giovedì 26 giugno 2014

1964 (6), marzo



Il 25 marzo mattina, mentre Pino stava al lavoro, sono andata con David dal parrucchiere per farmi tagliare i capelli. Ho preparato il pranzo e, dopo aver mangiato, la valigia. Alle due del pomeriggio Pino è tornato dal lavoro e un suo collega  ci ha dato un passaggio fino alla stazione. Il treno tardava molto a venire. Avevamo posti prenotati e meno male perchè a quei tempi era una lotta per impradonirsi di un posto a sedere. Una calca. Molti ficcavano nel treno valigie e figli attraverso i finestrini. Ci si sedeva anche nei corridoi per terra o sopra le valigie. Durante il viaggio David ha dormito. A Napoli abbiamo trovato una macchina che ci portava ad Avellino. Ed erano le 20 quando siamo finalmente arrivati. Siamo stati accolti con molto calore da mamma (mia suocera) e le mie cognate Norma e Tina. Tina era venuta da Caserto con la piccola Rosa di pochi mesi. Ci aspettava una buona cena. Mamma cucinava molto bene.
Nei giorni seguenti sono venuti tanti parenti a trovarci, le sorelle di mamma da Chiusano San Domenico, la sorella Dora, con marito e figlio, da Salerno, e anche molti conoscenti. Mamma aveva 4 sorelle: Dora, Clelia, Wilma e Amelia, ed un fratello, Michele, che abitava a Rieti con moglie e figli. Un altro fratello, Luigi, era morto da giovane. 
Nella Villa Comunale di Avellino David andava sulla giostra e spesso le ragazzine dei vicini venivano con noi o David giocava a casa loro, o nel giardino condominiale. Le bambine gli erano molto affezionate, si conoscevano già dagli anni passati. Con Walter, il fratello minore di Pino siamo andati in macchina a Mercogliano che tutti lodavano per la sua buon'aria, ma per il resto era un posto noioso. La funicolare che portava in cima a Monte Vergine l'abbiamo presa solo qualche anno dopo, scoprendo lassù una natura stupenda, magnifica: un'altro mondo.
La piccola Rosa aveva spesso mal di pancia e piangeva. Quante volte l'ho portata in giro per casa tra le mie braccia per calmarla.
Una visita alla famiglia Palumbo non poteva mancare. La mamma e le sue figlie Liliana e Irma ci hanno ricevuto, come al solito, con molto affetto. Da ragazzo Pino ha passato tanto tempo a casa loro, Liliana suonava il pianoforte e Pino cantava e con il fratello Enrichetto inventavano sketches teatrali. Il fratello più piccolo Italo si era trasferito per lavoro a Roma. C'era anche Italo questa volta e con lui siamo tornati a Roma, in macchina, il 31 marzo. In auto David ha dormito un pò di tempo e poi ha giocato con la pistola, regalo di zio Walter e con Pinocchio avuto da noi.
Era bello rivedere la nostra stradetta, il nostro monte (Monte Mario) e dormire nei nostri letti.


Via Goiran



Monte Mario



Villa comunale - Avellino



Avellino 1963
David con le amiche,

domenica 22 giugno 2014

1964 (5)

Nel nostro palazzo, in una stradetta in cima a Via Teulada, è venuta ad abitare Adriana Retacchi, collega di Pino, e suo marito Franco; si erano appena sposati. Si sono conosciuti ed innamorati a casa nostra. Eravamo molto amici, si cenava insieme, a casa nostra o a casa loro, ci vedevamo spesso. Hanno poi avuto due figlie.
Quando abbiamo traslocato a Via Goiran (prima abitavamo a Viale Angelico) David aveva circa un anno e mezzo, era un bambino molto vivace. Esplorando io e lui il nuovo quartiere è corso in un cortile di Via Teulada finendo poi in un piccolo giardino privato, il cancello era aperto. Come al solito io gli sono corsa dietro. Nel giardino c'erano due ragazzini che vedendo David hanno esclamato entusiasti: "Oh che bel bambino, ciao bambino come ti chiami?" Gli hanno fatto tante feste. E' uscita di casa anche la loro mamma e anche lei ci ha accolto con molto calore. Ci siamo intrattenuti per un pò e nel momento di salutarci la signora mi ha pregato di tornare a fargli visita. E, regolarmente, sono andata con David a trovare questa gentilissima signora ed i suoi dieci figli, tutti amorevoli. Qualche volta c'era il marito che suonava il pianoforte. David che amava guardare le figure nei libri, un giorno ha sfogliato un grosso libro che stava da loro sul tavolo ed indicando con un dittino ci ha detto contento: "Ecco, qui c'è Dante Allighieri." La signora Bozzi ha dato un'occhiata e ha detto basita: "Sì, hai ragione. E chi è questo Dante Allighieri?" "Ha scritto La Divina Commedia." E giù esclamazioni tipo "Ma che bambino prodigio!"  Ci sentivamo così benvenuti da loro. E in genere la signora diceva: "Che bello che siete venuti, ci fate un regalo.con la vostra presenza." A volte preparava un panino per David che lui addentava con voluttà. Anche lei qualche volta è venuta a casa nostra, sola o con delle figlie. L'amicizia poi si è spenta per cause di forza maggiore. Ma ho sempre nel cuore questa famiglia speciale.
Sotto casa David giocava con i bambini della nostra strada. Quando c'era Marcello di due anni più grande, tutti e due erano contentissimi di vedersi. Marcello aveva una paura matta del padre. Quando era ora che tornasse a casa e il padre veniva a chiamarlo, correva davanti a lui temendo di prendere le botte, guardava alle sue spalle per vedere che intenzioni aveva il papà. Una volta un ragazzo grande ha incolpato David e Marcello di aver toccato il suo motorino rompendo lo specchietto. Giusto allora i genitori di Marcello uscivano per chiamare il proprio figlio e, sentendo le accuse del ragazzo, il padre ha chiesto a Marcello chi di loro due fosse il colpevole. Marcello senza dubitare ha detto, sbattendo gli occhi: "David", evitando così di essere menato. La madre ha detto: "Non giocare più con David." Con alti e bassi sono rimasti amici per diversi anni.
Un'altro amichetto del quartiere era Stefano. Abitava in una traversa di Via Teulada in un bel vecchio palazzo che tanti anni dopo è stato restaurato ed è diventato la Casa Rossa. Non c'era ancora la strada Panoramica e il palazzo confinava con una natura selvaggia. Ci abitavano solo due famiglie. Al piano di sopra Stefano, i suoi genitori e la sorellina piccola. Gli abitanti non più giovani del pianterreno erano Sor Alfredo e Sora Genoveffa. Nel loro giardino che era un disastro per come era maltenuto scorazzavano tante galline e un gallo.
Da loro compravo le uova fresche e se portavo del pane raffermo mi regalavono uno o due uova. Erano semplici e gentili. In questo giardino David e Stefano giocavano per ore mentre io scrivevo una lettera, facevo la maglia o rammendavo calzini. Quando salivo a casa di Stefano la mamma mi diceva: "Si metta a sede" Mi offriva un tè dicendo "Oh, manca il cucchiarino." Per me era molto simpatico sentir parlare in romanesco, doveva piacermi se ancora adesso me lo ricordo. I giorni di pioggia Pino mi telefonava dal lavoro per informarmi quali films per bambini c'erano nei cinema più raggiungibili. Invitavo Marcello a venire con noi e a volte veniva, a volte no ed era sempre perchè, diceva la mamma, aveva appena avuto un clistere. Anche Stefano veniva volentieri con noi, salvo le volte che la sorellina era in punizione e allora neanche lui poteva uscire. O perchè la piccola Maria era malata e Stefano doveva farle compagnia.
Un altro punto di giochi era Piazza Mazzini, un paio di chilometri da casa (David già camminava lunghe distanze) con tante mamme che ci portavano i figli. David per ore correva con i compagnetti nel giardino di questa bella piazza. Una volta è caduto nel laghetto. Meno male che faceva caldo quel giorno.


David e Stefano


martedì 17 giugno 2014

1964 (4)

Vedo nel mio diario che domenica 1° marzo siamo andati con l'amico di Avellino, Benito Scopa, a Porta Portese. Pino ci ha trovato uno scampolo di pelliccia per farne un copricapo per David, alla Davy Crockett. Con Benito ci si vedeva piuttosto spesso. Quando Pino ed io eravamo appena sposati ci ha ospitato nell'hotel Jolly ad Avellino, dove era direttore. Dopo è stato anche, per un certo periodo di tempo, direttore dell'Hilton Hotel a Roma. Poi, come succede nella vita, ci siamo persi di vista, sentendoci soltanto ogni tanto al telefono. So che con sua moglie Rita Melillo ha pubblicato nel 1996 un libro intitolato Dirigere non è solo essere a capo.
Quel pomeriggio sono venuti a farci visita nostra cognata Mariella, moglie del fratello di Pino, Gino, il loro figlio Diego di due anni più grande di David e la cugina di Mariella, Rita. David era scatenato, anche perchè con Diego si è sempre trovato molto bene. Quando Diego aveva pochi mesi, in visita ad Avellino, Pino ed io l'abbiamo tenuto in braccio. Adesso è medico chirurgo ad Avellino, è sposato ed ha un figlio. Verso le 19,00 abbiamo dato loro un passaggio col nostro taxi per poi proseguire il tragitto fino a casa degli amici Colombi. David si è divertito tanto con Paolo, suo coetaneo e futuro compagno di liceo artistico, e con Francesco, il fratello più grande, e, naturalmente con i loro giocattoli. Giuseppe Colombi era collega di Pino alla RAI. Pino ed io siamo stati al suo matrimonio con Silvana. Ne ho scritto già una volta in questo blog. Negli anni siamo rimasti amici. Quando abbiamo cambiato casa ho portato tanti libri a Giuseppe perchè ama leggere. Loro non si muovono più e fra breve andrò io a trovarli.
Il 7 marzo, nel pomeriggio, abbiamo  preso un autobus per passare qualche ora con gli amici Billingsley. Allora Mike e Rhoda avevano tre figlie, Paola, Carla, Marta e dopo ne è nata un'altra, Susanna. I bambini si divertivano molto insieme.
Frattanto la mia pancia cresceva e David (tre anni) ha osservato: "mamma la tua pancia si romperà" ed un attimo dopo: "ma come esce il bambino?"
Il 14 marzo abbiamo avuto ospiti per 5 giorni: Nonna Raffaella e zia Norma, da Avellino. Hanno portato una pizza dolce fatta da mia suocera e tante altre cose. Quei giorni sarebbe mancata l'acqua in tutto il quartiere e perciò, dopo aver sentito la notizia alla radio, abbiamo in anticipo riempito le pentole, i secchi e addirittura la vasca del bagnetto. La situazione era disagevole, tutto era più complicato dove c'era un necessario bisogno d'acqua Siamo spesso usciti  insieme: al centro a fare shopping, dove, su richiesta di David ci siamo seduti un'oretta sulla scalinata di Piazza di Spagna. Siamo passati anche al nostro mercato coperto di Via Sabotino. Le bancarelle fuori dal mercato erano una vera e propria attrazione per mia suocera e per Zia Norma. Un giorno siamo andati tutti al cinema. A David piaceva vedere i films. Una volta, un giorno di pioggia, l'ho portato a vedere Pollicino al cinema della parrocchia. Prima protestava dicendo che preferiva giocare con gli amichetti ma poi era tutto preso. Dopo, a casa, disegnava le scene che aveva visto nel film.


Diego

martedì 13 maggio 2014

1964 (3)

David mi faceva anche dei complimenti. Quando mi ha visto stirare un mucchio di indumenti ha osservato: "Mamma sei proprio brava!". E quando più tardi tornavo dal fare le spese ha detto: "Mamma come sei bella." e Pino annuiva: " Ha ragione, sei bella oggi." Quel giorno David è rimasto a casa perchè tossiva molto. In quei tempi bastava chiamare il pediatra convenzionato e in giornata veniva a casa a controllare. Ha prescritto uno sciroppo.
Il 14 febbraio è arrivato un pacco dal Canada che i  miei genitori avevano spedito il 29 ottobre. Già si temeva che si fosse perduto. Per David c'erano due pantoloni e anche una giacca da David Crockett. Era felicissimo e l'ha voluta subito indossare. Pino quel giorno è tornato presto dal lavoro perchè c'era uno sciopero in atto, e ha portato con sè un ragazzino olandese di 10 anni: Peter Evenhuis. Peter, che frequentava la scuola tedesca, aveva come compito una ricerca sulla RAI e perciò si era presentato ai cancelli della RAI in Via Teulada. Gli uscieri si ricordavano che la moglie di Pino era olandese e l'hanno chiamato nel suo ufficio. Pino con il suo carisma ha preso l'olandesino sotto le sue ali e  gli ha mostrato tutto quello che c'era da vedere. E poi Peter è venuto con Pino a casa. Ha giocato con David, abbiamo chiacchierato ed è rimasto a cena. Avevo prima chiamato i suoi genitori per chiedere il permesso. Verso le nove è venuta la mamma a riprenderlo. E così è nata un'amicizia che è durata diversi anni. Attraverso Jacob e Gerda Evenhuis abbiamo conosciuto e frequentato tanti altri olandesi, quasi tutti della nostra età. E così ho potuto parlare ogni tanto la mia lingua.
In quei giorni Pino ha finito di scrivere il suo primo libro All right, un romanzo che è stato poi pubblicato dalla casa editrice Trevi. Scriveva anche racconti. La scrittrice Flora Volpini ha letto un suo racconto, definendolo stupendo. Pino scriveva, cancellava, correggeva e io poi battevo a macchina la versione definitiva; non c'erano ancora i computers e quindi si usava la macchina da scrivere. 
Leggo nel mio diario che un pomeriggio, a casa di sua nonna, dove aveva tutti i giocattoli, Germana era gelosa che David li toccasse. Spesso litigavano e poi facevano la pace, e, quando Germana mi abbracciava a sua volta David era geloso e la spingeva via. Quella sera Pino ed io, insieme, abbiamo messo David a letto. Abbiamo cantato per lui e Pino ha ripetuto quello che spesso diceva: "Un figlio così me lo sono sempre sognato."


David con Germana (a sinistra).



sabato 10 maggio 2014

1964 (2)

A David piaceva tanto andare al giardinetto il pomeriggio, saltellava e cantava alla mia mano. Trovava sempre bambini con cui rincorrersi, gli venivano le guance rosse stando all'aria aperta. Qualche volta ci andavamo di mattina e allora c'erano più bambini della sua età che erano però tutti più piccoli di lui. Una mamma mi ha detto: "Ma suo figlio non deve andare a scuola?" Ed era sorpresa quando le ho detto che aveva da poco compiuto tre anni. A volte David piangeva quando era ora di tornare a casa, voleva rimanere finchè l'ultimo bambino non se ne fosse andato. Quando i bambini molto più grandi non volevano che participasse ai loro giochi perchè ritenuto troppo pischello, David piangeva dalla delusione. Andavamo anche dall'amichetta Germana di mezz'anno più grande, a casa della nonna, a Viale Angelico. Germana aveva tantissimi giocattoli. Veniva con la mamma  anche da noi e i bambini giocavano tutto il pomeriggio senza mai litigare. Con Olga, la sua mamma, sono rimasta amica.
A David piaceva trasvestirsi, da cowboy, da indiano e, delle scarpe che Pino gli ha fatto col cartone, simili a quelle che indossavano gli zampognari che a Natale suonavano sotto casa, era orgogliosissimo. Pino gli ha costruito anche un teatrino di cartone e dei pupazzetti di stoffa, ci giocavano insieme animatamente.
Andando a cena da Alberto, collega di Pino e dalla moglie Rossella c'era Donatella la figlia coetanea di David con cui giocare, e come erano vivaci.
Un pomeriggio sono andata con David a trovare la sua giovane madrina Daniela, che però stava a letto al piano di sopra con l'influenza. C'era sua mamma Luisa, con la quale mi trovavo molto bene. Anche questa volta abbiamo chiaccherato a non finire. Le piaceva il berretto fatto a mano che avevo in testa e l'ha voluto subito imitare, cercando nel suo cesto della lana bianca, era un genio con i lavori manuali. Mi ha fatto come al solito tanti complimenti e di David ha detto che era un bimbo stupendo. David in continuazione andava su da Daniela.
Il 2 febbraio siamo andati in montagna a Roccaraso. Alle 10 abbiamo preso un taxi fino a Termini. Allora si faceva una lunga fila per i biglietti del treno. Si partiva alle 11 e alle 3 si cambiava treno. Alle 4.30 siamo arrivati a Roccaraso. Un lungo viaggio ma David si è divertito tutto il tempo intrattenendosi con molti dei passeggeri, tanto che alla fine tutti lo conoscevano. Eravamo fortunati, c'era la neve. E nell'albergo Trieste abbiamo trovato tanti bambini con i loro simpatici genitori. C'erano anche i signori Fioravanti con i loro tre figli. I bambini dell'albergo rotolavano tutto il tempo nella neve e David è andato su uno slittino preso in affitto. Pino ed io, seduti sulle sedie a sdraio, abbiamo preso il sole. Con una slitta trainata dai cavalli ci siamo avviati al Rifugio degli Alpini. Un'altra volta lo skilift ci ha portato sulla montagna, un posto bellissimo. La settimana è volata e il 9 febbraio siamo tornati a Roma. Durante il viaggio David ha dormito e a casa non era stanco per niente. Abbiamo pranzato, io ho letto la lettera settimanale di mia madre ed altre lettere di amici e poi abbiamo deciso di andare a Via Cola di Rienzo dove c'era la sfilata dei bambini in maschera di carnevale accompagnati dai genitori. David felicissimo con addosso le piume da indiano e la faccia dipinta. Faceva freddo e c'era molto vento. Tutti a letto presto.



Sulla neve a Roccaraso


Roccaraso

giovedì 8 maggio 2014

1964 (1)

L'undici marzo è venuto Carlos, il mio figlioccio, per stare un paio di giorni da noi. Poi ha passato dieci giorni da suo padre nelle Marche per tornare di nuovo da noi per qualche giorno. Ho voluto verificare quando è stato che Cristina, sua madre, si è presentata a casa nostra come ragazza alla pari e perciò ho preso il mio diario del 1964, l'anno che è nato Jan: il 16 giugno. Ma sfogliando il diario ho finito per leggerlo tutto dall'inizio. E come sempre quando rivivo tempi remoti attraverso i miei vecchi diari oppure vecchie lettere, tanti sentimenti teneri, melanconici e nostalgici vengono a galla.
All'inizio di questo diario il protagonista era David, che aveva appena compiuto tre anni e di lui voglio rievocare qualche episodio.
In gennaio ero incinta, nel quarto mese, e anche se ancora non ingrassavo la vita si allargava e perciò chiudevo le gonne e i pantaloni con  l'elastico. David osservava e commentava: "Mamma, la tua gonna è troppo piccola."  Ed io: "Sì, la mia pancia si ingrandisce perchè ci sta crescendo un bambino, un tuo fratellino o sorellina." David metteva le sue braccia intorno a me e baciava diverse volte la  mia pancia.
Il giorno dopo Pino è andato alla RAI per parlare coi colleghi portando con se David. Quando sono tornati a casa Pino mi ha detto: "Senti un pò nostro figlio." Mentre Pino si intratteneva con i suoi colleghi, durante una piccola pausa  David ha detto a chiara voce: "Nella pancia di mamma sta crescendo un fratellino." I colleghi hanno chiesto se questa notizia fosse vera e, dopo la risposta affermativa, hanno espresso tanti auguri e congratulazioni.
Quando il tempo era bello uscivo con David nel pomeriggio. Nel piccolo parco di Piazza Maresciallo Giardino David incontrava altri bambini con cui giocare. Io mentre badavo a lui parlavo con delle signore e facevo la maglia. Un signore attempato si è seduto sulla nostra panchina dicendo: "Fammi sedere un pò vicino a questa bella signora con queste belle gambe." Dopo un pò, a sorpresa, è venuto Pino da noi perchè aveva un intervallo tra un programma e un altro, e ha giocato con suo figlio. Dopo cena ho giocato io con David ed abbiamo "letto" dei libri. Quando Pino è tornato dal lavoro e David dormiva ormai da un pò abbiamo preparato la calza della Befana. Era il 5 gennaio.
La mattina dopo quando David ha trovato la calza con caramelle e piccoli giocattoli era felicissimo. Più tardi sono andata insieme a lui dal parrucchiere, girando l'angolo di Via Teulada. Avevo quasi finito di pagare quando David mi ha preceduta nell'uscire, ma una volta fuori non c'era più traccia di lui, era scomparso. Ho cercato, chiamato, niente, ero disperata. Ho fatto una corsa a casa, in cima a Via Teulada. Niente David. Ho chiamato Pino ed insieme abbiamo cercato affannosamente. Niente di niente. Pino è andato alla RAI e via radio hanno data la notizia e chiesto se qualcuno l'avesse visto. Poi per strada le ragazze Bozzi ci hanno detto che David l'hanno visto nell'edicola. E sì, là stava seduto, per terra dietro al banco, sfogliando tutto intento giornaletti per bambini. Pino ed io eravamo affranti e pallidi, David però non era cosciente della situazione da lui creata: questa era l'edicola dove lui con la mamma andava regolarmente a fornirsi del suo giornaletto preferito. Pino è tornato al lavoro. I suoi colleghi sono stati carinissimi. Quando sono andata con David a comprare il latte nel bar in Via Teulada, i  molti giovani presenti sono venuti verso di noi chiedendo se questo fosse il bambino che si era perduto.


venerdì 2 maggio 2014

Jan a Roma




Ho avuto una mail da Jan in cui diceva che, dopo un buon viaggio, la sera è arrivato a New York dove Jennifer lo aspettava con pasta al sugo e, finito di mangiare, è andato subito a dormire.
Jan è stato in Italia per essere presente alla fiera del vino a Verona, "Vinitaly" (Salone internazionale del vino e dei distillati) che quest'anno si è tenuta dal 6 al 9 aprile. Come sempre ci ha incontrato Gregorio il suo amico produttore di vino e sua moglie Barbara. Dopo la fiera ha visitato diverse aziende vinicole nel Veneto, nelle Marche e  in Abruzzo.  Da noi è arrivato la sera del 12 aprile e il 16  mattina è tornato a New York. Come ogni anno ci ha raccontato dei suoi incontri nel mondo del vino e mi ha affascinato la sua descrizione di come, in momenti e posti diversi, abbia incontrato due ragazze sui trent'anni appassionate produttrici del  proprio vino. Si chiamano Cristiana e Lorenza. Non si conoscono tra loro. La casa di Lorenza, che funge anche da deposito, nel tempo si è riempita di talmente tante bottiglie, botti ed attrezzature varie che per lei non c'è più posto e perciò vive in un camper, usando però il bagno della casa.
E' stato bellissimo avere Jan con noi, abbiamo chiaccherato di tutto. David, Laura e Jan hanno camminato per un paio d'ore nei dintorni di Piazza Navona mentre con me Jan ha portato fuori la cagnolina Seila quando di mattina David e Laura stavano al lavoro e siamo andati al mercato. Gli alberi di Piazza Vittorio sono in fiore, bellissimi. Questa piazza potrebbe essere stupenda se venissero prese come esempio le piazze di New York. Io non potevo fare lunghe camminate perchè avevo una distorsione al piede sinistro per via di una buca nel marciapiede.
L'ultima sera è venuto a trovarci l'amico produttore Andrea per salutare Jan ed è rimasto a cena. Andrea ormai è diventato un amico di famiglia. E' stata una serata molto piacevole.
Da un pò di giorni stavo consultando il mio diario del 1964, l'anno in cui è nato Jan, per cercare il giorno che è venuta da noi come ragazza alla pari Cristina Lopez del cui figlio Carlos poi sono diventata madrina. 
Carlos, che abita nelle isole Canarie, da un pò di anni viene in Italia in primavera per stare qualche giorno con noi a Roma e per poi incontrarsi con suo padre nelle Marche. 
Leggendo questo diario rivivo quel tempo, con Jan piccolissimo, e quanto vorrei averlo un momento bèbè nelle mie braccia. Adesso è un uomo ma guardandolo vedo in lui ancora quel bambinuccio e sento tanta tenerezza.
Prima di partire Jan ha scelto uno dei miei ultimi collages ed anche uno piccolo di tanti anni fa.(19-9-2006)