mercoledì 7 novembre 2012

Statua della Libertà e ricordi

29 Settembre 2012

Quando a settembre stavo da Jan a New York, un giorno siamo andati al Dumbo Art Festival a Brooklyn. Abbiamo camminato lungo il fiume. C'era il bellissimo spettacolo di Manhattan dall'altra parte dell'East River e in lontananza la Statua della Libertà.
Ci siamo ricordati le due volte che siamo arrivati a New York con la nave, passando vicino alla Statua della Libertà, entrando nell'Hudson River. La prima volta, era il 13 giugno del 1965, Jan era troppo piccolo per ricordarsi qualcosa. David aveva 4 anni e mezzo. Io vedo nel mio diario che Pino era entusiasta quando lasciammo il mare per entrare nel fiume: la Statua, i grattacieli, l'emozione di entrare in un altro mondo.
La seconda volta era il 29 luglio del 1970. Sigrid aveva 22 mesi, Jan 6 anni, David 9 anni. Quando la nave alle 4.30 di mattina è entrata nel fiume Hudson siamo saliti tutti quanti in coperta. Pino è andato a prendere pizza calda per i bambini. E tutti noi a guardare come entravamo nel porto di New York. Faceva un caldo bestiale. David e Jan se lo ricordano ancora. Come la prima volta abbiamo aspettato, vagabondando per New York, il treno diretto in Canada per andare dai miei.
Mi ricordo anche la volta che io con i miei genitori ed i miei due fratelli abbiamo lasciato l'Argentina per trasferirci in Canada. Era il 1955. Da Buenos Aires a New York abbiamo viaggiato su una nave da carico. Un'emozione anche allora l'approccio con New York. E aspettando il treno per il Canada abbiamo assaggiato la Grande Mela. Sono piuttosto vaghi i miei ricordi e  ho perduto i diari di quei tempi, ma ricordo che mio padre ci ha introdotto in un locale dove suonavano jazz, musica nuova per le nostre orecchie ormai abituate ai tangos argentini. Per strada c'erano ragazze molto belle, slanciate ed eleganti. Pensavo che a Buenos Aires fossero eleganti ma qui le superavano.
Siamo tutti pieni di ricordi. Ognuno di noi è diverso non soltanto per l'aspetto esteriore ma anche per i ricordi che ospita nel cervello. A volte penso, vedendo per strada tante persone che camminano davanti a me: "Involucri pieni di pensieri, gioie, preoccupazioni, dubbi, certezze, speranze, rassegnazioni. E ricordi." Più viviamo più ci riempiamo di ricordi. E c'è posto per loro. Ma è vero anche che molte cose sbiadiscono o ci sfuggono e questo fa sì che ci sia di nuovo un vuoto da riempire. Ricordi, ricordi: sorrisi, melanconie. Ricordi da cancellare, da ricordare.
Belle le parole del giornalista Giacomo Papi in un suo articolo: "Il passato ci gonfia, e ci abita, ci esiste in segreto davanti, senza mai rivelarci che siamo già avvenuti."
Il poeta giapponese Junichiro Kawasaki dice: "Il presente è una scorreggia del passato che si disperde nel futuro."
 
 

lunedì 5 novembre 2012

Visita non gradita di Sandy

Ci sono amici che mi chiamano per sentire come stanno Jan e Jennifer dopo l'uragano Sandy che ha tormentato New York lunedì scorso, il 29 ottobre. David ed io siamo in contatto con Jan attraverso telefono e computer e ci tranquillizza. Loro due stanno lontano dalla costa e da corsi d'acqua e di questa tempesta furiosa hanno sofferto minimamente. Mi scrive Jan il giovedì:  "Ciao mamma, qui tutto o.k., noi ad Harlem abbiamo sofferto pochissimo, mentre dalla 34a Strada in giù è tutto chiuso, senza elettricità, tanti senza acqua nè telefono, un bel casino. Ieri ho fatto un giro a piedi nel Village ed era spettrale, nessuno in giro, tutto buio. Anche Dumbo ha sofferto come vedi dalla foto incredibile della giostra. L'acqua nella piazza dove siamo stati per l'Art Festival arrivava fino al petto e sono rimasti i segni della marea sulle mura dei palazzi, quasi tutti senza elettricità, anche il mio ufficio, dove sono entrato solo grazie ad una torcia elettrica. Lavoro bloccato quindi, c'è poco da fare a parte attendere che le cose migliorino. Ci sentiamo presto, un bacio."
L'ufficio di Jan si trova a Brooklyn vicino al Manhattan Bridge e il quartiere DUMBO era tutto allagato. L'uragano Sandy ha spinto l'acqua di mare nei tunnel e molte metropolitane sono rimaste inondate. (costringendo migliaia di ratti ad uscire all'aperto).
Molte persone delle zone basse di New York sono state costrette ad evacuare. Sono stati aperti 72 rifugi ed anche i pets erano benvenuti.
Il ciclone si è sviluppato da un'onda tropicale allungata nel Mar dei Caraibi Occidentale il 22 ottobre. Dopo aver colpito la Giamaica, Cuba, Bahamas, Haiti e la Repubblica Domenicana ha raggiunto New York City la sera del 29 ottobre. A Lower Manhattan e in altre aree della città numerose strade e tunnel sono allagati. L'oceano ha sommerso interi quartieri con un metro e mezzo di acqua, come anche le piste dell'aeroporto Kennedy e quelle del La Guardia. Grazie alle pompe messe da subito in funzione i trasporti metropolitani potrebbero ripartire in breve tempo, anche se limitato per alcuni giorni. Ma New York aspetta ancora giorni e notti difficili.
Jennifer mi ha fatto sapere che si ritiene fortunata perchè la sua casa si trova sulla costa Sud della Giamaica e Sandy ha fatto danni solo nella parte Nord dell'isola.

Carousel (giostra) semi sommerso
 


L'uragano Sandy
Il tunnel sotto l'East River si riempie di acqua
Giamaica

L'acqua che invade un tunnel

giovedì 25 ottobre 2012

David professore

Dopo aver vinto un concorso 22 anni fa, quest'anno finalmente gli è arrivata la convocazione: è stato assunto come docente di ruolo in un liceo artistico romano nella materia Discipline Pittoriche. Da settembre insegna nel Liceo Mario Mafai che fa parte di un comprensorio di quattro scuole superiori che nell'insieme si chiama Caravaggio.
Da sempre David è provvisto di un magnetismo che attrae bambini e giovani. Senza far niente di speciale. Come anche certi fiori attraggono più api che non altri.
Gli chiedo spesso: "Come è andata oggi a scuola?" E lui racconta che ci sono ragazzi e ragazze che disegnano molto bene e che hanno voglia di impegnarsi e imparare cose nuove. Ma nella prima classe alcuni ragazzi non ne vogliono sapere, stanno là senza fare niente e danno fastidio agli altri. Uno si chiede perchè abbiano scelto questo liceo.
Capisco dai suoi racconti che è già benvoluto dai suoi alunni. Una ragazza gli ha detto che quando torna a casa di buon umore la madre osserva che sicuramente ha avuto lezione col nuovo professore.
L'insegnante di sostegno si trattiene nelle classi della scuola per rendersi utile in caso di problemi. Una mattina, nell'intervallo, si è avvicinato a David per dirsi piacevolmente stupito del suo metodo d'insegnamento, cioè che si mette in mezzo ai ragazzi e li segue uno per uno durante il lavoro pittorico.
Ha fatto impressione ai ragazzi quando hanno saputo che la mamma di David è olandese. Uno gli ha detto: "Perciò è così alto."
Da  qualche giorno è subentrato l'orario definitivo: prima era martedì il giorno libero di David, mentre adesso è il sabato. Domani, venerdì, finite le lezioni, prende il treno per andare a Barbarano.
L'ultimo turno di lavoro di Laura era stamattina e così lei oggi pomeriggio si è già avviata a Barbarano, insieme alla cagnolina Seila.
 
 

Ottobrata Monticiana

Sabato scorso, come quasi tutti i sabato, è venuta Junko da me a pranzo. Il tempo era incredibilmente mite, veniva la voglia di uscire all'aria aperta e siamo andate a camminare per il rione Monti, il quartiere più antico di Roma, con il suo dedalo di lunghe vie strette tempestate di negozietti di ogni tipo. Fra il 1924 e il 1936 un'ampia porzione della parte bassa del rione fu distrutta per costruire Via dei Fori Imperiali. La zona della Suburra è stata risparmiata (tra Via Nazionale e Via Cavour). Nella Suburra si trovavano - e qualche traccia la si trova ancora - i bordelli più malfamati, le bettole e le locande più insicure. Giulio Cesare qui vide i natali. E anche il regista Mario Monicelli. Della Suburra i turisti amano molto il pittoresco: strade strette che salgono e scendono, boutiques con creazioni originali, botteghe di artigiani, piccole gallerie d'arte, trattorie tipiche, ristoranti, cafè e bars. Sulla porta d'entrata di un bar di Via dell'Angeletto era affissa la scritta: "Per deputati e senatori il prezzo del gelato è di 30 euro". Dopo aver salutato Fernanda nel suo negozio di antiquariato in Via del Boschetto, passando per Via Panisperna (pane e prosciutto) e Via Baccina, abbiamo visto che in Via dei Serpenti stavano mettendo su un palco per la musica e così abbiamo scoperto che quel fine settimana c'era la festa del quartiere, chiamata "Ottobrata Monticiana". Nella piazzetta della Madonna dei Monti c'erano bancarelle con gioielli fatti a mano, vestiti vintage e tanti altri oggetti. Ci sono piaciuti molto collane e orecchini fatti con bottoni attempati. I loro creatori, un giovane studente e la sua ragazza erano molto simpatici. Mi sono innamorata di queste collane originali (e della simpatia di questi due ragazzi). Il loro prezzo era 15 e 20 euro. Non avevo soldi con me. Il giorno dopo sono tornata con la mia amica Flavia e dopo aver vagabondato per le straduzze affollate ho acquistato una bellissima collana double- face (20 euro) che voglio regalare a Sigrid.
Il nome "Monti" deriva dal fatto che comprendeva il Colle Esquilino, il Viminale, parte del Quirinale e del Celio. Oggi il Quirinale, Castro Pretorio e il Celio non gli appartengono più, ma il nome è rimasto.

mercoledì 24 ottobre 2012

Panchine a Roma

Venerdì scorso sono andata al mio vecchio quartiere di Piazza Medaglie d'Oro a prendere la mia carissima amica Barbara per camminare nel Parco di Monte Mario. Sono salita su per la bella scalinata di Via Prisciano. Sulle tappe di questa scala ci sono delle panchine di legno e, andando indietro col pensiero, ricordo che queste panchine hanno da sempre avuto la visita notturna dei vandali e, di volta in volta venivano aggiustate o rimpiazzate da nuove. Questa volta ne ho viste due di danneggiate e,  in cima ai due lati della rampa, due nuove, ognuna collocata su un nuovissimo minuscolo terrazzino. Molto carino. La buca vicino al primo gradino che scende era ancora là, da sempre. Quando vivevo lì ho fatto sempre molta attenzione a non inciamparci per poi rotolare giù.
Ci siamo godute la passeggiata nel bellissimo parco, ammirando le piante, gli alberi e la bella vista e anche i tanti cani che passeggiavano con i loro padroni. Meno male che le panchine sui viali erano intatte.
Guardando su Google ho visto che il fenomeno delle panchine rovinate o divelte dai vandali è un virus italico. Sorprendere i malfattori sul fatto è pressochè impossibile perchè agiscono di nascosto.
E perchè lo fanno? Che cosa hanno in corpo? Perchè questa voglia di distruggere? Ci saranno diversi motivi ed uno di essi è sicuramente LA NOIA.
 J.Edgar Hoover, capo della FBI stava senz'altro dalla parte della ragione quando disse le seguenti parole: "Se le comunità in tutta la nazione provvedessero a più sane strutture ricreative per i giovani, la delinquenza si sarebbe ridotta." La convinzione di Hoover che la ricreazione è una grande risposta è stata ripresa da  giudici, esperti di guida infantile e funzionari di polizia da costa a costa.
Dal 1903 i parchi giochi sono entrati ufficialmente nel panorama delle città americane. Adesso nella sola New York ci sono 700 playgrounds, centinaia di campi da pallacanestra all'aperto, diverse piscine dove si danno lezioni di nuoto gratis, cominciando dall'età di un anno e mezzo e centinaia di campi di handball. Di questi ultimi solo nel Central Park ce ne sono 12: basta portarsi una palla e giocare a volontà. Questo sport è stato importato dagli Irlandesi. Poi ci sono persino dei giardini giochi su alcuni tetti.




lunedì 22 ottobre 2012

Panchine e sedie a New York

Secondo il sociologo William H.Whyte, molti architetti dello spazio urbano hanno spesso lesinato sui posti a sedere negando l'importanza del didietro umano, lasciando che la gente si apppoggiasse a sporgenze, a fioriere, portando con sè sedie pieghevoli e piegato cappotti per alleviare il dolore da sbarre di ferro. Da un paio di anni però New York ha iniziato a riconoscere le esigenze della sedentarietà temporanea e sta sempre di più diventando una città ideale per sedersi. Dappertutto sono stati collocati blocchi di pietra grigia, lastre di granito ed altre possibilità di sedersi. E in tutta la città sono state aggiunte tantissime panchine a quelle già esistenti. Di tanti angoli e di tante strade ampie una parte è stata chiusa al traffico e sono state sistemate sedie e tavolini a disposizione di tutti. Perchè dopo tanto stare in piedi è bello potersi sedere un pò. Sedersi nei parchi e nelle zone chiuse al traffico è un'azione sociale. I Neworchesi possono attraverso il sito web richiedere al Department of Transportation una locazione per un elegante e scultorea panchina disegnata da Ignacio Ciocchini.
Non ho visto nessuna panchina vandalizzata.

sabato 20 ottobre 2012

Prima impressione


La prima impressione quando David ed io siamo scesi dallo shuttle in Via Marsala non era gradevole: sporcizia per strada, una grande pozzanghera nella quale galleggiavano lattine e bottigliette, una forte puzza di urina, miseri, poveri uomini sperduti, dei perdenti, seduti su un basso muretto, per loro mi assaliva un senso di dispiacere. Bottiglie di birra vuote, cicche di sigarette, cartacce e buste di plastica ovunque. Le strade vengono pulite regolarmente ma in poco tempo lo sporco si ci sparpaglia come prima.
Ci sono i bei palazzi umbertini di Piazza Vittorio, ma sotto le loro arcate il pavimento a mosaico in molte parti è rotto e si sono formate delle buche. Ovunque buche, anche il marciapiede di  Piazza Dante si trova in uno stato disastroso.
Adesso è più di una settimana che sono tornata a Roma, vado spesso al mercato e diverse volte mi sono trattenuta nel Parco del Colle Oppio portando con me un libro e Seila, il cane di Laura. Il parco è bellissima ma anche qui c'è qualcosa da obiettare: le solite buche.
Un paio di giorni fa ho attraversato Piazza Re di Roma. La piazza è bella ma dopo un mese di piazze e parchi di New York l'ho trovata disadorna di verde e.....con enormi buche. Bambini che andavano in bicicletta, signori che chiaccheravano seduti sulle panchine circondati dalla bruttezza. Credo che non se ne accorgano neanche talmente sono abituati a vivere in questo squallore.
Si dice che il comune provvederà a riempire le buche di tutta la città, e mi ricordo di tanti anni fa quando la lira esalava il suo ultimo respiro; anche allora le buche venivano riempite, secondo i giornali spendendo un miliardo (o più) di lire. Arrivavano uomini con divise approssimative, con carretti primitivi, e le buche venivano livellate con una sostanza ibrida: dopo qualche mese di pioggia le buche si  riformavano. Una volta hanno aggiustato Via Prisciano levando tutto l'asfalto e ci  hanno impiegato tanti mesi. Un'estate che sono andata a trovare i miei in Canada ho visto una mattina, andando al mercato,  alcuni operai che avevano cominciato a rinovare una larga strada curva nel quartiere. Canadesi e Portoghesi in tute bianche impeccabili, un casco in testa, lavoravano cantando e fischiettando. I macchinari erano modernissimi (là ogni anno viene messa a nuovo una certa quantità di strade). Il secondo giorno pioveva forte e il lavoro era fermo. Il terzo giorno passando per questa strada nel tardo pomeriggio ho visto che i lavoratori stavano ultimando il manto stradale. Un lavoro fatto alla perfezione. Tornando a casa ci ho trovato uno dei miei fratelli in visita. Ho espresso la mia meraviglia che in solo due giorni la strada X fosse stata rimessa a nuovo. Mia madre e mio fratello si sono meravigliati della mia meraviglia. Per loro era una cosa normale.
Camminando un mese per New York in tantissime zone non ho visto neanche un marciapiede con crepe o buche. E i parchi sono bellissimi e curati con amore.