martedì 18 settembre 2012

Wave Hill

Wave Hill House
La mattina del 9 settembre, che era domenica, siamo andati al Bronx. Passando per lussuose ville in viali alberati  siamo arrivati a Wave Hill.  Bronx è il rione più al nord di Manhattan e Wave Hill  e' un parco pubblico di undici ettari diviso in giardini. Abbiamo camminato su sentieri campestri e ammirato i bellissimi e curatissimi giardini strapieni di alberi, piante e fiori. La vista sul fiume Hudson è' magnifica. Ci sono panchine lungo i sentieri, e sui verdi prati delle grandi sedie comode, sedie basate su un disegno del 1918 dell'architetto olandese Gerrit Rietveld. Oltre ai giardini ci sono un centro culturale, una galleria d'arte, una serra, un orto botanico e due case. Nella casa originale, la "Wave Hill House" costruita nel 1843, hanno soggiornato fra altro Theodore Roosevelt, Marc Twain e Arturo Toscanini.  A un certo punto abbiamo trovato dinanzi a noi un piccolo stagno artificiale con pesci, ninfee e foglie acquatiche che formavano un magnifico disegno.
Il tema del giorno era api e miele. Nel piccolo negozio di Wave Hill c'erano innumerevoli vasetti di miele di ogni tipo con spiegazioni sulle loro origini. Si faceva la fila per assaggiare ed acquistare.

Bambini vestiti da api che suonavano un fischietto costruito da loro che produceva il suono delle api "zum zum" camminavano in fila nei giardini. Il direttore dell'orticultura di Wave Hill si chiama Marco Polo Stufano.

Vista sull' Hudson con New Jersey in lontananza



Andando in giro: i Credo

Jewish Museum
Sabato 8 settembre ci è venuta voglia di entrare nel Museo di Cultura Ebraica. Pensavamo di dargli una breve occhiata ma era talmente interessante che ci siamo fermati per un paio d'ore. Prima di andarcene ci siamo seduti per vedere una parte del filmato che veniva trasmesso. Svariati personaggi di diversi paesi parlavano del loro essere Ebreo.
C'era la signora Tullia Zevi (1919-2001) che da bambina con la sua famiglia ha trascorso gli anni della guerra in esilio in Francia, Svizzera e Stati Uniti. Nel dopo guerra il suo intervento è stato fondamentale affinchè la chiesa cattolica perdesse il suo status di religione di Stato e che per legge ad altri credi fosse data un'uguale importanza. Ha svolto un ruolo di rilievo nel dialogo tra il Vaticano e il mondo ebraico e ha contribuito, dopo la protesta degli Ebrei, a far spostare un convento carmelitano sorto senza ragione alle porte del campo di concentramento di Auschwitz.
Un giovane bruno spiegava in che modo gli Ebrei fossero arrivati in Italia: portati dai Romani come loro schiavi.
Un altro giovane con i capelli rossi parlava del suo profondo sentimento per tutto quello che concerne la cultura ebraica, ma il suo credo era senza Dio.
Dallo scooter ho rivisto la chiesa che si trova all'angolo di Broadway e la 79a Strada. Delle sue due torri una è spezzata.  Dicevo sempre a Jan: sarà stata colpita da un fulmine? Ho deciso di levarmi questo dubbio dalla testa e ho cercato su Google. Ecco in breve quello che ho trovato:
Nel 1890 è stata acquistata la terra per costruire La First Baptist Church of New York. E' stato aperto un concorso che e' stato vinto dall'architetto George M. Keister col suo stile esotico, un ibrido tra  romanico e bizantino. Il 18-1-1891 il New York Times commentava così il progetto vincitore: "Unico in disegno e bizantino nel carattere." E il giornale prometteva: "Quando verrà completato sarà uno dei più begli edifici religiosi di New York."
Le due torri diseguali sono esempi di simbolismo biblico. La torre più alta rappresenta Gesù Cristo come Capo della Chiesa. La torre bassa che sembra incompleta rappresenta la chiesa che fino al ritorno di Cristo non sarà terminata.
Le rosse torri laterali rappresentano il Vecchio Testamento e il Nuovo Testamento.
La chiesa ha avuto 19 pastori che collettivamente hanno scritto più di 300 libri, per lo più sulla religione cristiana.
New York è una città molto religiosa, soltanto sull'isola di Manhattan ci sono 693,942 luoghi di culto di innumerevoli religoni.

First Baptist Church

parole profetiche viste da Highline

sabato 15 settembre 2012

Osservazioni


Nella biblioteca dello Schomburg Center




Tutti i primi venerdì del mese, di sera, c'è allo Schomburg Center, centro di ricerche di black culture, un incontro sociale che comprende live music, designers drinks e la possibilità di visitare la galleria d'arte incorporata. In più c'è una bella biblioteca. Quando Jan e' tornato dal lavoro ci siamo andati.  In una sala c'era una band che suonava e gente che ballava. Nel giardino altra musica live ma solo da ascoltare. Gente molto bella ed elegante.    

Il giovedi' scorso, il 13 settembre era l'apertura della stagione artistica: vernissages in molte gallerie nel Gallery District di Chelsea, un vasto quartiere di magazzini trasformati in gallerie d'arte e lussuosi condomini. A Jan sarebbe piaciuto abitare quà, questa zona della città l'affascina, ma gli affitti sono altissimi. Come l'anno scorso ci siamo andati anche stavolta. Un'affluenza enorme di visitatori. Il tempo era mite ed era un'ottima occasione per sfoggiare ancora vestiti leggeri, farsi vedere, incontrare vecchi amici e farsene di nuovi. L'arte esposta sembrava quasi un pretesto, mi sembrava che pochi le rivolgessero attenzione. A Jan e me poco o niente è piaciuto. Io mi meravigliavo di come certa "arte" abbia trovato gallerie disposte ad esporla talmente la trovavo brutta o insignificante. I lavori di David e Jan sono per me eccezionali ma rimangono appesi solo in casa nostra e solo i nostri occhi se li godono. Jan che ha preso il Master in museologia e ha fatto uno stage di sei mesi al Guggenheim Museum mi ha spiegato che per aver successo come artista c'è un iter che va seguito e che viene addirittura insegnato nelle scuole d'arte in corsi come "career building" e via dicendo. Nulla è lasciato   al caso ne' tantomeno alla effettiva qualità del proprio lavoro. C'è ad esempio tutta una serie di giovani artisti di successo recentemente diplomatisi alla Yale University, che avrà certamente ben insegnato ai propri allievi sia come creare arte sia le strategie per farsi strada nel mondo dell'arte....

Chelsea: arte sul tetto e dentro l'edificio 
In ogni caso è stato bello vedere tante persone ben vestite e affabili. Qui nelle strade normalmente la gente veste per lo più molto ma molto casual. Più che a Roma e ad Haarlem in Olanda, dove adulti e bambini in genere escono molto curati. Ma è un fatto che il mondo si sia americanizzato. Vedo a Roma che i turisti venuti da ogni parte del mondo non si distinguono più per il modo di abbigliarsi. L'universo si è uniformato.

venerdì 14 settembre 2012

New York

Quando, quasi una settimana fa sono arrivata con l'Alitalia a New York, dopo il controllo dei documenti e il prelievo della mia valigia sono entrata nella sala d'aspetto dell'aeroporto J.F. Kennedy  scorgendo tra la folla Jan che mi cercava con gli occhi, sentivo tanta gioia nel rivedere questo mio figlio. Da settimane pregustavo questo rivedersi e in pensiero spesso mi trovavo già immersa nella vita newyorchese assieme a Jan.
Nel taxi Jan mi ha chiesto com'è stato questa volta l'impatto con New York perchè succede spesso che gli impiegati dell'aeroporto nel controllare i documenti siano nervosi, sgarbati ed impazienti con tutti i viaggiatori, specialmente con coloro che non sanno esprimersi in inglese. Ho raccontato che questa volta è andato tutto liscio. Mentre facevo la fila allo sportello n. 4 e aspettavo il mio turno, si è aperto un nuovo sportello. La signorina addetta mi ha fatto segno di avvicinarmi. Dopo un saluto ed un sorriso da entrambe le parti ha controllato i miei documenti, poi ha detto: "You don't need fingerprints because of your age. It is amazing how well you look." Io ho detto con un sorriso: "Perhaps from far away." "No, you look like in your fiftees, you must eat well." "Oh, I am 81. I take my vitamins and I've been a vegetarian for more than 30 years. My children and grandchildren are also vegetarians.""You look VERY well. Have a nice stay in New York." E ha chiamato il prossimo passeggero. Questo trattamento gentile è stato un bell'inizio per le mie vacanze.
La casa l'ho trovata bellissima e accogliente come sempre. Jan ha mandato emails a David e Sigrid del mio buon arrivo e poi insieme abbiamo preparato la cena: risotto con zucchine. Mi sentivo come se non fossi mai andata via. Alle 11.00 siamo andati a dormire. Per me erano le 5 del mattino ore italiane. Ero partita da casa a Roma ale 10.30.
La mattina dopo abbiamo sentito e visto Jennifer su SKYPE dalla Giamaica. Sta finendo il giardino, è pieno di fiori, ci manderà le foto. Dopo questi ultimi ritocchi la casa sarà pronta per esser data in affitto ai vancanzieri.  L'ultima settimana della mia permanenza a New York saremo in tre.




ice cream trucks
Poi Jan ed io abbiamo fatto le spese al supermercato Best Yet.  Le commesse erano come al solito ben in carne. Di pomeriggio Jan è andato da alcuni clienti per assaggi di vino e io sono andata, con un libro, al Morningside Park vicino casa. Mi sono fermata al bellissimo playground. Molti bambini stavano in costumini da bagno giocando con gli alti spruzzi d'acqua che in una parte del giardino uscivano dalla pavimentazione. Con il caldo afoso che faceva era il gioco preferito. Per strada passava il camioncino-gelataio con la sua musichetta familiare. La colonna sonora del felice film che sto vivendo.


martedì 11 settembre 2012

1969 - 2a parte (ancora da scrivere)

1969 - 1a parte (DA FINIRE)

Aprendo il  mio diario del 1969 per cercare la pagina concerniente gli astronauti ho finito di leggere tutto il diario, dalla A alla Z.  E come è dolce rivivere tantissimi momenti del passato. Mi capita ogni volta quando prendo in mano uno dei miei diari e leggo dei figli piccoli o ancora sotte le nostre ali che gioisco e allo stesso tempo vengo invasa da una amena nostalgia e la voglia di poter prendere in braccia quei tesori. Ci sono ancora tanti diari da ripassare e perciò mi aspettano molti altri momenti simili.
Come tutti gli anni anche il 1969 era pieno di eventi. Ne voglio scrivere cosi' forse un giorno le nipotine avranno piacere a scoprire come erano la loro mamma e gli zii da piccoli.
Dopo le vacanze di Natale, David il 2 gennaio, un giovedì, ricominciava col nuoto col CONI al Foro Italico,  due volte alla settimana e certe volte anche il sabato. Lo portavo con Sigid nella carozzina e Jan che camminava a fianco. David aveva da poco compiuto otto anni, Jan ne aveva 4 e mezzo, Sigrid tre mesi. Era una bella camminata da Via Teulada fino alla piscina. Il sabato seguente, il 4 gennaio i genitori potevano guardare. David nuotava molto bene, stile libero, dorso e anche delfino. L'istruttore mi diceva che era molto bravo, solo un pò distratto e giovane ed esuberante come sua madre.
Il giorno dopo

lunedì 3 settembre 2012

1969, gli astronauti



Domenica scorsa Jan come di consueto alle 4 del pomeriggio mi ha telefonato da New York e mi ha detto: "Mamma, hai letto nel giornale che ieri è morto l'astronauta Neil Armstrong? Mi ricordo ancora che David ed io abbiamo stretto la mano a lui ed ai suoi colleghi, che emozione!"
Dopo la nostra chiacchierata ho cercato il mio diario del 1969. Sulla pagina del 15 ottobre c'era scritto che Pino alle 4.30 è venuto a prendere David di 7 anni e mezzo e Jan di 4 per portarli con sè negli studi della televisione. (Io sono rimasta a casa con Sigrid di un anno)
 In RAI c'erano i tre astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins che venivano intervistati sul loro viaggio lunare.  Erano tanti i personaggi importanti che finita l'intervista s'intrattenevano  con i tre eroi. Pino tenendo per mano i suoi bambini si è fatto strada tra la folla e dando la mano agli astronauti ha presentato i suoi figli ed anche a loro veniva data dagli esploratori spaziali una stretta di mano accompagnata da una carezza sulla loro testa: "Hi David, hello Jan."
Anche David si ricorda benissimo quel momento storico.
Nel giornale c'era un lungo articolo dedicato a Neil Armstrong morto a 82 anni dopo aver subito da poco un intervento al cuore.
Il 20 luglio del 1969 il comandante dell'Apollo 11 mise piede sulla Luna e collegandosi con la centrale della Nasa a Houston pronunciò queste memorabili parole: "Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un grande passo per l'umanità."
Il mondo intero ha seguito con trepidazione lo sbarco sulla Luna. Ma sul giornale ho letto che c'era anche chi sosteneva che la conquista della Luna fosse stata una messa in scena. Secondo un certo Bill Kaysing che lavorava presso i laboratori della Rocketdyne Research, la ditta che ha progettato e costruito i motori dei razzi che "apparentemente" hanno portato la navicella Apollo sulla Luna,  tutto è avvenuto sulla Terra, in uno studio televisivo top secret in uno sperduto angolo del nostro pianeta.  Kaysing ha scritto un libro del titolo "Non siamo mai andati sulla Luna", dichiarando che ha le prove documentate.
E' più bello però guardando in sù immaginare, là sulla Luna, degli astronauti coraggiosi che poi tornati sulla Terra hanno accarezzato due biondi ragazzini italiani.