lunedì 12 marzo 2018

Bilinguismo - Peal e Lambert


Le mie nipotine sono bilingue. Vivono in Olanda, frequentano una scuola olandese: la scuola steineriana. Col papà usano la lingua olandese e con la mamma la lingua italiana. Ed è un dono inestimabile crescere contemporaneamente con due o più lingue.
Quando i miei figli erano piccoli si affermava che il bilinguismo precoce fosse dannoso. Si sosteneva che l'energia necessaria all'apprendimento di una seconda lingua venisse utilizzata a scapito di altre attività cognitive. L'incontro con una nuova lingua avrebbe ritardato fra l'altro il processo di apprendimento della lingua madre.  La mia amica Heidi una volta mi ha raccontato che le maestre di scuola elementare dei suoi figli l'hanno convocata a scuola per raccomandarle di non rivolgersi assolutamente al figlio e alla figlia in olandese, perché altrimenti sarebbero rimasti indietro con la lingua italiana e le altre materie.
A differenza di Heidi io non avevo contatti con l'Olanda perché la mia famiglia si trova in Canada e a quei tempi non avevamo  a Roma conoscenze olandesi con cui fosse possibile parlare la mia lingua. Mio marito Pino non parlava il nederlandese, all'inizio si comunicava tra di noi in inglese e già in poco tempo me la cavavo con l'italiano. Quando Sigrid era piccola la nostra cerchia d'amicizie si era frattanto arricchita di coppie olandesi con figli,  e ogni tanto ci incontravamo. Più che altro però eravamo circondati da gente di lingua italiana. Con David e Jan  ho usato solo l'italiano e ho provato ad insegnare a Sigrid, quando aveva circa 5 anni, qualcosa della mia lingua, ma lei, contrariata mi diceva: "Solo tu parli questa buffa lingua" e si tappava le orecchie con le mani. Portandola al nuoto, insieme ai fratelli, una volta arrivati con l'autobus al Foro Italico dovevamo attraversare il ponte Duca d'Aosta e avevamo stabilito che durante quel tratto le avrei fatto scuola. Ma, messo piede sul ponte, lei cominciava a correre. Ci siamo fatti certe risate. Io le correvo accanto e cantavo, e, miracolo, quella canzone l'ha imparata e la cantava volentieri: Wat eet de boer, wat eet de boerin... Poi si è laureata in Lingue e Letterature Straniere e con mia sorpresa ha scelto come prima lingua il nederlandese. Diceva che le era venuta la voglia di impararla. Qualche anno dopo si è laureata anche all'Università di Nijmegen in Vrouwenstudies (Women's Studies) con una bella tesi scritta in un olandese ammirevole. E adesso quando in Olanda la sento conversare con gli amici l'ammiro per il suo linguaggio perfetto.



 
Dopo il 1962, grazie ad uno studio di Peal e Lambert sulla relazione tra bilinguismo e intelligenza la tendenza scientifica ha cambiato direzione: imparare una nuova lingua è come un esercizio per il cervello, aiuta a stimolare e aumentare la flessibilità mentale e porta ai bilingue altri benefici per l'intelligenza.
Ognuno ha la propria idea: per alcuni essere bilingue significa essere in grado di comunicare e farsi capire nonostante i possibili errori. Per altri invece la grammatica e la pronuncia sono essenziali.
Si parte comunque da un comune presupposto: il bilinguismo riguarda innanzitutto quei bambini allevati con due lingue madri diverse e che sono in grado di passare dall'una all'altra in modo naturale.  E questo è il caso di Livia e Flaminia, beate loro.
 

 


venerdì 9 marzo 2018

Settimana 24 Febbraio-3 Marzo 2018 (2)

 
 
Mercoledì 28 febbraio David è tornato a scuola, gli altri sono usciti a fare shopping ed io, dopo aver fatto mille cose per casa, sono andata al mercato col carrello della spesa. Non potevo attraversare il giardino di Piazza Vittorio perché i cancelli erano chiusi dopo che nottetempo erano state incendiate le giostre. E così ho dovuto fare un giro più lungo. Tornando a casa, sul muretto sotto la finestra dello studio medico vicino casa, era mezzo sdraiato un giovane. L'ho riconosciuto, era il giovane molto educato dello Sri Lanka con il quale scambio spesso due parole, in inglese, e al quale do sempre una moneta. Lui mi ha guardato in faccia e con sforzo si è alzato dicendomi: "I am sick." Aveva una faccia terribile, da malato. Sono entrata nello studio medico e ho chiesto alla segretaria se poteva chiamare un'ambulanza. Ci è voluto del tempo per avere un contatto con la guardia medica e poi c'erano domande alle quali il giovane doveva rispondere. Io facevo da intermediario. Poi il personale dell'ambulanza ha detto che sarebbero venuti a prendere il giovane che ho saputo avere 44 anni. E so che già altre volte è stato ricoverato perché soffre di attacchi di epilessia. La segretaria ha dovuto chiudere lo studio per l'intervallo pomeridiano e io sono scappata a casa perché molto in ritardo. Ho lasciato il giovane, che mi ha ringraziato. Non era più solo, due uomini della sua terra si erano uniti a lui. Un giorno di questi sicuramente l'incontrerò di nuovo e saprò come gli è andata. So che di notte ha dove dormire ma la mattina presto deve uscire per passare tutto il giorno in strada. Mi ha raccontato che ha un pasto caldo al giorno e ogni due giorni si può fare la doccia. Parla un inglese non sempre comprensibile per me e se ho capito bene è laureato in scienze.
Noi avevamo già pranzato quando David è tornato da scuola insieme a Rachele e hanno mangiato i resti gustandoli. A Rachele piacciono i piatti da me preparati, per lei inconsueti. David ha parlato l'olandese dichiarando alle bambine che lui sa esprimersi bene, molto meglio di loro e che perciò è meglio che imparino da lui. Livia, Flaminia ed io non smettiamo di ridere ascoltando il suo nederlandese storpiato, esagerato, inventato: è un comico nato. Anche la sua faccia e la sua voce si trasformano. Mentre pronuncia le parole fa strane smorfie e per noi è una comica sofferenza. Rachele assisteva allo spettacolo e sembrava prendere David sul serio.
Livia e Flaminia tra loro comunicano in olandese e mi meraviglio sempre di come prendano parte, senza sforzo, alle nostre conversazioni in italiano. Tutte e due le lingue le parlano alla perfezione. Al papà si rivolgono in olandese, si girano e continuano con la mamma in italiano. Sono bilingue. E' merito di Sigrid che da quando sono nate usa con loro solo l'italiano e per loro legge ad alta voce libri italiani. 
Dopo cena - risotto con zucca - c'era il gelato. D'inverno la gelateria Fassi ogni mercoledì offre le vaschette di gelato a metà prezzo e Kevin e Sigrid hanno preso due vaschette con tanti gusti diversi.
Il 1° marzo il giardino zoologico (che era stato chiuso due giorni per via della neve e del ghiaccio) ha riaperto i cancelli al pubblico. La famigliola ci è andata per vedere principalmente la gazzella, animale scelto da Flaminia per una ricerca scolastica. Alle 16.00 erano di ritorno. Faceva molto freddo allo zoo, un freddo umido e forse perciò le gazzelle si sono fatte attendere. Quando finalmente sono uscite dal loro rifugio Sigrid è riuscita a scattare qualche foto. Hanno guardato con interesse anche gli altri animali. A me non piacciono gli zoo da quando sono cosciente che dopo tutto sono delle prigioni.


Alle 17.00 è venuta Flavia, amica e vicina di casa, a farci una visita. Ha tre nipotini e sul tablet ci ha mostrato una foto recente del più piccolo di un anno e mezzo, Emanuele. Un bimbo carinissimo. A pranzo Flavia aveva avuto degli ospiti e le erano avanzate diverse verdure, il figlio era partito per lavoro per l'Inghilterra e non sapeva come finirle da sola. Ce le ha portate. Sigrid non ha resistito ad assaggiarle prima di andare con Kevin a mangiare fuori: squisite. David e Rachele tornando da una mostra hanno cenato con me e le bimbe. David ha messo una pizza al forno e c'era un'insalata di pomidoro, poi tutte le verdure di Flavia e un resto di gelato. Rachele ed io abbiamo lavato i piatti e poi sul letto di David a vedere un film.
La mattina del 2 marzo sono rimasta a casa con Livia e Flaminia. Hanno giocato con vivacità facendo ginnastica e saltellando. Livia dirigeva i giochi, è agilissima. Che bello avere una sorella con cui dividere tante cose!  Ad ogni pasto Flaminia vuole avere accanto a sé i peluches Busha e Bibi.  Li sistema su uno sgabello oppure nel passeggino delle bambole. In genere quando siamo  tutti seduti a tavola, prima di cominciare a mangiare, dice: "Grazie nonna di aver cucinato per noi."  Nel pomeriggio Kevin e Livia si sono avviati verso il rione Monti e Flaminia è stata dall'amichetta Elena. Sigrid e Kevin da Regoli hanno comprato una tortina al limone per dopo cena e hanno preso anche dei mignons. Per puro caso  anche il nostro vicino di casa, uno scultore, ci ha portato un dolce napoletano con la ricotta fatto da lui quel pomeriggio. Una squisitezza. Che dolce serata!! Qualche giorno prima avevamo inaugurato i primi beignets (bignè) di San Giuseppe. Li prendiamo ad una panetteria di Via Emanuele Filiberto e secondo noi sono i migliori di tutta Roma, pieni come sono di una crema abbondante e speciale.
E arrivato il 3 marzo, giorno della partenza. Hanno preso un taxi per Fiumicino alle 10.30 e alle 16.45 c'era già Sigrid al telefono. Hanno fatto un buon viaggio. Sono stati benissimo da noi a Roma. Gina la gattina tanto felice del loro ritorno non faceva che fare le fusa e chiedere carezze.
  

martedì 6 marzo 2018

Settimana 24 febbraio - 3 marzo 2018 (1)

Stamattina gli olandesini sono partiti per l'Olanda alle 10.30. Ho ricevuto ripetuti forti abbracci dalle bambine e Flaminia: "Ti voglio tanto bene nonna." Kevin e Sigrid guardavano con un tenero sorriso. Sotto casa li aspettava il taxi. Pioveva. David era andato presto a scuola, con lui si erano salutati la sera prima.
Con loro vividamente in mente ho cominciato a ordinare la casa. La settimana con gli amati ospiti è volata via in un soffio. Ecco una piccola cronaca.
Il 26 febbraio hanno visto Roma con la neve, una cosa straordinaria. Che bella vista dalle finestre! Le scuole erano chiuse e perciò Flaminia ha potuto giocare per un paio di ore con Elena, una bambina del palazzo che ha la sua età. Livia frattanto ha realizzato qualche segnalibro. Il giorno prima le bambine hanno disegnato dopo aver chiesto a David di assegnare loro un tema da svolgere. Il tema era: disegnare la copertina di un libro immaginario.


Copertina di Flaminia



Copertina di Livia
 


 
Piazza Dante
 
Nel pomeriggio Sigrid, Kevin, Livia e Flaminia sono usciti e hanno camminato per le strade coperte di neve. E' venuto Mauro, amico di David da quando hanno frequentato insieme l'Accademia di Belle Arti (24 anni fa). Mauro è fumettista, pittore e fotografo. Ha guardato le nuove foto attaccate al frigorifero e ha detto che gli olandesini sembrano stars di Hollywood. E poi ha visto tutti di persona.
Le bambine hanno bevuto una cioccolata calda. Come al solito David ha raccontato alle nipotine storie assurde, buffissime, che le nipotine ascoltano col fiato sospeso ma anche ridendo.
Il giorno dopo, 27 febbraio, c'erano ancora chiazze di neve ma in gran parte le strade non erano più scivolose e perciò ho fatto le spese nel quartiere. Ancora niente scuola. Gli altri sono usciti mattina e pomeriggio per visitare Trastevere e il rione Monti. David ha fatto una passeggiata con l'amica Rachele. Di sera è venuta Rita, amica di vecchia data di Sigrid, ed è rimasta a cena. Avevo preparato tante cose buone, per lei nuove e molto apprezzate. Dopo cena David e Flaminia si sono presentati da noi in cucina: si erano sbizzarriti mettendosi cappelli e occhiali strani. Flaminia eccitata davanti al pubblico che osservava divertito.
 
 

     

domenica 4 marzo 2018

Le nipotine a Roma

Ieri, 24 febbraio, approfittando di una piccola vacanza scolastica, sono arrivati tutti dall'Olanda per stare una settimana con me e David. Alle 17.15 erano già arrivati, un'ora prima del previsto, perchè l'aereo ha fatto un volo supersonico, il bagaglio era disponibile in tempo superveloce e un taxi ha attraversato come un razzo il tragitto Fiumicino-Piazza Dante. Io con le calamite stavo attaccando alla porta del frigorifero le foto di famiglia più  recenti, dopo aver staccato quelle vecchie e averle messe nell'album di famiglia. David mi stava dando una mano. Hanno bussato al citofono e con David ci siamo guardati increduli. Erano loro! Che felicità ogni volta che ci rivediamo! Tutti e quattro di bell' aspetto anche se stanchi. Flaminia ha detto: "Ho molta energia ma sono stanca."  Le bambine, invece di aprire come sempre la cassapanca con i giocattoli, con zio David hanno visto le foto dei suoi studenti scattate a scuola e pubblicate su Facebook, e poi una parte del film Benvenuti al Sud. Io ho preparato una padella con tante zucchine e cipolle e una grossa insalata. Sigrid ha preparato la pasta. Poi Kevin ha lavato i piatti. Tutti insieme hanno visto la seconda parte del film sdraiati sul letto di David. Ho sentito le risate mentre in cucina leggevo il giornale che Kevin aveva portato dall'Olanda. Il film l'avevo già visto qualche anno prima.
Questa mattina, dopo colazione,  Livia e Flaminia si sono buttate sulla cassapanca e per ore hanno giocato con Barbies e bambole varie. David a un certo punto ha aperto la porta della stanza dove giocavano. Ha esclamato: "Bambine ci ho pensato molto e sono giunto alla conclusione che voi siete le mie nipotine preferite."
Lo hanno guardato in silenzio con stupore e a loro volta ridendo hanno esclamato in coro: "Ma noi siamo le tue uniche nipotine!"


 
 

sabato 24 febbraio 2018

1944-1945 L'inverno della fame in Olanda

Via email Jan mi ha mandato un articolo pubblicato il 31 gennaio sul giornale New York Times. Parla della fame in Olanda nell'inverno del 1944/45, che fu rigidissimo. La popolazione fu sopraffatta da fame e freddo. Per denutrizione tanta gente cadeva morta per la strada.
 
Quando nel 1940 i Paesi Bassi sono stati invasi dalle truppe tedesche le risorse e le derrate alimentari sono iniziate a scarseggiare. Il cibo era poco e razionato. Con gli anni la situazione peggiorava, cibo e materie prime erano quasi azzerati. Non c'erano le gomme per le biciclette e perciò le ruote erano fatte di legno e in casa, con le vecchie e consumate gomme, si facevano le scarpe.  Mi ricordo che io e i miei fratellini andavamo allo Spaarne dove le barche scaricavano patate e, sdraiati sulla pancia, pescavamo qualche patata caduta nell'acqua. I due maschietti, Minze quasi 12 e Henk (Hendrik Jan) quasi 10 anni, si arrampicavano a volte su un camion che andava fuori città per un rifornimento di  articoli combustibili  e quando qualcosa cadeva durante i carichi se lo prendevano, era consentito. Ricordo che una sera eravamo tutti intorno al tavolo a togliere gli insetti dai fagioli. Eravamo felici di aver rimediato questi fagioli. Mio padre, che era operaio, tornava stanco dal lavoro e usciva di nuovo in bicicletta per lavorare un pezzetto di terra preso in affitto. Quando le verdure erano pronte da raccogliere  ha avuto una brutta sorpresa: qualcun altro se l'era portate via. I nostri genitori soffrivano molto di non poter dare ai figli da mangiare a sufficienza. Noi bambini, spensierati e incoscienti, ci distraevamo con la scuola e i giochi con gli amichetti.
I miei genitori, e anche il fratello di mio padre, zio Hendrik, e sua moglie Gees, hanno pensato che fosse meglio andare dai parenti in Friesland dove c'erano molte fattorie e perciò più possibilità di trovare qualcosa con cui riempire la pancia. I treni funzionavano di rado. In caso si fosse presentata un'opportunità avevamo pronte le valigie. Finalmente, mi sembra fosse fine estate 1944, per primi sono partiti mia zia con i  due figli e non troppo tempo dopo noi: mia madre, noi tre figli e la mia bisnonna di quasi 88 anni. Agli uomini non era permesso di lasciare la città. Il treno era un treno merci e bisognava sedersi per terra, cosa impossibile per beppe (nonna in frisone) che con un'operazione le era stato inserito un ferro nell'anca. Si è seduta su una valigia. Si viaggiava a rilento, spesso il treno si fermava. Gli aerei volavano bassi sopra di noi. Erano venuti per bombardare? Le ore passavano. Dai finestrini si vedevano case e campagne e ad un certo punto ho visto una scritta in tedesco. Ho esclamato: "Guardate, c'è scritto in tedesco!" Mia madre incredula: "No, non è possibile." Ma io ne ero sicura dopo aver avuto a scuola un anno di tedesco. Dopo i sei anni di scuola elementare frequentavo la MULO e di lingue straniere ce n'erano tre: inglese, francese e tedesco. Avevo tredici anni.
Dopo tanti anni non so più esattamente come siano andate le cose e non ho nessuno a cui chiedere. Mio fratello Henk, in Canada, è più giovane di me di tre anni e mezzo ma suppongo riesca a ricordare meno di me. L'altro fratello, Minze, non c'è più.  Se non fosse per quest'articolo sul New York Times mandatomi da Jan può essere che non ci avrei pensato a far rivivere per iscritto questa nostra avventura di più di settant'anni fa. Scriverò quello che mi ritorna in mente.
Dopo molte ore di viaggio il treno si è fermato nella cittadina di Soltau, Germania. Tutti i viaggiatori del treno sono stati ospitati in una scuola al centro della città. Si dormiva nei locali, per terra, sulla paglia. Beppe è stata portata ad una casa per signore anziane. Noi andavamo a trovarla spesso. Le altre vecchiette, linde e dolci, erano carinissime con lei, l'accarezzavano e si dicevano dispiaciute per lei che si trovava lontana dal paese suo. Per arrivare a questo ospizio attraversavamo sentieri in mezzo a frutteti e qualche mela finiva nel nostro stomaco.
In questa scuola in breve tempo gli olandesi si sono organizzati e hanno costruito letti a castello e in un locale i bambini hanno fatto scuola sotto la guida di genitori qualificati. Venivano dei giovani tedeschi che ci insegnavano canzoni folcloristiche e a volte ci portavano, insieme a bambini tedeschi, in un bellissimo bosco. Ci indicavano quali foglie raccogliere da arbusti e alberi per farne uso medicinale e per farne infusi. Sapevano il nome di tutte le piante. Io per conto mio sceglievo del muschio,  qualche pigna e rametti colorati per farne una composizione. Mi piacevano molto queste uscite.
Mia madre avrà fatto sapere per lettera a mio padre dove eravamo andati a finire ed un giorno, con nostra grande sorpresa, ci è apparso davanti. Aveva avuto il permesso di lasciare la città perché non stava bene in salute (dopo la guerra è stato operato). Adesso mi chiedo come abbia fatto a viaggiare e a trovarci. Sicuramente coraggio non gli mancava. Aveva 36 anni, mia mamma 35. Dopo averci ritrovato lui da subito si è guardato in giro e ha trovato una fattoria dove c'era bisogno di mano d'opera. I tedeschi, salvo gli anziani, erano tutti al fronte. E tutti noi ci siamo trasferiti in una casetta a fianco della fattoria lontana dalla città. A ognuno di noi veniva assegnato un compito. Mio padre, uno di dieci figli, che dopo i sei anni obbligatori di scuola elementare aveva lavorato in una fattoria in Friesland era capace di svolgere qualsiasi compito. A mia madre toccava pulire i tanti grandi contenitori del latte. Con acqua gelata e a mani nude - non c'erano ancora guanti di gomma. Sulla punte delle sue dita si sono formate delle dolorose verruchette. In più badava alla casa e cucinava per noi. I miei fratellini, bambini di città,  hanno imparato a mungere le mucche; si alzavano prestissimo ed è successo che una mattina il più piccolo si è addormentato sullo sgabello, la testa appoggiata alla pancia della mucca. Io con un bastone in mano in un prato badavo alle mucche affinché non si avventurassero nel campo dei cavoli. E Beppe? Beppe nel bosco che confinava con la fattoria, spesso con la nostra assistenza, raccoglieva legna per la stufa, ed era felice di stare all'aria aperta e di stare tutti insieme. Si vedeva e ce lo diceva. Il figlio del fattore,  mi sembra si chiamasse Heinrich, era della stessa età dei miei fratelli. Quando eravamo senza impegni ci inoltravamo con lui o da soli nel vasto e stupendo bosco. Succedeva che si incontrava un cervo o una lepre. Ci piaceva molto un fiumiciattolo con acqua color ruggine. Heinrich era un birbone. Rubava sigarette a suo padre e fumava lontano dalla sua casa. Offriva anche a Minze e Henk ma loro non erano attratti dal fumo.
Nella fattoria lavoravano anche tre prigionieri di guerra, due francesi, Pierre e Rémi e un piccolo polacco scimmiesco, Stanislao. I francesi ogni tanto ricevevano dal loro paese un pacco che conteneva anche sbarre di cioccolato. La sera venivano a casa nostra portando il cioccolato e mia madre faceva per tutti cioccolata calda. Rémi badava ai cavalli e nella loro stalla aveva una stanzetta. Gli altri due andavano a pernottare in una casa distante per prigionieri di guerra.
Circa ogni due settimane andavamo a Soltau, mia madre e uno dei figli a fare le spese razionate. Si andava col treno che arrivando già da lontano si sentiva la campanella che suonava incantevolmente. Nei negozi erano tutti molto gentili e cortesi. Mi ricordo che la signora che vendeva il pane aveva le lacrime agli occhi per l'empatia che sentiva per noi. Ma poi, c'era la neve, è caduta una bomba sui binari del treno che perciò non funzionava più e per fare le spese attraversavamo a piedi il bosco. Una lunghissima camminata. Tornando con le valigie piene di cibarie per due settimane e per sei persone, ormai faceva buio e non si vedeva più il sentiero, solo guardando in alto seguendo la striscia di cielo tra gli alberi si intuiva la strada. Ogni tanto ci si riposava perché le valigie erano pesanti. Una volta che Rèmi andava in città sono andata con lui portandomi la lista delle spese. Sul carro col cavallo che traballava non avevo dove appoggiarmi, e così Rémi mi ha fatto stare davanti a lui mentre lui guidava in piedi tenendo le redini. Fatte le spese mi ha portato alla scuola per salutare i vecchi conoscenti olandesi. Ma ormai vivevo in un altro mondo, mi ero estraniata e salutavo alla tedesca: "Gutentag"  Rémi frattanto ha fatto le sue commisioni ed è venuto a riprendermi.
I prigionieri e altro personale pranzavano nella Stube, una stanza da pranzo con mobili in legno, intorno ad un tavolo. La cuoco tedesca, burbera ma buona, mi ricordo che aveva una gobba, ci faceva assaggiare, a noi bambini, un piattino di zuppa di fagioli e verdure. Squisita. Noi andavamo nella Stube perché Rèmi e Pierre ci insegnavano canzoni francesi. Non mi sono scordata la canzone J'attendrai: Le jour et la nuit, j'attendrai toujours ton retour. Che bella canzone. Rèmi e Pierre erano così soddisfatti del resultato che mi facevano alzare su una sedia per cantare per tutti. Quando mi stancavo scappavo e saltavo da una finestra alta giù nel cortile. Ero agile e noi bambini con  l'aria sana e il cibo a sufficienza eravamo vivaci ed in forma. Ma mi sono anche ammalata per un po'. Stavo  molto male ed ero diventata gialla. Non mangiavo. L'unica cosa che desideravo era una mela e i miei fratellini sono andati al frutteto e hanno raccolto le ultime due o tre mele rimaste attaccate ad un melo. Poi è venuta un'infermiera che girava in bicicletta per portare ai malati uno sciroppo, uno sciroppo amarissimo che mi ha fatto però subito star meglio. C'era un'epidemia di itterizia. Solo io ho preso questo male. E leggevo. C'erano solo libri in tedesco e spesso scritti con caratteri gotici, che erano difficili da decifrare ma, tanto agognavo leggere che con avidità divoravo le storie scritte. Gli altri vedendo quegli scritti indecifrabili si meravigliavano e allora io raccontavo loro la trama. Per riscaldare il letto si usava un grosso sasso piatto che si avvolgeva in una federa. Non c'erano coperte ma piumoni che per noi erano una novità.
A Natale siamo stati invitati a pranzo da una giovane coppia che abitava in una casetta all'altro lato della fattoria: non mi ricordo che lavoro svolgeva. Avevano una figlia adottiva, Gertrude. Per questa occasione avevano messo da parte cibarie razionate. Non ci sembrava vero vedere un tavolo imbandito così ricco e festoso. Non avevamo mai avuto nessun contatto con questi giovani generosi e gentili.
Un giorno ci siamo allontanati parecchio da casa e all'improvviso in mezzo agli alberi c'era davanti a noi un piccolo lago ghiacciato. Pochi bambini giocavano sul ghiaccio. Noi tre ci siamo guardati: se avessimo avuto li i nostri pattini.
Sono arrivati tanti profughi a Soltau, credo di ricordare che fossero polacchi. Ad ogni fattoria veniva assegnata una famiglia, da prelevare in municipio. Ci è andato Rémi con carro e cavallo e ha chiesto ai miei genitori se io potevo andare con lui. La famiglia che è venuta con noi consisteva in due bambini piccoli, una bambina della mia età, la loro madre e la nonna. Le due donne vestite di nero col capo coperto da un fazzolettone nero, piccole di statura, contadine. Nella fattoria avevano una loro stanza. Io ho fatto amicizia con la bambina. Lei per addormentare il fratellino più piccolo muoveva avanti e indietro la culla canticchiando una nenia monotona. Comunicavamo in tedesco. Qualche volta giocavamo nel cortile. Mi ha detto: "I tuoi genitori sono belli."
Finita la guerra noi di nuovo su un treno, direzione Olanda. Questa volta c'erano i sedili. E di nuovo tutti i passeggeri son stati fatti alloggiare in una scuola, a Groningen, capoluogo della provincia omonima che confina con la Germania. Non per molto tempo però. Abbiamo camminato per le strade della città; era strano trovarci di nuovo in Olanda. Faceva freddo. I treni erano scarsi e non so come siamo poi arrivati in Frisia, che confina con Groningen. Ospiti di una zia di mia madre, Janke, figlia di beppe (bisnonna) e di suo marito Klaas. Con loro abitavano le figlie Anna e Metje che ci insegnavano belle canzoni frisoni. I figli più grandi erano sposati e vivevano nella stessa città: Drachten. Si chiamavano Libbe e Haye. C'era anche un figlio più giovane, Hennie, che viveva nascosto dai tedeschi e per noi era un'ombra. I tedeschi da lì a poco se ne sono andati tutti. Le ristrettezze però sono continuate ancora per un bel po'. Spesso passava per le strade un camion che distribuiva zuppa e il pentolino che consegnavi veniva riempito. Con i miei fratelli andavamo per i prati dove pascolavano le mucche. Questi prati erano attraversati da sloten (fossi artificiali). E' uno sport tradizionale frisone saltare questi fossi con un'asta. Dopo una piccola corsa si fissa l'asta nel fosso e  si salta. Se il fosso è largo mentre si salta ci si issa in alto sul palo per poter arrivare asciutti dall'altra parte. Succede a volte che si faccia un bel bagno. Minze e Henk una volta avevano saltato un fosso e poi sarebbe toccato a me. Però dall'altra parte due ragazzi più grandi di noi hanno chiesto ai miei fratelli di poter dare un bacio alla loro sorella una volta che anche lei avesse eseguito il salto. Non ho saltato.
Poi siamo stati da pake, mio nonno paterno, che viveva da solo nella sua casa grande a Suameer. Nella sua strada c'era una scuola elementare e noi l'abbiamo frequentata per qualche mese per abituarci di  nuova alla vita scolastica. Si insegnava in olandese ma fuori scuola tutti parlavano frisone. I miei genitori fra loro e coi parenti hanno sempre usato la lingua frisone, a noi si rivolgevano però in olandese.
Mi ricordo che siamo tornati ad Haarlem in camion. Io ero seduta vicino al conducente. Passando per Amsterdam e vedendo per strada i bambini disinvolti e allegri che uscivano da scuola provavo gioia di essere tornata dalle mie parti.





        

Un racconto di David.


Per attirare l'attenzione dei suoi studenti David spesso racconta una storia. Per il suo modo di narrare i ragazzi pensano che queste storie siano accadute veramente.
Oggi in classe gli hanno chiesto: "Prof, lei ha una fidanzata?" "No" "Veramente no? E com'è possibile, non è mai stato con una ragazza? E' mai stato innamorato? Ha mai dato un bacio ad una donna?" "No, mai ....però, adesso che ci penso, mi sembra che una volta sia successo qualcosa." "Oh professore ci racconti!" "Tanti anni fa, io e lei eravamo sdraiati su di un piccolo letto, nudi. Poi lei si è girata verso di me, mi ha guardato negli occhi e mi ha dato un bacetto qui, vedete? Qui, sul naso. Tutto questo mentre le nostre mamme ci cambiavano il pannolino." Esclamazioni e risate.
Tornato a casa da scuola David me l'ha raccontato questo episodio. Gli ho chiesto "ma da dove ti vengono queste storie?" "Non lo so, apro la bocca e stanno sulla punta della lingua, poi escono."







 
 
 
 
 
 

martedì 13 febbraio 2018

Gennaio 2018 - Haarlem - Roma

Nel tardo pomeriggio Sigrid, Flaminia ed io abbiamo preso l'autobus fino alla piscina di Schalkwijk.
Flaminia si è avviata agli spogliatoi e Sigrid mi ha accompagnato alla tribuna. Dopodiché Sigrid è tornata a casa ed io ho assistito alla lezione di nuoto sincronizzato. E' uno sport molto impegnativo. A Flaminia piace tantissimo e le dispiace quando le due ore intense finiscono. Ho visto che va benissimo con la sua grazia e il suo bel fisico slanciato. Alle 18.30 è venuto Kevin e si è seduto a guardare accanto a me. Alle 19.00 la lezione è finita. Flaminia si è vestita ed è venuta da noi. Abbiamo scambiato qualche parola con Francisca, una delle gentilissime maestre. Sigrid aveva cucinato: cavolfiore e patate al forno con bechamelle. Come sempre una cena squisita. Questa volta io ho lavato i piatti perché Kevin è andato a giocare a tennis. Sigrid poi mi ha detto che Livia va molto bene con l'olandese.
La mattina del 10 gennaio è venuta Sigrid da me e ha preparato la mia valigia. Lo fa sempre lei, è superveloce e ordinata. (a New York è Jennifer che si offre per questo impegno)  Abbiamo provato a mettere qualche lavoro delle bambine in cornice. Le cornici le avevamo acquistato qua e là, due le avevo portate da Roma. Abbiamo deciso che Jan dovrà scegliere gli abbinamenti quando in aprile verrà ad Haarlem per un paio di giorni, prima del Vinitaly. Ci sono anche quattro collages miei scelti da lui per questa sua casa a Popelingstraat. Sigrid è andata a prendere Flaminia ed è venuta anche l'amichetta Maya per un paio d'ore. Maya poi aveva lezione di danza, e Flaminia di pianoforte. Livia e Flaminia sono andate presto a letto e noi abbiamo visto un programma interessante intitolato Tussen Kunst en Kitsch (Fra Arte e Kitsch). La gente può portare in studio oggetti vari: soprammobili, quadri ecc. che vengono valutati da esperti i quali giudicano se sono Arte oppure Kitsch. Spesso sono oggetti di poco valore ma a volte succede che, senza saperlo, le persone abbiano in casa cose di grande pregio. I proprietari hanno il compito di svelare l'origine di ogni cosa: regalo, acquisto o eredità. La lampada da tavolo di una signora è stata valutata sui mille euro. Ridendo ha esternato che l'aveva comprata in un mercatino per 6,50 euro.
L'11 gennaio, alle 8.10, avevo fatto appena colazione quando Kevin e le bambine hanno bussato alla  mia finestra. Dato che ero in partenza le bimbe mi hanno salutato con un fortissimo abbraccio. Ho indicato i pensierini che avevo lasciato per loro sul tavolo, come ogni volta che parto: da prelevare tornate da scuola. Che stupende nipotine! Ho ordinato la casa e spazzato il cortiletto. Sigrid ha messo le ultime cose nella mia valigia e ha voluto fare una foto di me che spazzavo.



Kevin ogni giovedì rimane ad Haarlem e lui e Sigrid mi hanno accompagnato a Schiphol. Sull'aereo avevo in continuazione davanti a me le amatissime facce degli olandesini. David mi aspettava. Mica faceva caldo a Roma. Camminando dalla stazione fino a casa ci è passata accanto una macchina della polizia. Davanti alla macchina correva un agente a velocità incredibile, davanti a lui un uomo in fuga. Noi attoniti a guardare questo spettacolo. Giunti a Piazza Vittorio a due poliziotti fermi abbiamo chiesto il risultato di questo inseguimento. Con aria soddisfatta hanno risposto: "Hanno preso il delinquente." Alle 18.30 eravamo a casa. Ho chiamato Sigrid per dirle che ero ben arrivata. E' venuta anche Flaminia al telefono e anche a nome di Livia mi ha ringraziato per i carinissimi regalini. La sera del 13 gennaio, era un sabato,  Sigrid al telefono mi ha comunicato che quel pomeriggio, a Utrecht, Flaminia, nella sua categoria aveva vinto la medaglia d'oro di nuoto sincronizzato. Partecipavano 6 associazioni venute da città del Noord- Holland e Utrecht.  
Lo stesso giorno Jan e Jennifer partivano da Palermo destinazione New York.