mercoledì 8 aprile 2015

Non c'è due senza tre (la terra)






 Mi ero riproposta di troncare per un lungo lasso di tempo la relazione con la mia amica immaginaria ma non durò molto che mi sorpresi a pensare a lei con nostalgia: dove sarà, perchè non si fa più viva? Non mi era antipatica quest'amica ma, perchè affetta da logorrea, con quel suo continuo flusso di parole mi lasciava stremata. Quando, dopo la sua ultima visita se ne andò, ed io mi ripresi solo dopo un'oretta di riposo, ripensando alle sue esternazioni mi venne da ridere: delle volte era proprio buffa. Un pò di risate tirano su il morale, fanno dimenticare le cose che ci affliggono.
I giorni e le settimane passarono. Le imcombenze quitidiane mi tenevano occupata. Un giorno assolato mi dedicai alle piante sul balcone. Con delle amiche ci eravamo scambiate delle talee, bastava piantarle nei vasi e in un batter d'occhio si sarebbero formate le radici. Che piacere sentire con le mani la terra soffice, fare con le dita dei piccoli fori e inserirci le talee. Con l'immaginazione vedevo crescere le piantine momento dopo momento fino a trasformarsi in rigogliosi arbusti o addiritura in alti alberi.
Di soprassalto sento una presenza vicino a me venuta da chissà dove. Neanche mi spavento perchè capisco immediatamente chi è venuto a trovarmi: è la  mia amica immaginaria della quale ho sentito la mancanza. Come sono contenta che sia qui con me in questo momento. Dopo esserci salutate con molto affetto mi dice: "Ti acchiappo proprio al momento giusto, perchè come sai non c'è due senza tre." Vedendo le mie sopracciglie alzate si spiega meglio: "La prima volta che ci siamo incontrate abbiamo trattato l'argomento acqua, la seconda volta era il fuoco il centro della nostra attenzione. Adesso che ti ho visto affaccendata con le piante mi rendo conto che dai nostri discorsi non possiamo escludere la terra." "Va bene", dico, "parliamo di terra, intanto sediamoci che faccio riposare un pò la mia schiena." Su un tavolino metto due bicchieri e del succo di mela, la mia bibita preferita. Vedo che piace anche a lei. Guardando la lunga fila di vasi da me riempiti dice: "Hai fatto un gran lavoro, capisco che sei a terra." Mi guarda con affetto e dice: "Ti ho cercato per mare e per terra, ho girato tutto il globo terraqueo. Per poco non andavo anche nelle viscere della terra. Non trovandoti sentivo mancarmi la terra sotto ai piedi. E' stato l'stinto che mi ha fatto volare raso terra per trovarti qui a lavorare la terra." Mi abbraccia ed io mi scuso: "Sono stata via, mi trovavo altrove. La prossima volta che vado via ti avviserò in anticipo." Sono curiosa e perciò cambio argomeno, chiedo: "Come va col tuo collega e col tuo amante?" Alla mia domanda la sua espressione cambia, diventa assorta e so già che significa: di quel che il cuore è pieno la bocca trabocca. Parte come un razzo, dice: "Finalmente ho capito che il mio collega è una persona terra terra, le cose che mi racconta non stanno né in cielo né in terra, ascoltando le sue frottole mi spaventai tanto che caddi lunga distesa per terra, tra lui e il  mio amante ci corre quanto dal cielo alla terra. Le sue fandonie non voglio più bere, gli ho dato un calcio nel sedere, di lui non desidero più sapere." L'ansia di sfogarsi invece di farla balbettare la fa rimare. Chiedo: "E il tuo amante? Che ne è di lui?" Questa volta l'espressione della sua faccia diventa sognante, dice: "E' lui l'uomo della mia vita, me ne sono accorta l'altro giorno alla stazione: saltai a terra dal treno in corsa e m'affrettai da lui in macchina pur avendo una gomma a terra. Con lui vivrei su una lingua di terra, su una zolla di terra. Andrei con lui fin nelle terre polari, con lui mi trasferirei nelle terre selvagge e non avrei nostalgia della mia terra. Vivrei con lui sulla terra di nessuno. Gli ho dichiarato il mio amore e lui mi ha stretto con calore tra le sue braccia, sono la donna dei suoi sogni. Lui possiede un pò di terra al sole, vivremo là coltivando la terra, nutrendoci con i frutti della terra. Sul mio, sul nostro futuro, non ho più dubbi: siamo fatti l'una per l'altro." Dopo queste appassionate confidenze beve un altro bicchiere di nettare. Ha l'aria appagata: Si alza, mi abbraccia, dice: "Volo da lui, è stato bello stare con te." Faccio giusto in tempo ad augurarle tutto il bene di questa terra che sparisce. Già  mi manca, è come aver letto delle pagine di un bel romanzo.
Con i pensieri altrove continuo ad occuparmi delle piante e della terra.

venerdì 3 aprile 2015

Livia 10 anni

Il 19 marzo Livia ha compiuto 10 anni, a colazione ha aperto i regali avuti da genitori, sorellina e nonni. Come al solito ha portato a scuola, per i compagnetti e le maestre, un vassoio con biscottini e una torta alla ricotta, il tutto fatto dalla mamma, ed è stata una mattina eccitante. La vera festa di compleanno però, con le amichette scelte per l'occasione, si è tenuta il sabato dopo, il 21 marzo, dalle 13.00 in poi. Dopo aver scartato i regali e mangiato la torta (produzione di Sigrid), Livia e le sue ospiti si sono avviate ad un atelier poco distante da casa dove hanno trascorso diverse ore a cucire, con l'aiuto della proprietaria-artista una bellissima borsa, ognuna scegliendo le stoffe e gli ornamenti da applicare. La signora ha poi offerto bibite e dolcetti alle piccole ospiti che, orgogliose e contente delle proprie creazioni sono tornate a casa dove ad aspettarle c'era pizza ed altro. Verso le sei e mezza sono venuti i genitori a riprendersi le figlie che stavano giocando per tutta la casa.
Direi che anche quest'anno è stata una festa molto originale.


Come gli anni passati pure questa volta Livia ha fatto un disegno col quale sono stati realizzati poi gli inviti per la sua festa. Anche a noi a Roma ne è arrivato uno, raffigurava una composizione di piccoli disegni geometrici così precisi da sembrare fatti con lo stampino.





E' incredibilmente creativa e fantasosia Livia. Durante il colloquio con i genitori che ha luogo ogni due mesi la maestra ha detto a proposito di quest'invito che Livia è geniale. E parlando del suo carattere, dei suoi atteggiamenti e delle sue osservazioni ha espresso un'altra cosa che ha commosso i genitori: "Livia è un dono al mondo (een geschenk aan de wereld), lo sono tutti i bambini ma Livia è un esserino particolare." Quando Sigrid me lo ha riferito al telefono mi sono commossa anche io.
Mi sembra quasi inverosimile che sono già passati dieci anni da quando è nata Livia. Quando aveva quindici giorni sono andata in Olanda per dare una mano. Era una bellissima vispa neonata che però di notte non dormiva mai e per fare riposare la mamma nel pomeriggio mi mettevo in poltrona, avevo la vista sul giardino e lei in grembo e allora sì che dormiva, stavo anche 5 ore di seguito seduta così, non muovendomi per non svegliarla, canticchiando, leggendo e. . . scrivevo haiku, perchè allora in quei giorni avevo scoperto l'esistenza della poesia haiku e ne ero rimasta colpita, tanto che ne ho scritto molti e con quella creaturina amata sopra di me era naturale fosse lei, in quelle ore, il soggetto dominante.
Eccone qualcuno:

Zo'n warm lijfje                                        Corpicino caldo
dicht tegen me aan                                    stretto contro di me
dierengeluidjes                                          versi da animaluccio

Voor mijn kleindochter                             Per la mia nipotina
neur ik al de liedjes                                   canticchio tutte le canzoni
van toen ik klein was                                 di quando io ero piccola

Kindje op mijn schoot                               Bimba sul mio grembo
je bent een prachtig kleinkind                   sei uno splendore
een volle luier                                            pannolino pieno

 Quando tre anni dopo è nata Flaminia, un altro splendore, ho scritto anche per lei degli haiku. Dopo ho smesso, ho cominciato questo blog e ad intervalli faccio dei collages.









lunedì 30 marzo 2015

Cambio aria

Il racconto "Cambio aria" è del 27 marzo 2004.

Adesso che quasi tutto è pronto per la mia partenza esulto. Quando il viaggio era ancora solo un  pensiero vago mi sentivo combattuta: partire sì, partire no. Intraprendere un viaggio dopo un così lungo intervallo mi sembrava un'impresa insormontabile. Stavolta non mi andava di muovermi, ero come legata fisicamente e psichicamente con dei fili invisibili al mio ambiente abituale. E' stato mio figlio a spezzare per me l'incantesimo, prima dicendomi: "Mamma ti devi dare un pizzicotto." E poi telefonandomi: "Ho preso il tuo biglietto aereo, starai con me tutto il mese di maggio." Non avendo più scampo ho, con mia sorpresa, quasi da subito familiarizzato con l'idea di andare di nuovo in terre lontane. Tanto, l'Europa, con tutti i suoi legami affettivi non scappa, la ritroverò al mio ritorno. Adesso mi godrò la permanenza col figlio "americano". Quante cose faremo insieme. Nelle ore in cui lui lavora andrò in giro da sola per l'immensa città, prendendo i bus, la metro e camminando. Ogni giorno fisserò un nuovo itinerario e se non mi raccappezzo nel trovare le strade chiederò aiuto a qualche passante. Ricordo che la gente è gentilissima e più volte mi è successo che, dopo aver chiesto informazioni, qualcuno  mi abbia addiritura accompagnato per un tratto di strada.
L'appartamento di Jan è pieno di luce, è arredato con gusto, alle pareti tanti quadri. Dalle finestre si gode una bella vista su di un parco. Il quartiere mi piace. E poi c'è Jan. Con i miei figli sto bene.
Mi trovo sull'aeroplano, si decolla. Dopo il trambusto che accompagna ogni partenza comincio a rilassarmi e a staccarmi dalla terra che lascio. Anche se il mio pensiero non è ancora rivolto alla terra che mi aspetta. Sto qui e nell'adesso. Ho un posto nel corridoio. Il posto vicino a me è vuoto, meglio così, non devo scambiare i soliti convenevoli con uno sconosciuto. Il viaggio procede bene. Si legge, si mangia, vengono proiettati dei films. Solo le luci piccole rimangono accese. Gente che dorme, gente che parla sottovoce. Mi viene un pensiero: "Verrà la mia amica immaginaria? Mi si presenterà?" Le ho spedito un messaggio telepatico dicendole della mia partenza. Ascolto musica. Finito un brano c'è una voce femminile che annuncia: "Il programma viene interrotto, verrà ripreso più tardi." Apro gli occhi, mi drizzo sul sedile: ho riconosciuta la sua voce, è lei, la mia amica immaginaria. Eh sì, è proprio lei, seduta sulla sedia che sembra non aspettasse che lei. Ci sorridiamo e ci salutiamo da vecchie amiche. Mi dice: "Ho avuto il tuo messaggio, appena ho potuto sono volata da te. Mi rallegro per questo tuo viaggio. Sarà bellissimo stare un mese con tuo figlio." Parliamo animatamente del più e del meno. Poi lei dice: "Ci troviamo in aria a migliaia di metri da terra, che ne dici se questa volta facciamo prevalere il tema aria?" Io rispondo convinta: "Va benissimo, momento più adeguato non si presenterà più." Contente, tutte e due rimaniamo un attimo in silenzio finchè io non le rivolgo la fatidica domanda, ormai rituale: "Come vanno le cose col tuo compagno?" Con un fiume di parole risponde raggiante: "Le nostre dichiarazioni d'amore non erano parole campate in aria, il nostro rapporto va a gonfie vele. Non abbiamo costruito castelli in aria e non ci diamo arie, lavoriamo la nostra terra ed il mio uomo è anche all'inizio di una carriera come cantante d'opera, l'ho lasciato che cantava un'aria. Lui sa che sono venuta a trovarti in aria. Da noi in campagna si sta bene, l'aria non è inquinata, stiamo spesso all'aria aperta. In casa abbiamo l'aria condizionata, solo che lui per via della voce deve fare attenzione a non prendere un colpo d'aria, deve stare lontano dalle correnti d'aria. La sua carriera ha l'aria di andare sempre meglio. Giorni fa gli ho detto che ha un'aria stanca e dato che c'è aria di vacanza, non dobbiamo mandare all'aria il nostro progetto di cambiare aria per un mesetto. Lui aveva l'aria sollevata: apprezza il fatto che io badi al nostro benessere. Gli dico sempre: "Quando hai bisogno di me, spara un colpo in aria e io sarò da te." Ah, in questo momento sento un vuoto d'aria, vedi quel bambino? Cade con le gambe all'aria. Adesso è tutto tranquillo e repentinamente mi ricordo che devo cominciare a salutarti, mia cara amica dei quattro elementi. Come sono belle le parole acqua, fuoco, terra e aria. E quante volte sono state usate da poeti e scrittori; per noi sono state fonte di divertimento. Se mi vuoi vicino fammelo sapere telepaticamente e io sarò da te in un attimo. Ora devo tornare dal mio compagno, avrà finito la sua aria." Ci scambiamo gli auguri per un felice futuro e con un caloroso abbraccio lei, come le scorse volte, si dilegua nell'aria.
Parlare insieme è stato come prendere una boccata d'aria.
Rimane un'ora all'atterraggio. Chiudo gli occhi e con un sorriso sulle labbra mi immergo nei pensieri: quante cose belle che mi aspettano. Fra poco respirerò, insieme a mio figlio, l'aria del Nuovo Mondo.




giovedì 26 marzo 2015

Rinata col fuoco






"Rinata col fuoco" è dell'11 marzo 2004.

Quando meno me l'aspetto, qualche giorno dopo la sua ultima visita, come toccata da una bacchetta magica, ecco la mia amica immaginaria riapparire da dietro le quinte: quell'amica ballerina, quella col passo di danza. Bussa di nuovo alla mia porta, entra e dice: "La scorsa volta ho trattato talmente a lungo l'argomento acqua da farti straripare la testa. Vogliamo oggi tirare in ballo il fuoco? Insomma buttiamo il fuoco sull'acqua e non viceversa. Ti va di cominciare una nuova sfida?" Mi guarda con tanta insistenza e speranza che io, alzando le spalle con rassegnazione rispondo: "Va bene, dato che ci tieni tanto." Sollevata e contenta mi trascina nel soggiorno dove c'é il caminetto acceso. Ci sediamo vicino al fuoco e guardiamo le fiamme scoppiettanti. Dice: "Io sono sempre attirata dal fuoco." Attizza la brace e dice: "Come mi piace scherzare col fuoco." Ricomincia a parlare di quel suo collega (acqua cheta) dal quale si sente attratta, ma sa già che è un fuoco di paglia. "Sai, io prendo subito fuoco, ma se lui non ne vuole saperne di me, che vada a bruciare nel fuoco eterno. La cosa migliore è non pensarci più e versare acqua sul fuoco perchè ho anche un amante con un temperamento di fuoco e non si può mica mettere troppa carne al fuoco: trovarsi tra due fuochi è come darsi fuoco. Quello che devo fare è mettere a fuoco chi dei due voglio veramente."
Si mette a soffiare nel fuoco e dice: "Meno male che ho il fuoco della fede." All'improvviso diventa rossa come il fuoco: "Purtroppo ho il fuoco nelle vene."
Io le suggerisco di calmarsi e di mangiare con me le castagne che levo dal fuoco. Mangiando le caldarroste e accompagnandole con un bicchiere di vin brulé passiamo un lungo momento quieto e gradevole. Di scatto si alza e canta:
                                                           Fuoco fuocherello
                                                           Sul più bello
                                                           Il giuoco
                                                           Va a fuoco

Mi saluta e se ne va.
Io rimango di stucco: vuoi vedere che mi vuole fare concorrenza a San Remo? Per un pò di tempo non la voglio più vedere, questi suoi giochi mi hanno proprio rotto le scatole. Mi accosto al caminetto facendo attenzione a non prendere fuoco.

Acqua pura acqua chiara talvolta ingannevole





Dei racconti che ho scritto quando seguivo il corso di Scrittura Creativa ne mancano ancora quattro da trascrivere su questo blog e adesso ho deciso di adempiere a questa mancanza.
I quattro racconti hanno come tema gli elementi acqua, fuoco, terra, aria.

"Acqua pura acqua chiara talvolta ingannevole" è del 9 marzo 2004.

Oggi, camminando per strada, ho visto le pozzanghere che si erano formate dopo una notte di pioggia insistente. Mi è venuto in mente quando da bambini i miei fratelli ed io andavamo sotto la pioggia con indosso un mantello nero e degli stivali di gomma nera in cerca di tutte le pozzanghere del quartiere per passarci dentro pestando forte i piedi. Era un divertimento sublime.
Camminando rifletto su come l'acqua possa essere causa di gioia e di dolore. Tra me e me faccio un gioco, un esercizio mentale che consiste nel cercare frasi di uso comune che fanno riferimento all'acqua.
Dopo la passeggiata intorno al palazzo eccomi a casa per mettere per iscritto quello che dalla mia mente è venuto fuori.
Faccio entrare in scena un'amica immaginaria che a passo di danza è venuta a trovarmi, sarà la mia spalla. Quest'amica bussa alla porta e dopo il saluto dice: "Ho la bocca secca, solo un bel bicchiere d'acqua mi potrà dissetare." Raccontandomi le sue peripezie dice sconsolata: "Sai, io mi perdo in un bicchier d'acqua" e beve con gusto la tazza di tè che nel frattempo ho preparato. Ma la sua sete non è scomparsa e mi confida: "Ho una gran sete di sapere." Parlando di un suo collega di lavoro dice: "Sai, di lui non mi fido, è acqua cheta, ma mi raccommando: acqua in bocca." Dopo molti bla-bla-bla dice: "Sai, mi trovo in cattive acque, ho l'acqua alla gola, ormai vado avanti a pane e acqua." Le preparo subito qualcosa di buono da mangiare. Sentendo il buon profumo del sughetto sul fuoco dice: "Mi viene l'acquolina in bocca." E mentre io calo la pasta nell'acqua, lei si va a sciacquare le mani.
A tavola vuole l'acqua minerale. Mentre mangiamo un acquazzone batte contro le finestre e lei racconta di inondazioni, maremoti, affogamenti.
Quando quest'amica immaginaria finalmente se ne va sono esausta e per rimettermi in sesto mi siedo davanti alla TV. Il programma parla di paesi colpiti da siccità. Mi alzo, non ne posso più, ho l'acqua alle ginocchia, sono a pezzi. Mi chiudo per mezz'ora nel bagno e quando esco sono un'altra persona e canto:
                             Sfinita e stancamorta
                             Dopo una doccia
                             Sono di nuovo forte
                             Come una roccia
                             Stanca e affaticata
                             Dopo questa rinfrescata
                             Mi sento come rinata

Ho deciso: con questa canzone vado a Sanremo. Grazie acqua per avermi ispirata. Vedrai che vinco!

mercoledì 18 marzo 2015

Estate 2014 - Terza parte

Il 29 luglio la vacanza toscana è finita e in mattinata si sono avviati per stare due giorni a Barbarano da David e Laura e il cane Seila. Tutti insieme si sono goduti i paesaggi stupendi. Le foto scattate quei giorni sono bellissime.

Sul Canyon del Torrente Biedano

A Barbarano Romano


Il 30 agosto Sigrid, Kevin e le bimbe sono finalmente tornati a Roma, abbronzati, belli. Le bambine hanno giocato tutto il giorno senza sosta e mi hanno accompagnato dalla gattina Moreen in casa della vicina di casa che stava passando 20 giorni di vacanza in Calabria. Abbiamo annaffiato le piante sul terrazzo e Flaminia ha lavato il pavimento. Un giorno, come al solito, le  bambine hanno costruito in cucina una capanna con lenzuola e coperte. E' entrata un attimo l'altra mia vicina e vedendo come la casa era trasformata ha esclamato: "Ed io che pensavo che i miei nipotini fossero terribili ma queste due li superano."


Una capanna in cucina.


Un pomeriggio che ero sola con Flaminia siamo andate ai giochi a Piazza Vittorio, faceva un gran caldo e perciò tornando a casa siamo entrate da Oviesse per rinfrescarci un attimo. Flaminia si è innamorata di un paio di scarpette luccicanti: "nonna ti prego me le compri." E con queste scarpette ai piedi ha giocato da Elena, una bambina del nostro palazzo, si sono messe tutte e due un tutù e hanno ballato su musica operistica. Sono entrata un attimo per dare un'occhiata ed erano carinissime.
Lunedì 4 agosto Kevin è tornato in Olanda, aveva appuntamenti di lavoro. Il giorno dopo Sigrid e le bambine sono andate come l'anno scorso nella piscina a Colle Oppio, in mezzo al verde, a dieci minuti da casa. Per pranzo sono tornate a casa ed avevamo ospiti: Silvia, l'amica con la quale Sigrid ha studiato ed i suoi due bei bambini, Marta e Nicola, abbronzatissimi. I quattro bambini si vedono una volta all'anno. Questa volta all'inizio regnava fra loro la timidezza e solo quando era quasi l'ora di salutarsi hanno cominciato a chiacchierare. Silvia colleziona segnalibri e gliene ho regalato qualcuno fatto da me, ed altri li avevo portati per lei dalla biblioteca di Harlem. Silvia doveva tornare al lavoro e Sigrid con le sue figlie sono tornate in piscina: avevano un biglietto d'entrata per tutto il giorno. E quasi tutti i giorni seguenti ci sono andate rinfrescandosi nell'acqua e godendosi l'ombra sotto gli alberi sedute sulle sdraio. C'erano due altre bambine con cui giocare. Un giorno Flaminia ha preferito rimanere a casa a vedere un film sul computer, s'intratteneva con David e Laura e giocava animatamente per tutta la casa. Io nel frattanto facevo le spese e cucinavo. Quando dopo pranzo mi sono sdraiata un pò sul divano, Flaminia a intervalli si stendeva vicino a me abbracciandomi, la sua faccia contro la mia. Spesso mi dice: Come è bella morbida la tua pelle e anche i tuoi capelli sono così morbidi." Ed io: "Anche nonno diceva quando eravamo giovani che ero tutta di seta." Verso sera è venuta Rita, un'amica di Sigrid di vecchia data, ha ammirato le bambine e la casa, e anche il terrazzo condominiale con la bella vista le è piaciuto molto. Poi lei e Sigrid sono andate a mangiare una pizza. Dopo aver cenato le bimbe si sono preparate per andare a letto ma prima hanno visto sul grande letto, insieme a David e Laura un film con Johnny Dorelli, che risate. Tutte e due erano vivacissime ma una volta a letto dormivano in poco tempo.
L'undici agosto è arrivato il giorno della partenza. Flaminia mi ha abbracciato forte, piangeva e diceva: "Non ti voglio lasciare." L'ho consolato dicendo che forse ci saremmo viste a Natale e mancava poco. David ed io abbiamo accompagnato Sigrid, Livia e Flaminia fino al pullman che le portava a Fiumicino. David è salito pure lui sul bus come stabilito per assisterle all'aeroporto. Io sono tornata a casa con le lacrime agli occhi.
Di sera ho continuato da sola a badare alle piante della mia vicina e a Moreen la gattina. Dopo aver finito con le incombenze mi son seduta fuori sul divanetto, Moreen è saltata sul divano accanto a me e, in grande confidenza, e matta di coccole, mi ha leccato le mani e le braccia. Per farle compagnia più a lungo mi ero portata dietro un libro. I pensieri slittavano però verso le nipotine, i nostri due splendori.



 
   

Estate 2014 seconda parte




Leggo nel  mio diario che il 26 luglio la signora cinese, Susy, che mi fa dei massaggi, mi ha invitata ad una festa cinese buddhista in un tempio del quartiere prenestino (dopo 16 massaggi il gonfiore e il dolore a piede e gamba sinistri erano completamente scomparsi (una buca nel marciapiede aveva procurato questo male). Sono stata accolta, unica non cinese, con grande gentilezza. Entrando tutti si mettevano delle ciabatte e si lavavano le mani: due bei tavoli pieni di  ciotole e scodelle contenenti pietanze appetitose aspettavano i partecipanti. Susy mi ha presentato alla caposacerdotessa e ad altre amiche. Quanti sorrisi e parole gentili. Quando incontri cinesi per strada sembrano distanti, freddi, ma forse è uno scudo, insicurezza, perchè qui li ho visti da un'altra prospettiva. Susy, molto attenta e premurosa, mi ha riempito un piatto con tante cose diverse, tutto vegetariano e molto buono. Una ragazza mi ha detto in inglese che vive in Olanda, prima a Rotterdam e adesso a Hilversum. Come guida mi è stata assegnata una ragazza che è cresciuta in Australia e mi è stata a fianco tutta la serata come interprete. Prima venivano proiettati filmini in cinese e poi c'era la funzione buddhista taoista celebrata dalla sacerdotessa e dalle sue discepole, inizialmente partecipavano solo le donne, poi solo gli uomini. Tutto molto solenne e disciplinato. La mia guida traduceva e mi spiegava i significati dei gesti.  La dottrina religiosa taoista è caratterizzata da valori quale l'amore, il rispetto e l'armonia verso il prossimo ma anche verso la natura, la quale è considerata sacra, in quanto il Taoismo è una religione che trova la sacralità nell'universo, cioè in ogni cosa che esiste.
Finito il servizio  ho parlato con tante persone; l'amabile sacerdotessa ha riempito per me un sacchetto con bellissime mele che ha preso dalla splendida composizione di frutta posta ai piedi della statua centrale del Buddha. Il giovane cinese col quale ero venuta in macchina mi ha riportato fin sotto casa.
E così passavano i miei giorni.
Sigid mi telefonava spesso, si trovavano come gli altri anni molto bene in questo agriturismo in Toscana, per Livia e Flaminia c'erano due bambine con cui giocare e tuffarsi in piscina. Facevano gite nei dintorni, la natura toscana è bellissima. Erano felici.