove, tentennamenti e un senso di impotenza ero finalmente contenta della composizione. Un pensiero mi accompagnava: magari ci fosse qui con me l'artista Kurt Schwitters per darmi suggerimenti. Ma finalmente c'è stato un piccolo avvio seguito da uno sblocco, non avevo più dubbi e ho finito il collage/puzzle. Poi ieri ho incollato i ritagli - che è un lavoro impegnativo perchè immancabilmente  si spostano - e così il collage ha subito qualche cambiamento direi anche positivo. A lavoro ultimato mi sentivo soddisfatta e adesso il mio pensiero, forse presuntuoso è: magari potessi mostrarlo a Kurt Schwitters, gli piacerebbe? Kurt Schwitters era un grandissimo collagista, per lui ho una grandissima ammirazione. Con questo collage per la prima volta mi sono ispirata al suo stile. Ho cominciato con il biglietto d'ingresso di un concerto di domenica scorsa tenutosi all'Aula Magna dell'Universtità La Sapienza. Violino e pianoforte. Tagliando il biglietto in due mi sono messa a costruirci attorno. Fare collages viene anche definito dipingere con la carta.


K.S. conservava tutti i biglietti che gli venivano a portata di mano ed io seguo il suo esempio. Conservo tanti biglietti e tessere d'autobus più molti tagliandi. I collages di K.S. sono bellissimi e  pensare che ai suoi tempi non c'erano tutte le riviste che ci sono oggigiorno piene di pagine di pubblicità colorata delle quali mi servo per tagliare e creare. Ne ho cartelle piene. Ci vorrebbe un tavolo enorme su cui spargere il tutto per avere il materiale disponibile sotto gli occhi. Ma adesso mi arrangio sul tavolo della cucina che è piuttosto grande, solo che bisogna sgombrarlo ogni volta che   ci mangio in compagnia.
Do un'occhiata su internet e trascrivo un piccolo scritto su K.S.
Kurt Schwitters 1887-1948 è stato un artista tedesco attivo in diverse correnti del suo tempo, tra cui il dadaismo, il costruttivismo, il cubismo ed è meglio ricordato per l'utilizzo di mezzi d'avanguardia come il suono, il collage e il dattiliscritto. Le sue opera sono generalmente considerate precorritrici delle moderne installazioni. E' generalmente riconosciuto come il più grande maestro del collage del ventesimo secolo. Schwitters morì all'età di sessant'anni, povero e trascurato, ma il suo lavoro sarebbe stato un giorno riconosciuto come quello di un genio.
Opere di K.S. si trovano in tanti musei d'arte sparsi per il mondo, tra cui il Museum of Modern Art di New York.
Appena finito il collage alla Kurt Schwitters ne ho realizzato un altro, alla mia vecchia maniera. Nella parte centrale c'è un disegno fatto da una delle nipotine dove David a richiesta ha aggiunto un pesce. Quando l'avrò completato con dei colori acrilici David lo fotograferà, insieme al precedente.


Il fine settimana David l'ha trascorso a Barbarano. Da solo ha fatto una camminata di almeno sei ore. Sul suo tragitto non ha incontrato anima umana viva, ma sì una famiglia di cinghiali che tutta presa dalla ricerca del cibo non si è accorta di lui. Continuando sul suo cammino c'era un asino, fermo, immobile che lo guardava con intensità. Quando David pian piano gli si è avvicinato per accarrezzarlo si è allontanato di corsa. Insomma niente telepatia. David ama gli animali ma c'è troppa gente che li maltratta e perciò è meglio che non si fidino troppo. David ed io siamo arrivati al punto di ridurre di parecchio il consumo di latte e derivati perchè anche quello è crudeltà e sfruttamento del mondo animale. E dove trovare scarpe buone di similpelle?


Un attimo fa ho sfogliato una rivista e il mio occhio è caduto su un articolino: "Il 2016 è l'Anno Internazionale dei Legumi". Lo ha stabilito l'Onu che, atraverso la Fao, vuole sensibillizare sui benefici nutrizionali di questi prodotti che sono alla base di un'alimentazione sostenibile. 
 

venerdì 15 gennaio 2016

Via Giolitti, 6 gennaio 2016

Il 6 gennaio io e David dopo una vacanza di quindici giorni in Olanda siamo tornati a Roma con la KLM. Usciti dall'aeroporto di Fiumicino abbiamo preso un pullman che ci ha portato alla stazione Termini, di là ci siamo avviati a piedi verso casa che non è distante. Camminando per Via Giolitti si vedeva un grande cartellone che pubblicizzava l'Anno Santo della Misericordia e subito dopo ci siamo trovati nel terzo mondo,  non ci potevo credere ma c'erano tanti uomini ed anche una donna che dormivano sul marciapiede contro il muro della stazione, all'addiaccio, persino su un muretto in alto come se fosse un letto a castello. Qualcuno aveva una coperta altri erano rannicchiati solo nei loro vestiti. Erano le nove di sera, la temperatura era di 10°, poco prima aveva piovuto. Pensavo con sgomento che  quest' Anno Santo non ha cambiato per niente la vita di quei miserabili abbandonati da dio e da tutti. Aprendo i giornali prima di Natale ho visto che soldi in giro ce ne sono in abbondanza. Molto del denaro destinato ai poveri è però stato sottratto per scopi personali da laici e da ecclesiastici. Miliardi vengono spesi per il restauro del vecchio e monumentale palazzo delle Poste Italiane di Piazza Dante, destinato ai Servizi Segreti. E cercando su internet  "Proprietà del Vaticano" si rimane a bocca aperta. La chiesa possiede a Roma (e nel mondo) un mastodontico capitale immobiliare.

Lasciandoci poi alle spalle gli esseri umani senza un tetto, ovunque sporcizia e rifiuti sui marciapiedi, strade mal rattoppate e sempre piene di buche, puzza di urina, escrementi umani tra le macchine parcheggiate, montagne di sacchi di rifiuti intorno ai cassonetti strapieni. Il contrasto con il paese del Nord Europa dal quale provenivamo era troppo grande. Vivendo qui ci si assuefa  ma per gli occhi e il cuore rimane una bestemmia. Quando sto nel mio letto comodo e caldo sento empatia con coloro che non ricevono nessun aiuto. Le tasse non servono anche ad assistere i senzatetto e lenire la loro sofferenza?
Quest'anno santo voluto dal signor Bergoglio per loro non è stato fino ad ora misericordioso. I conventi che lui avrebbe voluto si aprissero ai bisognosi sono stati trasformati in lussuosi alberghi a pagamento. Ho visto che qualche casa di suore offre un panino ai vagabondi che bussano alla porta. C'è la Caritas che però non soddisfa la fame dell'esercito di affamati e il bisogno di un tetto sopra le loro teste.






martedì 22 dicembre 2015

David ed i suoi alunni

David insegna discipline pittoriche al Liceo Artistico; ha due classi nella sede centrale, il Mafai, e due nella succursale, il Caravaggio. 
Qualche giorno fa l'insegnante di italiano è entrata nella sua aula e ridacchiando gli ha detto: "Senti    cosa mi hanno raccontato i tuoi studenti: tempo fa hai letto alla classe un  racconto e il compito che hai assegnato era quello di realizzare un disegno ispirato a questa storia. Ho chiesto ai ragazzi chi fosse l'autore del racconto e loro con cautela, quasi esitando, mi hanno detto: professoressa, non sappiamo se lei lo conosce questo scrittore. Si chiama Kafka."  
Era successo che David aveva fotocopiato questo racconto di Kafka dal titolo Il messaggio dell'Imperatore e aveva distribuito le copie agli studenti affinchè potessero seguirlo mentre leggeva ad alta voce la storia, anzi la declamava alla Vittorio Gassman. Tutta la classe era attentissima e con entusiasmo si è messa a disegnare, spesso disegni molto ma molto belli che David mette sulla sua pagina facebook valorizzando così i giovani autori di cui è orgoglioso.
Un'altro autore che David ha proposto in classe è John Fante. Una ragazza è rimasta spaesata, delusa. Ha detto che non riusciva a percepire nè la qualità tecnica della narrazione nè l'originalità della storia che per lei era troppo semplice e piatta. David le ha risposto che Fante, cantore delle piccole cose, riesce come pochi a scrivere in maniera diretta e apparentemente semplice e col tempo lei avrebbe sicuramente rivalutato lo scritto e l'avrebbe apprezzato.
Quando poi ha dato il tema "fatevi un ritratto come pensate di essere da grandi, dai 50 anni in su", i lavori che sono venuti fuori e che ho visto su fb li ho trovati incredibili. E sono solo ragazzi di circa 15 anni, maschi e femmine.


Altre volte racconta una storia strampalata inventata da lui e gli studenti si divertono un  mondo a creare disegni fantasiosi. Alcuni alunni dell'anno scorso e che ormai frequentano l'Accademia di Belle Arti sono venuti a trovarlo affermando che a loro mancano le sue lezioni e le sue storie.
Porta sempre la macchina fotografica a scuola e a volte, quando comincia la lezione, la mette al collo di uno dei suoi alunni, gli spiega come farla funzionare e gli dice che per 30 minuti il suo compito è quello di girare per l'aula scattando foto a tutto e a tutti, un vero e proprio reportage che testimoni il lavoro che si svolge in classe. Poi, una volta a casa, David seleziona le foto migliori e le pubblica su fb nell'album Liceo Artistico e Dintorni che è molto visitato e commentato.

L'ultimo compito che David ha assegnato alla classe aveva come tema La Paura. Diceva David ai propri studenti che tutti gli esseri viventi hanno momenti di paura e angoscia: paura di un compito in classe, paura di cadere, timore del temporale, del buio, di un animale con l'aspetto feroce, di una persona. Adesso toccava a loro confrontarsi con le proprie paure, tirarle fuori, rappresentarle, esorcizzarle e tentare di vincerle raffigurarandole coraggiosamente sulla carta.
In classe per circa cinque minuti ha regnato il silenzio, tutti avvolti dai pensieri che indagavano nel profondo, poi  un fermento, un vociare, un elencare le proprie paure. Quando si sono messi a lavorare con carta, matita e colori andavano a verificare che cosa i compagni avessero fissato sul foglio e quindi esternavano ancora altre paure che col passare del tempo venivano in superficie.
Di questa lezione hanno parlato anche con gli amici delle altre classi che poi, incuriositi, sono venuti a dare un'occhiata ai lavori ultimati.
L'anno scorso in un'altra classe David ha dato lo stesso tema da svolgere. C'era una ragazza con una paura matta dei ragni. David l'ha incoraggiata a disegnare un ragno. Dopo molto titubare l'ha fatto, prima con ripugnanza poi con entusiasmo, ed è nato un piccolo capolavoro. L'ho visto in foto.



I giorni che David dopo le lezioni ha le prove col gruppo si porta la chitarra a scuola, quando suona l'ultima campanella sale sul motorino con lo strumento in spalla e si dirige a Trastevere per suonare. Alcuni ragazzi vorrebbero assistere alle sue prove o ai concerti.
I genitori durante i colloqui gli dicono: "prof. lei è un mito". 
Professore, educatore, psicologo e amico paterno.
Quando David leggerà questo mio post sicuramente dirà: "Mamma, stavolta hai esagerato. Ci mancava poco e avresti dichiarato che ho anche un'aureola sulla testa."

  
                

giovedì 10 dicembre 2015

New York, maggio 2015. Ecco Sigrid.

Il 7 maggio, il giorno dopo l'operazione alla mia bocca, Jan ha lavorato la mattina e nel pomeriggio era libero, così, finito di pranzare siamo andati a Tribeca. E forse è cominciato quel giorno il rito di sederci per un pò su una delle panchine fuori dal Vesuvio Playground a vedere la gente che passa, elegante e casual, famosa e non. Quel pomeriggio faceva un caldo afoso e dopo aver camminato parecchio ci siamo seduti con una bibita fresca in mano. Sulla panchina, vicino a noi, c'erano diversi italiani, alcuni di loro Jan li conosceva e ci abbiamo chiacchierato. Una signora mi raccontava che era qui da 36 anni, lei e suo marito, originari del Molise, hanno tre figli e una nipotina, Isabella, di tre anni, lei ha 63 anni, un pacemaker, prende undici pillole al giorno, abitano al sesto piano, niente ascensore. Era molto simpatica. Ogni volta negli anni seguenti quando ero a New York speravo di rivederla ma non è successo mai. Il suo indirizzo non lo sapevo. Poi abbiamo preso la metro per vedere al Guggenheim Museum una mostra sul minimalismo che però non ci interessava molto; solo la piccola sala con lavori di Marcel Duchamp e Boccioni ci è piaciuta. Il bus 3 preso sulla Madison Ave ci ha lasciato sotto casa. Io mi sono sdraiata sul divano e Jan con la sua solita velocità magica ha cucinato. Quando alle 20.00 è venuta K, bella come sempre, la cena era già pronta: per loro pasta al sugo e per me una buona zuppa. Jan ha il dono di dare a tutto quello che prepara un tocco speciale, quasi esotico. Per dessert gelato.
La mattina dopo abbiamo accompagnato K. dal suo parrucchiere nella Amsterdam Ave, aveva tanti impegni di natura sociale quel giorno. Nel pomeriggio Jan ed io abbiamo visto uno spettacolo simpatico con attori molto giovani in un piccolo teatro off-Broadway. La sala era piena. Finito il lavoro teatrale abbiamo camminato nel parco curatissimo lungo il fiume Hudson. C'era il sole ma faceva fresco, meno male che avevo portato una giacca. Lì la Christoffer Street è molto frequentata da omosessuali. Camminando camminando abbiamo fatto delle spese e preso dolcetti in una pasticceria italiana. Entrando un attimo in una chiesetta russa venivamo salutati da un bel canto e al mercatino nella palestra abbiamo acquistato pomodorini e fragole. Poi la metro e alle 20.00 a casa. Jan ha mangiato una banana e si è avviato con la metro all'aeroporto. E alle 22.30 è tornato con Sigrid che aveva un buonissimo aspetto. Che bello averla con noi. Il mio tesoro di figlia a New York con noi! Quell'anno era la prima volta che ha raggiunto me per stare insieme a Jan. Ed è per questo che ho preso il  mio diario del 2004 per rivivere quei bellissimi giorni scrivendone. Gli ultimi due anni il nostro incontro è stato in settembre. Avrei voluto anche David con noi ma il 1° settembre inizia la scuola e non può mancare.
Leggo che a maggio 2004 nell'aereo di Sigrid c'erano dei viaggiatori speciali: 15 cavalli.! Sigrid ha avuto il permesso di andarli a vedere: 15 bellissimi cavalli ammaestrati.


Davanti al locale dove Jan ha suonato con un suo gruppo.


New York maggio 2015 - dentista




Il 4 maggio mattina Jan aveva un appuntamento dal suo dentista. Sono andata con lui e ho fatto controllare anche la mia bocca. Il medico ha visto una parte delle mie gengive molto arrossata e ha diagnosticato un'infezione in atto. Adesso capivo perchè sentivo fastidio da un pò di tempo ma il dentista a Roma sorvolava quando glielo facevo notare. La cosa da fare era di farmi operare da un chirurgo paradentale (specializzato in disturbi delle gengive). L'assistente del dentista mi ha fissato un appuntamento con un paradentologo per la mattina del giovedì seguente, cioè il 6 maggio. Jan mi ha portato col suo motorino fino alla Fifth Avenue. C'erano da riempire delle carte. Il medico Neal V., di poche parole ma gentile ha visto subito il problema e mi ha chiesto: "Facciamolo subito, o vuole tornare un'altra volta?" "Subito." Tre iniezioni e poi sembrava che scoppiasse un bombardamento nella mia bocca, il medico lavorava senza sosta a velocità supersonica. Sentivo raschiare contro l'osso mandibolare e tagliare, un movimento continuo. Sentivo l'assistente dire: "Una grande infezione." Dopo mezz'ora l'operazione era finita. Il medico ha toccato il mio braccio e con un sorriso ha detto: "You were great." Quando mi sono alzata vacillavo. La segretaria mi ha fatto avere una richiesta per antidolorifici e uno sciacquo, raccomandandomi di non prendere l'aspirina, di mangiare per una settimana con l'altra parte della bocca, niente cibo solido, tagliare il pane a pezzettini e bere molto. Tornati a casa Jan ha mangiato la zuppa di piselli che avevo preparato in anticipo ed è uscito per impegni. Io ho aspettato che finisse l'effetto dell'anestesia per poi mangiare un pò di zuppa e un pezzetto di banana, e le mie solite vitamine. Mi sono sdraiata per breve tempo pensando: "Se esco sicuramente mi sento meglio." E così ho preso l'autobus sotto casa fino al Metropolitan Museum dove ho guardato le tante bancarelle dove artisti espongono le proprie opere, e poi, entrando nel Central Park mi sono seduta su una panchina a guardare dei vivaci bambini che si arrampicavano su una statua che raffigurava tre orsi, e che si trova in uno dei bellissimi playgrounds (giardino giochi) del parco. Ho preso il bus 3 per ritornare e vicino casa ho preso un cartone di succo di mele, la mia bibita preferita. Erano le 19.00 e Jan era già a casa ma doveva uscire di nuovo. Mi aveva prese le medicine in farmacia. Dopo aver mangiato qualcosa ho preso l'antidolorifico, più tardi ho sciacquato la bocca, non avevo più dolore. Frattanto ha telefonato la segreteria del medico per informarsi se stavo bene. Una settimana dopo sono stati tolti i punti.



sabato 28 novembre 2015

New York, maggio 2004

In un post precedente ho scritto che anche nel 2004 Sigrid era venuta dall'Olanda per passare due settimane con Jan e con me a New York. Io sono arrivata il primo maggio e Sigrid sette giorni dopo.
Jan allora abitava in un bell'appartamento della Manhattan Avenue, lo conoscevo già perchè nel 2001, tornando dal Canada, mi ci ero fermata per 10 giorni e perciò mi era tanto familiare. Prendo il mio diario di quell'anno che mi servirà come appoggio della mia memoria.
Trascrivo.
Al mio arrivo ho trovato sul tavolo davanti alla finestra un vaso con un enorme bouquet di rose. Sono arrivata di sera e dopo aver cenato ho cominciato a sentire la stanchezza del viaggio e mi sono sdraiata sul letto. Jan si è messo al computer e per curiosità ha cercato su Internet Fennema, il mio cognome, e ha trovato pagine intere dedicate ai portatori di questo nome, sparsi in tutto il mondo.  Incuriosita mi sono rialzata per vederle insieme a lui e tutti e due eravamo più che sorpresi. In un lunghissimo albero genealogico siamo arrivati alla mia famiglia, ai miei genitori, ai miei fratelli ed a me e ho trovato che una cosa non era esatta: dice che i miei fratelli ed io siamo nati a L'Aia (Den Haag o 's Gravenhage) mentre siamo venuti al  mondo a Den Helder. Con la mia famiglia non ho mai vissuto a L'Aia. Non molto tempo fa ho visitato di  nuovo questo sito per trovare dei dati sulla mia bisnonna Johanna Visser che poi ho usato in un post.
Il giorno dopo era domenica e in mattinata in una grande chiesa abbiamo assistito ad un servizio gospel. Il coro sul podio era composto da gente di colore vestita di bianco. Anche il ministro, in un elegante abito bianco, che cantava e predicava, era un afro-americano. Sembrava un lavoro teatrale ben eseguito. Vicino a noi una signora nera ballava con le braccia alzate, era in trance. E non era l'unica in questo stato. Tanti turisti in chiesa. Poi a casa abbiamo chiamato Sigrid in Olanda. Diceva: "Che strano saperti a New York." Lei e Kevin avevano ospiti spagnoli che avevano conosciuto in Spagna, marito,  moglie e bambina ed era come se si conoscessero da sempre. David rispondeva sul suo cellulare. Stava nel suo studio di Via Morin a dipingere. Dopo aver pranzato e riposato un'oretta Jan ed io abbiamo preso la metro per camminare per tantissimi blocks downtown riposandoci poi su una panchina nel Washington Square Park a guardare la gente. La stessa cosa che continuiamo a fare adesso.
Voglio raccontare di una mia piccola avventura. Tre giorni dopo il mio arrivo, il 4 maggio, nel pomeriggio Jan è andato via per lavoro e io ho deciso di fare una passeggiata al centro. Ho preso la metro e ho camminato per le strade del West Village, guardando i bei negozi e poi passando per il parco di Washington Square dove mi sono seduta al sole. Sentivo la stanchezza dovuta al jet-lag ed ho deciso di tornare a casa. Non sapevo dove trovare la metro ed ho chiesto informazioni ai passanti e così all'Astor Place ho preso il treno per la 125a Strada. Il treno era bellissimo, nuovo, ben attrezzato. Pensavo: devo dire a Jan che ci sono dei treni più belli e moderni di quelli che prendiamo di solito.
Sono scesa alla 125th Street. Arrivata su per strada non riconoscevo il posto, mi era completamente sconosciuto. Era strano, non passava quasi nessuno, un quartiere isolato, e alla mia domanda su come arrivare a Manhattan Ave. le rare persone incontrate non avevano una risposta. Camminavo guardandomi intorno. Arrivata ad un grande palazzo illuminato sono entrata, sembrava un albergo di lusso. Alla reception desk  rivolgendo la mia domanda ad una signorina elegante lei si è alzata per chiedere un'informazione ad altri all'interno dell'albergo. E' tornata con un giovane slanciato che indossava un camice bianco: lui mi ha detto che proprio in quel momento aveva finito il suo turno di lavoro e mi poteva dare un passaggio in macchina perchè andando a casa passava proprio nella Manhattan Avenue. Risultava che era un medico filippino e l'albergo un ospedale (Henry J.Carter Specialty Hospital and Nursing Facility) Mi ha lasciato davanti casa. Ringraziandolo gli ho detto che è stata una fortuna averlo incontrato perchè mi ero sentita persa. Erano le 19.30 e mi sono messa a cucinare, ero stancamorta ma cucinando mi è passata la stanchezza. Alle 20.00 è venuto Jan insieme a K., sua compagna di allora. K. bella e carina come sempre. Una volta era venuta da noi a Roma. Questa sera portava un mazzo di fiori, carrot cake e cheese cake, io per lei avevo una collana. Abbiamo mangiato con appetito la cena: borbottone, fatto con peperoni, cipolla, patate e philadelphia, frittata e insalata, come dessert le torte. Poi ho chiacchierato con K su tanti argomenti, eravamo sulla stessa lunghezza d'onda. Jan mi ha detto dopo: "Mamma, sembri così giovane, sai parlare di tutto." L'ho scritto nel mio diario, questo complimento mi ha fatto tanto piacere. Avevo quasi 73 anni. Jan e K. mi hanno preso in giro per diversi giorni perchè accettavo passaggi in macchina dagli sconosciuti. Sigrid il giorno dopo al telefono sentendo della mia avventura ha anche lei fatto una risata.

Henry J.Carter Specialty Hospital and Nursing Facility