giovedì 10 marzo 2016

Gli Olandesini a Roma

La sera di sabato 27 febbraio sono venuti dall'Olanda Sigrid, Kevin, Livia e Flaminia e dopo una settimana, sabato 5 marzo sono ripartiti. E' stata come sempre una gioia averli qui. Ci sono stati giorni di sole e anche di pioggia. Un paio di volte siamo stati con le bambine sul terrazzo condominiale dove Livia ha saltato la corda e Flaminia si è impegnata a spazzare via le foglie portate dal vento.


 Per loro è stata una sorpresa trovare tante Barbies e bamboline che la mia amica Junko aveva lasciato per loro prima di trasferirsi definitivamente in Svezia dalla figlia. Ci hanno giocato per ore. Come al solito hanno disegnato, da sole oppure sotto la guida di David. Flaminia ha pitturato un colosseo molto bello.




 L'albero Livia l'ha iniziato ma non finito, ci metterà di nuovo mano quando torna la prossima estate. In compenso ha messo davanti a sè una sua foto e ne ha fatto un autoritratto. Io mi meraviglio della loro abilità, Livia ha quasi 11 anni e Flaminia ne ha 7 e mezzo. Livia ha fatto anche 5 bei segnalibri che io poi per lei ho fatto plastificare. Un altro giorno Flaminia ha disegnato una farfalla e una lumaca che porta la sua casetta.

Livia, autoritratto.
Livia, Giugno 2015






Disegno di Flaminia..

David, seduto accanto alle nipoti tutte intente a disegnare ha finito due disegni che aveva iniziato la mattina a scuola. Disegni bellissimi.
Sigrid aveva portato dall'Olanda un vasetto di burro d'arachidi (peanut butter) preso all'erboristeria, perciò con ingredienti ad hoc. Di marche di creme di noccioline sia in Olanda che in America nei negozi ce ne sono a bizzeffe, scaffali pieni. A Roma non c'è molta scelta e compro sempre la stessa marca, che non mi dispiace. Flaminia a colazione ha spalmato sul pane la mia crema dicendo: "Non bisogna mangiare sempre la stessa cosa, bisogna variare." In Olanda non c'è casa che non abbia sul tavolo della prima colazione, e anche del pranzo, un vasetto di pindakaas, anch'io ci sono cresciuta e di rimando i miei figli. A Roma la trovavo da Castroni, mentre adesso con tutti quei extra comunitari ogni supermercato ne è provvisto.
Flaminia ha giocato due volte da una bambina nel palazzo, Elena, che ha la sua età. La prima volta è rimasta anche a cena. La seconda volta abbiamo invitato Elena a cena da noi, ma non ha voluto venire, è troppo timida. Livia e Flaminia sono perfette bilingue.
Il primo marzo gli olandesini hanno preso il treno per Firenze dove da turisti hanno visto tante cose. Livia ha mandato una cartolina alla sua maestra: "Sono stata un giorno a Firenze con mamma, papà e Flaminia. Ci ho mangiato un buon gelato." M'immagino che lo ha mangiato guardando il David di Michelangelo. 
Quel giorno, approfittando di un pomeriggio tranquillo ho finito 4 miei collages aggiungendoci zone di pittura acrilica. Dopo due ore intense di lavoro tutta china sul tavolo avevo la schiena curva per almeno un paio di ore.


Collage-tecnica mista con un disegno delle bambine

Una sera ha cenato da noi la mia amica Flavia, vicina di pianerottolo, che ha preparato appositamente una teglia di melanzane alla parmigiana sapendo che Sigrid ne è ghiotta. Ci siamo leccati i baffi. Per dessert c'erano bignè di San Giuseppe presi dal panettiere di Via Emanuele Filiberto, i migliori di Roma.
Il 3 marzo Kevin e Sigrid hanno cenato in un ristorante vegan vicino a Piazza Cavour che si chiama Orto. Le bambine stanno più che volentieri a casa con me e David. Si divertono molto con David e David con loro.


Al computer
 Mentre a volte lui per via di alcuni allievi della sua scuola è abbattuto. Sembrano degli zombies, totalmente dipendenti dallo smartphone non ascoltano quello che dice, hanno le orecchie e il cervello chiusi. Sono interessati soltanto a fare chiasso e il loro linguaggio è perennemente condito di parolacce perchè sono gli unici vocaboli che conoscono. Non leggono mai un libro. David si sente frustrato, non riesce a coinvolgerli in nessun modo. Perchè non vogliono essere coinvolti.
Il 4 marzo Sigrid, Kevin e le bimbe hanno passeggiato intorno a Piazza Navona per poi pranzare alla pizzeria/trattoria Monte Carlo. Anche se era venerdì c'erano gli gnocchi.
La settimana è passata in un soffio. Sabato 5 marzo i nostri ospiti sono tornati ad Haarlem. Le bambine affettuossisime mi hanno abbracciato più volte. David li ha accompagnati alla stazione Termini. 






martedì 8 marzo 2016

Vita musicale di David

Ho letto una pagina che David ha scritto sulla sua vita musicale. Mi è piaciuta tanto che gli ho chiesto di  poter avere questo paragrafo sul mio blog. David ha acconsentito e perciò eccolo qua:

"Nei primi anni settanta ero un ragazzetto e spesso vagabondavo per Roma. Non smettevo mai di fare nuove scoperte, ero affascinato da tutto: luoghi, colori, odori, gente, suoni. Frequentavo il primo anno di liceo artistico in via di Ripetta e il pomeriggio me ne andavo per i vicoli e poi a Piazza Navona, Campo dè Fiori, Piazza Farnese, Trastevere. A volte vedevo passare un gigante coi capelli lunghi e neri, i  basettoni e i baffi ispidi e poi un ukulele a tracolla. Incuriosito lo seguivo con lo sguardo; mai e poi mai avrei immaginato che alcuni anni più tardi lui ed io ci saremmo ritrovati a suonare insieme in una band.
        

domenica 6 marzo 2016

David e la musica

Già da molto piccolo David era appassionato di musica. Io gli fornivo i dischi che ascoltavamo insieme, ma quando ero occupata con le faccende e per ore ed ore ascoltava assorto le canzoni dei cowboys e le ballate per banjo e chitarra contenute nei dischi che gli avevo regalato. Conosceva a memoria ogni brano, nota per nota. Quando aveva pochi mesi tenendolo in braccio cantavo per lui che mi guardava fisso negli occhi e cantava con me. Una volta che la sua madrina ha assistito a questo duetto non ci poteva credere e non voleva che smettessimo.


David a tre anni e mezzo (1964)
A 13 o 14 anni ha avuto la sua prima chitarra, è andato a comprarla insieme al papà e ad un suo amico, un maestro della RAI, che ne ha provate diverse e ha consigliato quale prendere. Un nostro giovane conoscente, Pasqualino, ha cominciato a dargli lezione a casa ma in breve tempo ha detto che non gli poteva insegnare più niente e ci consigliava di fargli frequentare il conservatorio, ma David era contrario: Jimi Hendrix era un autodidatta.
A circa 13 anni è andato a vedere un vecchio documentario su Jimi Hendrix. E' uscito dal cinema frastornato dalle emozioni, camminava come uno zombie e il suo unico pensiero era: "Il mio regno per uno stratocaster" (la chitarra di Hendrix).
A 15 anni,  il giorno di Natale, ha suonato nella capella della RAI. Lui alla chitarra e Jan e Sigrid al flauto dolce. Hanno eseguito una composizione di David. Giorni prima Carlo Loffredo, famoso jazzista e amico di famiglia, è venuto un paio di volte a casa per prepararli al concertino. La cappella era strapiena. La performance è talmente piaciuta che è stato chiesto un bis.
Non  passava  giorno che David non suonasse la chitarra e componesse melodie.
Negli anni David ha suonato con diversi gruppi, di questo ho già scritto in un precedente post. Le bands più importanti sono state: Wild Way, dal 1982 fino al 1990 e Argonauts, dal 1985 al 1990. Con entrambi i gruppi si è esibito al Piper, storico locale di Roma. I brani degli Argonauts (scritti da David) venivano spesso mandati in onda da Radio Rock che in quel periodo li coccolava. Ora, da circa due mesi suona in una nuova band che si chiama Last Before Dinner. Hanno già tenuto vari concerti davanti ad un numeroso e scatenato pubblico. Al basso elettrico c'è Costanza, vecchia amica di David; lei l'ha invitato a far parte dei "Last". Le prove le fanno in una casa di Trastevere e ogni volta è un happening che si trasforma sempre in party pomeridiano: vino, birra, manicaretti, viavai continuo di amici e conoscenti, chiasso e risate.


Wild Way

Last Before Dinner

giovedì 25 febbraio 2016

addio amate cassette musicali



Non me la sono sentita di arrampicarmi su una sedia e spolverare lo scaffale in alto sopra il tavolo nella mia stanza e così ho chiesto a David di farlo. Ha tirato giù tutte le cose che ci sono esposte, le ha pulite ben bene rimettendole poi di nuovo sullo scaffale spolverato a dovere. Ha tenuto però giù sul tavolo una grande quantità di musicassette conservate chiedendomi cosa farne. Ho deciso di disfarmene perchè non vengono più ascoltate. Averle là in alto, lontano dagli occhi è una cosa, averle di nuovo sotto gli occhi però fanno tornare in mente i momenti indimenticabili dedicati al loro ascolto.
Nel 1963 sono state inventate dalla Philips e quanto piacere hanno offerto a grandi e piccoli fino all'arrivo dei CD's negli anni '80. Ma per tanti anni abbiamo continuato a sentirle. Portavamo con noi le cassette di Vivaldi a Venezia dove anni fa avevamo un pied-à- terre ed era una musica adatta a quell'ambiente con il perenne suono delle onde del canale che si infrangevano sui muri esterni della casa. Vivaldi era di Venezia e sicuramente mentre era concentrato a comporre, i caratteristici suoni della città lo accompagnavano in sottofondo. Pino adorava Vivaldi, Marcello ma anche i canti gregoriani e Louis Armstrong.
Dopo una giornata di lavoro e di studi spesso Sigrid ed io ci sedevamo di sera nella stanza di Jan che si era trasferito negli Stati Uniti e ci rilassavamo a fare la maglia ed ascoltare le musicasette. Mettevamo su musica leggera italiana, americana, portoghese (Amalia Rodrigues, Dulce Pontes) intercalata da musica classica: Grieg, Mozart, Rachmaninov, Beethoven, Haydn, Schubert, Liszt, Dvorak, Mussorgsky, Borodin, Tchaikovsky, Pachelbel ecc.ecc. E come ci piaceva Sergio Endrigo. Ancora ci ricordiamo quelle serate deliziose.
Ed io ero appassionata di Enya; una cassetta sua la portavo al corso di yoga e la sentivamo durante la lezione, era una scoperta per la maestra Puran. Kate Bush l'ho ascoltata per la prima volta in macchina quando eravamo ospiti da amici a Cerchiara di Calabria; la trovo grande! 
Il 24 dicembre prima di cena io correvo nella stanza di Jan dove c'era lo stereo per mettere su la solita cassetta con musica natalizia che cominciava con il suono delle campane. Per me non era Natale se non c'era quella musica.
Spesso da sola ascoltavo i Lieder di Mahler. Assorta, seduta al tavolo, con la testa sulle braccia: mi davano un'emozione grandissima. 
Quando Jan si è trasferito a Los Angeles col suo gruppo Astaroth suonava nei locali con un repertorio di Heavy Metal, lui alla batteria. Quando non avevano impegni musicali rimaneva volentieri a casa  da solo a dipingere e ad ascoltare musica classica come faceva a Roma con noi. Gli altri del gruppo uscivano a fare vita notturna e brontolavano dato che Jan non veniva con loro, insistevano, ma a Jan quelle serate belle e tranquille piacevano troppo.
Negli anni '70 l'amica Puck mi ha regalato delle cassette con musica olandese: la rapsodia di Piet Hein di Peter van Anrooy, il cantante Piet Veerman, e quando ho sentito cantare Robert Long ho pensato di come è bella la lingua olandese. Ogni lingua è  bella quando viene parlata da una bella voce e con una buona pronuncia e Robert Long soddisfaceva queste esigenze.
A scuola, circa nel 1947, avrò avuto 16/17 anni, durante la lezione di tedesco, sfogliando nel libro di testo, mi è caduto l'occhio sulla poesia Annchen von Tharau (ci vorrebbe un Umlaut sulla A di Annchen, ma non c'è sul computer). Questa poesia è stata creata dal poeta Simon Dach (1605-1659) insieme ad alcuni amici. Leggendola mi ha affascinato tantissimo. Solo molto tempo dopo ho scoperto che la poesia è stata musicata nel 1627 dal compositore Heinrich Albert e nel 1827 è stata rinnovata dal compositore Friedrich Silcher. In quest'ultima forma molti cori l'hanno inserita nel proprio repertorio ed io ce l'ho su una cassetta, cantata da Fritz Wunderlich. E' un Lied bellissimo, mi commuove ogni volta che lo sento.
Quando i figli erano piccoli una delle canzoni che cantavo per loro, seduta su uno dei letti, era Muss i denn; tempo dopo per caso l'ho sentita cantare da Elvis Presley col titolo Wooden Heart. Il mondo è pieno di canzoni bellissime, ogni paese ne ha tante. Io le vorrei ascoltare nei secoli dei secoli. In questo momento viene verso di me, dalla stanza di David, la voce di Tom Waits che canta Saving all my love for you, le sue sono canzoni formidabili. Non è una cassetta che sta trasmettendo ma You Tube.







lunedì 22 febbraio 2016

Allegra + Simona + Shirley = foto

Finito l'evento del tè culturale di domenica 24 gennaio ho salutato la padrona di casa Allegra assieme a Flavia e Simona, complimentandoci dell'interessante intrattimento e del tè e dolci squisiti. Allegra poi ha raccontato alle mie amiche da quanti anni ci conosciamo e di quando lei e sua madre sono venute al matrimonio di Pino e me. Aveva sette anni. Alla festicciuola nell'appartamento di Via Ruggero Bonghi Pino l'aveva invitata a ballare ed era così emozionata, si era sentita una principessa, non si è mai scordata di quella festa. Nel 1968 è stata ospite da noi per un paio di settimane quando lei e il suo papà John, dopo una permanenza in Inghilterra, sono tornati a Roma per cercare casa. Una volta trovato un appartamento sono venuti anche la mamma Mave ed i fratelli Renato e Simon. Allegra aveva allora 16/17 anni. Sigrid era neonata. Allegra si ricorda che un paio di volte è andata con David al cinema e che David era un bambino in gamba che capiva tutto.
Ho aperto gli albums fotografici. L'unica foto che ritrae Allegra e la mamma, il 22 marzo 1959, è al ritorno dalla chiesa in Via Ruggero Bonghi. Non faceva mica caldo ed io ero vestita molto leggera con il vestito da sposa di piqué e un soprabitino. Ma non ero freddolosa come adesso. E' stata una giornata memorabile, bellissima.


Ad un pranzo da me, poco fa, Simona ha raccontato a Flavia di come ha conosciuto Jan quando lei stava ancora con il suo ex marito. Gianni le parlava sempre del suo miglior amico descrivendolo nei particolari. E lei ha detto: "ma mi sembra di conoscerlo, assomiglia ad un ragazzo che incontro sull'autobus ogni mattina che vado al lavoro, un ragazzo alto, con i capelli lunghi, bellissimo. Sta là nel retro del bus con le braccia conserte."  Un giorno che Gianni le ha presentato Jan era proprio il ragazzo del bus. Jan e Gianni hanno frequentato insieme il Liceo Artistico. La loro amicizia continua tuttora.


Jan, marzo1984

Il 28 gennaio mi ha telefonato l'amica Marcella che abita nel mio palazzo. Diceva che il giorno prima era andata all'Istituto Culturale Francese a Largo Giuseppe Toniolo dove segue una volta alla settimana un corso di francese avanzato (è stata insegnante di francese al liceo). In questo istituto qualche volta ho visto un film francese insieme a lei.  Insomma mi ha raccontato che finita la lezione si è incamminata verso la fermata del bus insieme ad una signora del corso. Alla fermata hanno commentato la lezione e si sono informate a vicenda sul numero del bus che aspettavano e dove abitavano. Quando Shirley ha sentito che Marcella è domiciliata in Piazza Dante ha esclamato: "Oh, Piazza Dante! Là abita una mia carissima amica, Aukje!" Marcella ha replicato: "E' anche amica mia!" Shirley ha continuato: "Aukje da giovane era bellissima, anche adesso lo è però. Pino era eccezionale e i loro figli tutti e tre bellissimi. Poco fa ho incontrato Jan e Jennifer ad una festa a New Jersey." Shirley avrà raccontato sicuramente tante altre cose, è una brillante oratrice. Il giorno dopo Shirley mi ha telefonato e mi ha mandato anche una mail che diceva: "What a small world. I was amazed to find my colleague from the French lessons lived in Piazza Dante, and in your very building. I just sent some photos  of you and Pino courting. Photos that I transferred from old slides. What wonderful memories." C'erano anche accluse foto dei cari amici Mike, Nina, Bert e di Shirley, del tempo di Via Ruggero Bonghi. Ero emozionata .
Parole di Gunter Grass: Che cos'altro al mondo, quale romanzo sarebbe mai l'epico respiro di un album di fotografie?

Passeggiata a Colle Oppio

   
Foto in terrazza a via Ruggero Bonghi nel 1958 (Shirley, Nina, Mike, Bert).


Shirley

Mike


giovedì 18 febbraio 2016

Pomeriggio di tè culturale da Allegra






Una volta al mese Allegra organizza a casa sua un tè culturale. Questa volta era il 24 gennaio. Come la volta precedente è venuta con me la mia amica Flavia. Ho chiesto anche all'amica Simona di venire perchè dato che lei insegna inglese in una scuola elementare pensavo che questo ambiente inglese-italiano le potesse piacere.  
La casa di Allegra si trova nel Ghetto ed è molto bella. E' arredata con mobili e quadri antichi e con qualche tocco di modernismo. I dipinti d'arte contemporanea sono di John, il papà di Allegra; John però non c'è più. Era bello salutare Mave, mamma di Allegra, e Renato, fratello di Allegra. C'erano una trentina di ospiti. Sui tavolini nelle stanze c'erano già le belle teiere pronte con diversi tipi di tè.  Tante torte e dolcetti fatti in casa. Simona, informata in anticipo da me sull'abbondanza di cibarie che avrebbe trovato, a pranzo si era tenuta leggera con solo un brodino. L'ambiente era caldo e rilassante, la gente presente sorridente. Finita l'ora del tè, nel grande soggiorno la designer tessile Livia Crispolti ha proiettato e commentato diapositive sul tema "La moda nel'800 tra tradizioni e rivoluzioni". Nel dépliant presente ho letto nel curriculum che Livia Cispolti è fra l'altro docente di Cultura Tessile e Storia della Moda presso l'Accademia di Belle Arti di Brera a Milano. Le immagini dell'abbigliamento  mostrate oscillavano tra 800 e 2000. Due secoli fa dal modo di vestire si capiva subito a che classe sociale apparteneva la gente. Vedo su internet che la chiesa, nella moda, è sempre intervenuta, pronta a fustigare i costumi eccentrici (e scollati) che possono risvegliare gli animi e stuzzicare i sensi. Naturalmente coloro le quali venivano messse in guardia erano da subito le donne.
Adesso, meno male, la differenza di vestiario non esiste o è minima. La moda ha uniformato tutto il pianeta. E' un peccato però che il vestiario caratteristico di  molti paesi stia scomparendo. Attravverso l'abbigliamneto c'è comunque una comunicazione, un linguaggio senza parole, il modo di vestirsi dice chi siamo, è un indice della nostra personalità. Oscar Wilde dicva: "Solo le persone superficiali non giudicano gli altri dall'aspetto esteriore. Il visibile, non l'invisibile costuisce il vero enigma del  mondo." Un proverbio napoletano dice: "A secondo di come sei vestito così sei giudicato". Ma attualmente c'è molta più libertà nel conciarsi in confronto a neanche tanto tempo fa. Quando negli anni '50 facevo l'indossatrice e la moda esigeva che la gonna arrivasse tanti centimetri sotto il ginocchio tutte le donne ubbidivano portando le proprie gonne alla lunghezza richiesta. E le scarpe da ginnastica, ormai anche qui in Italia chiamate sneakers, chi se le metteva? C'erano poi solo le Superga bianche e blu; visitando i miei in Canada le portavo con me in altri colori e fantasie. Adesso in tutto il mondo le sneakers vengono indossate da tutti, a qualsiasi età ed in qualsiasi momento della giornata. Forse è vero che l'abbigliamento più corretto per affascinare è composto da abiti che fanno sentire a proprio agio, perchè l'aspetto e il compartamento di colui che si sente bene nella propria pelle e con quello che la copre irradia sicurezza e simpatia.






lunedì 15 febbraio 2016

Haarlem, 6 gennaio 2016. Partenza

Abbiamo avuto fortuna ad Haarlem col tempo. C'è stato qualche giorno di pioggia, poco sole ma niente freddo polare. Mentre ieri, 5 gennaio, nel giornale e nel notiziario televisivo si vedevano immagini delle tre province nordiche Friesland, Groningen e Drenthe invase da un repentino e forte abbassamento di temperatura. Dopo una pioggia gelata le strade cittadine erano coperte da uno strato di ghiaccio sul quale la gente pattinava.
Le bambine sono andate a scuola ed io, in casa a Popelingstraat, alle 8.00 ho sentito le loro squillanti e carinissime voci mentre si avviavano con Kevin verso la macchina.
Era purtroppo il nostro ultimo giorno a Haarlem, il giorno dopo David doveva presentarsi al Liceo Artistico di Roma nel quale lavora.  Ha detto che sarebbe rimasto volentieri almeno un'altra settimana in Olanda. In questi giorni si è trovato su un lembo di benessere e rilassatezza, e anche senza grandi impegni non si è annoiato mai un attimo. Gli piace molto stare con le nipotine, gli piace la città e la gente e anche la lingua che però non sa parlare. Alle bambine dice che la sa parlare benissimo e che devono imparare da lui e poi esterna parole storpiate mentre la sua faccia fa buffe smorfie per l'impegno impiegato nel pronunciarle. Le bambine lo correggono ridendo forte. Ma David replica che loro sbagliano, che la sua parlata è quella giusta. Di questo gioco non si stancano mai. Sigrid che si è laureata in olandese come prima lingua lo parla correntemente e ha una tale ricchezza di parole che mi meraviglia.

La nuova casa in questa stradetta tranquilla situata in questo vecchio quartiere fascinoso e  avvolgente è un acquisto eccellente, di meglio Jan non avrebbe potuto fare. In mattinata Sigrid mi ha preparato la valigia, è una delle sue specialità e quando era ora Sigrid e David si sono recati a prelevare le bambine a scuola.
Kevin è venuto già alle 14.30 dal lavoro e tutti e quattro ci hanno accompagnato a Schiphol. Flaminia in macchina diceva che dovevamo rimanere con loro in Olanda e che David poteva far l'insegnante in una scuola di Haarlem. All'aeroporto Kevin ci ha dato una mano col check-in della valigia ed era arrivato il momento di salutarci. Ci siamo abbracciati ma Flaminia non la smetteva di correre verso David e me abbracciandoci, con gli occhi rossi. Livia ha cominciato ad imitarla finchè Kevin in modo scherzoso ha abbracciato tutti quanti e ci siamo messi a ridere. Dopo tutto alla fine di febbraio ci rivedremo a Roma.